Haute and Freddy – Big Disgrace: Scandalo a corte! :: Le Recensioni di OndaRock
Secondo gli annali della moda, Coco Chanel suggeriva di osservarsi allo specchio e togliere sempre un accessorio prima di uscire di casa e attendere ai doveri dell’alta società parigina. Ma oggi l’alta società è giusto una chimera irraggiungibile, mentre il gusto dominante ha le sembianze di un ripescaggio algoritmico senza soluzione di continuità. Del resto, perché censurare le proprie pulsioni se il domani non è promesso a nessuno? Se esistono influencer con case interamente arredate di beige per inseguire trend insipidi come quiet luxury e billionaire mindset, allora dev’esserci anche una rumorosa controparte alla quale aspirare.
In musica, l’inaspettato successo di Chappell Roan ha illustrato il desiderio, almeno da parte dei più giovani, di colori sgargianti e impalcature massimaliste, la fuga nell’effimero come antidoto alla perpetua ansia strisciante dei notiziari. Niente di nuovo, certo, in economia esiste già una teoria che osserva l’altezza dei tacchi in relazione all’andamento del Pil, come scoprirono i glam-rocker e i ballerini della disco music negli anni Settanta. Per alcuni, l’attuale era social sembrerà un salotto ovattato rispetto agli anni di piombo, ciò non toglie che l’ascoltatore contemporaneo abbia ugualmente bisogno d’evasione dai propri mali.
Michelle Bunz (voce) e Lance Shipp (tastiere, batteria) si sono fatti le ossa nel mercato discografico losangelino come autori per altri, un lavoro anche remunerativo e chiaramente molto utile, ma nel quale non riuscivano a trovare una valvola di sfogo. Così, dopo una gita al mercato dell’antiquariato, si sono trasformati in Haute & Freddy, una sorta di circo itinerante gioiosamente ridicolo ma attento alla melodia. Il loro album di debutto “Big Disgrace” offre svolazzi barocchi sopra limpide strutture synth-pop, quasi fosse una via di mezzo tra Kate Bush, i musical di Broadway e il santino di Cyndi Lauper appuntato sul leggìo.
L’aspetto visivo è servito da una serie di rauchi videoclip girati dentro al baule dei costumi di carnevale assieme a un eterogeneo gruppo di “Freaks”. Ecco “Scantily Clad”, un chiaro invito libertino a passo di Goldfrapp, poi l’edonismo corale di “Sweet Surrender” e “Dance The Pain Away”, adatti a movimentare la folla durante il tour già programmato per accompagnare l’uscita dell’album. L’etica del duo viene soddisfatta da brani inequivocabili quali “Fashion Over Function”, costruita attorno a un serrato giro sintetico stile Tubeway Army, l’aggressiva “Femme Hysteria”, a un passo dalla caciara queer di Charli XCX, e ovviamente l’esosa “Fields Of Versailles” – i fan della band sono già stati scherzosamente nominati “la corte reale”.
Non mancano, comunque, ritratti più personali condotti dalla bella voce della cantante, quali l’introspettiva “Shy Girl”, la spassionata ballata da tramonto anni Ottanta “Showgirl At Heart” e soprattutto una “Sophie” che, senza vergogna alcuna, fa il filo al vecchio canzoniere dei Fleetwood Mac.
Se “Anti-Superstar” può leggersi come il manifesto d’intenti del lavoro, è con l’inno “I Like My People Weird” che Haute & Freddy forgiano un patto col proprio pubblico d’elezione, dimostrando come, con un po’ di eyeliner e sana comunicazione pop, sia ancora possibile costruire un’accattivante serie di scenette per raccontare di vizi, scandali e rivoluzioni.
Certo, è vero che il disco rimane un affare molto radiofonico, talvolta la semplicità d’esecuzione tradisce il già citato passato come autori per altri (e parliamo di gente del calibro di Britney Spears e Katy Perry) – un aspetto, questo, che si fa lampante quando viene suggerito il contrario: sull’iniziale “Symphony For A Queen”, infatti, i due intrecciano partiture progressive con quel gusto un po’ ampolloso tipico di Last Dinner Party e Florence Welch, dimostrando di avere l’ambizione per sostenere lo sgargiante immaginario visivo che hanno costruito. Poco male, Haute & Freddy sono troppo simpatici e “Big Disgrace” è uno dei debutti più divertenti dell’anno.
28/03/2026




