Lazio

Modernità di Eduardo De Filippo

Straordinaria, la messa in scena, curata da Gabriele Russo, di “La grande magia”, un testo “minore” (si fa per dire) di Eduardo De Filippo, datato 1948, e accolto dalla critica del tempo con la benevola definizione di “strampalato”.

Ebbene, lo spettacolo visto ieri sera, 28 marzo 2026, al Quirino ci restituisce un Eduardo quasi profetico, un autore che riflette con acume e capacità di penetrazione, sulla condizione dell’uomo ” medio”, o per meglio dire normalmente borghese, nella moderna società tecno-capitalistica caratterizzata dalla superfetazione della comunicazione che produce miti e illusioni, e nella quale i confini tra realtà e finzione sono sottilissimi o inesistenti.

Calogero Di Spelta (interpretato da Natalino Balasso) è un uomo ligio ai doveri familiari, fedele alle convenzioni sociali, ma incapace di aprirsi ad autentiche relazioni con gli altri che non siano mediate dalle certezze offerte dalla tradizione e dai valori di una società che, più che la sostanza, cura le apparenze e le forme superficiali. Ed è proprio questo che lo espone ad essere manipolato e imbrogliato da chi ha fatto dell’illusione e dell’apparenza la propria professione, nella fattispecie il sedicente “professore” Otto Marvuglia, prestidigitatore ed esperto in “giochi” di autosuggestione onirica.

La pièce si sviluppa e si dipana attraverso le diverse e successive modalità del rapporto ambiguo e conflittuale tra questi due personaggi fortemente simbolici e rappresentativi di una moderna “dialettica servo-padrone”, nella quale l’iniziale involontario coinvolgimento di Calogero Di Spelta nel ” gioco” escogitato dall’illusionista Marvuglia (al fine di coprire il tradimento coniugale del quale è vittima Di Spelta), si tramuta in una sentimento ossessivo che lo porta a dipendere totalmente dal “mago”.

Ma, come in ogni dialettica che si rispetti, alla fine è lo stesso mago-padrone che, avendo spinto il gioco oltre ogni limite, ne rimane egli stesso vittima, e tuttavia senza che vi sia, da parte del servo Di Spelta, un vero ritorno alla realtà e alla sostanza delle cose e delle relazioni umane.

Una pièce che, sicuramente, ci pone davanti un lato poco conosciuto dell’arte di Eduardo e della sua complessa visione del mondo, ma che, in virtù di questa bella versione di Gabriele Russo, radicalmente “attuale”, permette di comprendere pienamente la sua grandezza drammaturgica.

Un sincero plauso, pertanto, al regista Russo e al coraggio da lui dimostrato per aver scelto questo trascurato testo eduardiano, ma anche alla troupe di attori e attrici che ne sono interpreti e, tra questi, gli ottimi Balasso e Di Mauro.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »