Biennale di Venezia, UE contro esposizione del Padiglione Russia: “Sospendere i fondi”
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Un nuovo fronte si apre nella controversia sulla presenza russa alla Biennale d’Arte di Venezia 2024. Dopo la lettera dei 22 ministri europei, una nuova iniziativa guidata dall’europarlamentare lettone Martins Stakis chiede alla Commissione UE di intervenire con sanzioni e taglio dei fondi alla Biennale se il Padiglione Russia non verrà escluso dalla manifestazione.
La missiva, indirizzata alla presidente von der Leyen e ad altri vertici europei, ha raccolto finora 37 firme di europarlamentari, ma nessuna adesione italiana. Il documento richiede tre azioni concrete: la sospensione immediata dei finanziamenti UE alla Biennale (circa 2 milioni di euro in tre anni), una verifica formale sul rispetto delle sanzioni, e l’imposizione di misure restrittive contro chiunque sia coinvolto nell’organizzazione del padiglione russo con legami al Cremlino.
“È inaccettabile offrire alla Russia una piattaforma di visibilità e prestigio mentre continua a bombardare città ucraine e distruggere il patrimonio culturale del paese”, si legge nel testo. I firmatari sottolineano come la presenza russa in una delle più prestigiose manifestazioni culturali europee rappresenti una contraddizione rispetto alle sanzioni in vigore.
La vicenda evidenzia una spaccatura anche nel panorama politico italiano. Mentre il ministro della Cultura Sangiuliano si è espresso contro la presenza russa, il sindaco di Venezia Brugnaro e il presidente del Veneto Zaia hanno sostenuto la posizione del presidente della Biennale Buttafuoco, che difende la partecipazione russa citando lo statuto dell’ente.
La controversia si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo della cultura nelle relazioni internazionali. La Commissione europea aveva già ammonito la Biennale il 10 marzo, ventilando il possibile taglio dei fondi e ribadendo che “la cultura in Europa deve promuovere valori democratici” senza prestarsi a scopi propagandistici.
Significativa la posizione del Movimento 5 Stelle, espressa dall’europarlamentare Carolina Morace, che si oppone all’iniziativa definendo i fondi europei uno “strumento di pressione” e sostenendo che arte, sport e cultura debbano rimanere al di fuori delle dispute politiche.
La vicenda resta aperta, con la Biennale che mantiene la sua posizione mentre cresce la pressione internazionale. La prossima mossa spetta ora alla Commissione europea, che dovrà decidere se procedere con le minacciate sanzioni, in un delicato equilibrio tra diplomazia culturale e posizione politica dell’Unione sul conflitto russo-ucraino.
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