Lazio

resta l’ergastolo per Molisso e il killer Calderon

Non ci sono sconti di pena, né dubbi sulla dinamica. La giustizia capitolina ha ribadito ieri, 29 marzo 2026, il verdetto per l’omicidio di Selavdi Shehaj.

Restano al carcere duro Giuseppe Molisso, la mente logistica vicina al clan Senese, e Raul Esteban Calderon, il “sicario dagli occhi di ghiaccio” già condannato per l’esecuzione del leader ultrà Diabolik.

L’esecuzione davanti ai bagnanti

Era il calar del sole quando “Passerotto” venne giustiziato sulla battigia. Un delitto “alla luce del sole”, letteralmente, consumato mentre la vittima era intenta a pulire un tratto di arenile.

Calderon, descritto nelle motivazioni come un professionista della morte, colpì con precisione chirurgica per poi dileguarsi tra la folla attonita dei bagnanti.

Un’azione coordinata da Molisso che, secondo l’accusa, risolveva i problemi pratici e logistici senza mai sporcarsi le mani, agendo su mandato di Altin Sinomati, il “re dello spaccio” attualmente latitante a Dubai.

Il rebus del metodo mafioso

Nonostante la caratura criminale dei protagonisti, la Corte ha confermato un punto che farà discutere: non fu mafia.

Sebbene il delitto sia maturato nel violento sottobosco del narcotraffico romano (hashish e marijuana), i giudici hanno escluso l’aggravante del metodo mafioso.

Manca, secondo la sentenza, quella prova di assoggettamento e omertà strutturata tipica delle cosche, riconducendo il tutto a una spietata, ma “ordinaria”, regolazione di conti tra bande rivali.

L’ombra delle chat criptate e il giallo del cellulare

A incastrare i due sono state le chat Sky-Ecc. I messaggi decriptati dagli inquirenti hanno permesso di leggere in diretta la pianificazione del delitto, monitorando ogni passo della preparazione.

Un castello accusatorio che la difesa di Calderon, guidata dall’avvocato Eleonora Nicla Moiraghi, punta a demolire in Cassazione contestando l’utilizzabilità di quei dati acquisiti all’estero.

Resta poi un mistero irrisolto: la sparizione del cellulare di Shehaj pochi istanti dopo gli spari. Un dettaglio che per i magistrati conferma l’esistenza di una rete pronta a “bonificare” le prove sulle rotte internazionali della droga prima dell’arrivo della Scientifica.

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