Cultura

Brigitte Calls Me Baby – Live @ Circolo Magnolia (Segrate, 28/03/2026)

Ci sono serate attese che, purtroppo, deludono, altre invece trovano un perfetto riscontro in tutto quello che ci eravamo prefissati, ma ce ne sono altre ancora che, addirittura, vanno oltre le più rosee aspettative: ecco, con il concerto dei Brigitte Calls Me Baby al Magnolia di Segrate abbiamo raggiunto questo “mitico” livello.

Che dopo due ottimi dischi questi ragazzi fossero attesi al varco del live, almeno per me, è quasi scontato da dire. La magia, la passione, la suggestione e il trasporto che i Brigitte riescono a mettere su dischi avrebbe trovato riscontro anche dal vivo? Beh, la risposta è diretta e immediata: sì. Inutile e fuori luogo trovare giri di parole: questa sera abbiamo assisituro a un concerto magnifico, con una band in stato di grazia e un leader, Wes Leavins, che ha brillato non solo per personalità e presenza scenica (un modo magistrale di tenere il palco e occupare lo spazio), ma che ha dimostrato di avere una voce sublime, capace di volare altissima. Quello che ci ha lasciato senza parole e con la pelle d’oca è stata non solo la sua capacità costante e, in apparenza senza sforzo alcuno, di salire di tono negli acuti, ma sopratutto una specie di intercambiabilità sonora e fisica che, di volta in volta, ce lo mostrava tanto come novello Elvis (gigione e con lo sguardo furbetto), quanto suggestivo, magistrale e dannatamente elegante e stiloso come se in lui convivessero tanto Morrissey quanto il miglior George Michael. Ve lo assicuro, Wes trasura charme, con quei ciuffi ribelli, la giacca squadrata e la camicia semi aperta: lo si guarda e se ne è subito conquistati, lo si sente cantare e basta, lo si adora letteralmente.

Intorno a lui una band perfetta e rodatissima e deliziosamente eterogenea nel look, con il bassista Devin Wessels e il suo cespuglione in testa che te lo immagineresti nei Mars Volta e il chitarrista Jack Fluegel che invece punta a un taglio più glam alla Mick Ronson. Per 15 pezzi questi signori (più l’altro chitarrista e il batterista, meno in vista sul piccolo palco del locale) hanno letteralmente dato spettacolo, creando un coinvolgimento totale e facendo scoccare una scintilla empatica che è cresciuta sempre di più con il passare delle canzoni, per arrivare a “Slumber Party” dove letteralmente il pubbico è impazzito, invasato a dire poco.

Il live ha messo in luce tutto il bagaglio musicale della band, capaci di muoversi con agilità tra echi di Smiths, Strokes, wave anni ’80, anche Killers mi verrebbe da dire a tratti così come classicismi rock anni ’50 tanto amati dal leader, ma sopratutto non ha intaccato quella componente romantica e malinconica che pervade la loro produzione. Pensavo infatti che dal vivo avrebbero mostrato molto di più i muscoli e invece no, quel lato evocativo e struggente rimane in modo evidente (“Too Easy” mi ha quasi fatto piangere, giuro), come fosse nel loro DNA e non possano fare a meno di mostrarlo.

Impossibile non citare la doppietta centrale “I Danced With Another Love in My Dream” e “Palm of Your Hand” in cui tutto va così bene che non ci si crede, ci si stropiccia gli occhi perché ci si sente nel paradiso della musica, con un Wes che sta letteralmente dando spettacolo. Ma il concerto fila non solo quando le chitarre viaggiano alla grande, ma anche quando ci si muove su un territorio più da synth-pop come “The Pit” o quando il taglio da crooner raffinato e fuori dal tempo ci avvolge per “Eddie My Love”.

I vocalizzi sublimi di “Impressively Average” mandano letteralmente in estasi noi presenti, completamente rapiti e in totale trasporto: la sintonia tra band e pubblico è veramente fortissima, la si può quasi toccare con mano. 15 brani (equamente divisi tra primo e secondo album), 1 ora di live volato in un attimo e i ragazzi che salutano. Il cuore però batte ancora fortissimo, perché si vorebbe che certi momenti, certe emozioni, non finissero mai.

Giusto 5 minuti ed eccoli lì, al banchetto del merch, pronti per foto e autografi, per una di quelle sere così belle ed entusiasmanti che realmente ti verrebbe voglia di prendere tutto, CD, cassette, magliette, tappetino mouse e pure tappetino auto se li vendessero.

Non so se i Brigitte Calls Me Baby riusciranno a farsi largo nelle strette maglie dell’indie per un (meritato) posto al sole. Mi piacerebbe poter dire con sicurezza, alla luce di quanto ho assistito…”la prossima volta che tornano in Italia li vedremo al Fabrique, perché questi non possono restare patrimonio di pochi“, ma questa sicurezza, al momento, non c’è, consapevole delle tante, troppe variabili che oggigiorno determinano un successo su ampia scala, eppure lasciatemi dire che l’emozione per averli visti in questa prima data italiana è tanta e la speranza che questa band faccia il botto, beh, non mi si leva dalla testa.

We were never alive, However real it seemed, it was just a dream“…paradossalmente, caro Wes, mi auguro che quello che canti non si realizzi e che tu, invece, possa brillare concretamente, non dico in eterno, ma il più a lungo possibile e non essere confinato solo in un sogno. Te lo meriti, eccome se te lo meriti.


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