Scontro sulle torri tlc, Tim disdice il contratto con Inwit
MILANO – Fronte rovente per le torri delle telecomunicazioni. In giornata si è riunito il consiglio di amministrazione di Tim che, oltre ad avere sul tavolo il dossier dell’Opas lanciata dalle Poste, ha deciso di disdire il contratto con Inwit: non ci sarà rinnovo dell’accordo con la prevista prosecuzione al 2038.
Una nota dell’ex monopolista tlc ha fatto sapere che il cda ha deliberato l’invio a Infrastrutture Wireless Italiane (Inwit) della disdetta del Master Service Agreement (Msa, cioè i contratti quadro aziendali) in essere tra le parti, con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022.
Una decisione che matura in scia a quanto già fatto da Fastweb+Vodafone.
Il comunicato di Tim fa riferimento proprio a quella disdetta per aggiungere “che, nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028”. Il management di Tim precisa che la decisione “si inserisce nel percorso di ottimizzazione della struttura dei costi infrastrutturali avviato dalla Società, coerente con le iniziative recentemente annunciate al mercato, e rientra tra le opzionalità operative e industriali ordinarie di Tim nell’ambito della gestione del proprio perimetro infrastrutturale e delle proprie relazioni commerciali”. La Bloomberg ha quantificato il valore dell’accordo attuale in circa 2 miliardi di euro per il 2026-2030.
Dice ancora il cda Tim che saranno avviate “le trattative per concordare con Inwit un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto” mentre resta la disponibilità “a valutare con Inwit una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese”.
Alla vigilia dell’appuntamento, è emerso dall’agenzia finanziaria Usa che il fondo di private equity Ardian, azionista di Inwit con il 32% del capitale circa attraverso il veicolo Daphne 3, ha avvisato Tim che un recesso anticipato dalla società violerebbe i termini alla base dell’investimento in Inwit esponendo Tim a “responsabilità estremamente gravi”. Daphne aveva acquistato da Tim le azioni in Inwit in tre transazioni tra il 2020 e il 2024, pagando 2,9 miliardi di euro.
Proprio nelle ore del cda, inoltre, fonti Inwit facevano notare che una eventuale rottura non potesse passare dal board, ma necessitasse della decisione dei soci. “Fermo restando la mancanza dei presupposti giuridici di un’eventuale disdetta che possa essere ritenuta efficace, non si comprende come tale decisione possa essere assunta dal cda e non dall’assemblea della società tenuto conto che realizzare una nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni di lungo periodo, sia industriali che finanziari, con evidenti riflessi sull’Opas lanciata da Poste”, hanno spiegato le fonti. “Al riguardo”, proseguivano, “appare utile ricordare che la Consob ha in più occasioni chiarito che non sono ammessi, salvo autorizzazione assembleare, comportamenti volti a mutare, anche con effetto differito, le caratteristiche patrimoniali e aziendali della società oggetto di acquisto come, ad esempio, la modifica di politiche industriali o commerciali”.


Sul punto si era espresso anche il direttore generale di Inwit, Fabio Galli: ha rimarcato che “la nostra rete, composta da circa 26.000 siti – ha spiegato – è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere un piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2″.


Restando al cda di Tim, infine, sul fronte di Poste è atteso un aggiornamento in merito all’Opas con la possibile nomina degli advisor che dovranno affiancare Tim nella sua valutazione.
Source link




