Antonelli, a Suzuka seconda vittoria in F1. Leclerc salva il podio di un soffio
Kimi, Oscar, Charles: super inedito per l’Aramco Japanese Grand Prix numero 51. La seconda vittoria di Andrea Kimi Antonelli cambia il suo peso specifico dentro la Formula 1. Suzuka torna tricolore per la prima volta dopo Riccardo Patrese nel lontanissimo 1992 con la Williams FW14B, motore Renault e progetto di Adrian Newey. Le prime due vittorie consecutive per un italiano dopo Ascari nel 1953: la matricola sta riscrivendo la storia! Non è più solo il talento precoce che sorprende, ma un pilota che controlla una gara complessa, la ribalta e la chiude con autorità.
Alle sue spalle, Oscar Piastri ha costruito una gara solida e pienamente da secondo posto: partito benissimo, ha preso subito in mano la sua corsa e, anche dopo la safety car, non è mai stato davvero messo sotto pressione dalla Ferrari di Leclerc, confermando la consistenza di una McLaren che a Suzuka ha avuto meno “picco” di Mercedes ma abbastanza passo per meritarsi il podio più alto disponibile. Nel finale cardiopalma c’è stato anche il rischio di vedere cambiare la posizione alle sue spalle, perché Leclerc, quando mancava davvero poco alla fine, ha dovuto resistere a un serio attacco di Russell. Per sua fortuna, è riuscito a difendere il terzo posto, nonostante Russell sia stato capace di affiancarlo, superarlo e quasi subito costretto a restituire la posizione.
C’è poi un altro dato che sposta ancora più in alto la portata del risultato: con questa vittoria l’ex rookie in cui Toto Wolff ha creduto fino al punto di affidargli una Mercedes da vertice diventa anche il più giovane leader del mondiale: di questo passo, Antonelli si sta incamminando verso l’abbassamento di diversi primati di gioventù contesi fra Vettel, Hamilton e Verstappen. Ma al di là dei record anagrafici, la cosa importante è il segnale che Antonelli, in appena tre gare, è già passato dalla promessa al centro della scena, con una rapidità che nemmeno dentro Mercedes, probabilmente, potevano immaginare così netta. Dodici mesi fa, alla vigilia della sua prima stagione in questa serie, infatti, in pochi avrebbero scommesso su un impatto così rapido e solido. Oggi è un riferimento vero, e questa vittoria a Suzuka, per come è costruita, ha il sapore di una consacrazione.
Peccato solo che tutto questo arrivi mentre Imola resta fuori dal calendario 2026: proprio nel momento storico in cui la Formula 1 ha al vertice un manager imolese come Stefano Domenicali e in pista un ragazzo di Bologna, diventato il volto nuovo dell’Italia che vince. Un talento puro che speriamo sia pronto ad avvicinare le soddisfazione che sta dando Jannik Sinner nel tennis. Anche per questo, dentro una primavera svuotata dall’assenza di gare per tutto aprile, un gran premio dell’Emilia-Romagna avrebbe avuto un peso simbolico fortissimo, pur restando industrialmente irrilevante nelle “nuove” logiche (troppo?) globali del mondiale.
Il tutto non senza una grande apprensione e delusione in partenza, dove Antonelli aveva di fatto buttato via una pole che aveva anche un peso storico speciale: era la cinquantesima prima posizione in qualifica per un italiano in Formula 1, oltre che la sua seconda consecutiva, un risultato che riporta un italiano a due pole nella stessa stagione per la prima volta dai tempi di Jarno Trulli nel 2004. Lo scatto però è stato pessimo: Oscar Piastri ha preso subito il comando, George Russell ha provato a restargli addosso davanti a Charles Leclerc e Lando Norris, mentre Antonelli è sprofondato nel traffico, costretto più a difendersi e ricostruire che ad attaccare.
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