A Torino si gira “Un eroe italiano”, favola di Natale scritta dal rifugiato Yousuf Saeid
A Torino si gira “Un eroe italiano”, favola di Natale scritta dal rifugiato Yousuf Saeid In questi giorni Torino è il set di una nuova favola di Natale, una commedia diretta da Duccio Chiarini e con protagonisti Andrea Pennacchi e il giovane volto di “Mare Fuori” Enrico Tijani nei panni di un giovane migrante che non esita a utilizzare espedienti spregiudicati pur di ottenere la cittadinanza italiana. “Un eroe italiano” – che arriverà al cinema a ridosso delle prossime festività natalizie – racconta proprio la storia di Aigo un giovane di origini senegalesi che è pronto a tutto pur di avere i documenti necessari a un cambio di vita (e di Paese).

Il ragazzo incontrerà sulla sua strada Antonio (interpretato da Pennacchi) un colonnello dei carabinieri in pensione, vedovo, misantropo, arrabbiato, deluso e in conflitto con la figlia (Valentina Romani). Due modi di vivere e di pensare diversi, due solitudini che si sommano insieme ai rispettivi pregiudizi possono dare vita, però, a qualcosa di inedito che porterà ad aprire il cuore di entrambi. Il film, è prodotto da Rosamont con Rai Cinema con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. La troupe è infatti per l’85% piemontese e le riprese sono in corso fino ad aprile in vari angoli della città dalla zona del Balon e di Borgo Dora al Caffè Elena in piazza Vittorio, dai Murazzi al Circolo Canottieri Armida e poi via Stradella, il dancing Le Roi, il Bunker, l’aeroporto di Caselle, l’ospedale San Luigi e la sede del Ministero delle Infrastrutture in corso Bolzano 44.
“Un eroe italiano” è una storia nata dai pensieri di Yousuf Saeid, rifugiato politico costretto a lasciare la Libia per la sua sicurezza, ma molto noto in patria anche come rapper con il nome di MC Swat. Saeid è arrivato in Italia nel 2017 e ha trascorso molto tempo in un centro di accoglienza in Sicilia prima si ottenere lo status di rifugiato nel 2019; poi ha lavorato anche come rider per le strade di Roma.
Grazie all’amicizia con l’attrice e aiuto regista torinese Paola Rota, coinvolta anche tramite un’associazione umanitaria, Yousuf Saeid è entrato in contatto con la produttrice Marica Stocchi e la casa di produzione Rosamont (che ha realizzato, tra le altre cose, anche “Le sorelle Macaluso” e “Leggere Lolita a Theran”) che lo ha aiutato a sviluppare l’idea e il soggetto coinvolgendo anche Duccio Chiarini e Giulia Gianni nella scrittura.
«Volevo raccontare una storia in cui il migrante non facesse la parte della vittima» spiega Yousuf Saeid «La mia percezione è che in Italia o c’è troppo razzismo o troppo compatimento verso i migranti quindi ho voluto evitare qualsiasi tipo di retorica e moralismo nel creare un personaggio, il giovane Aigo, che vuole tutto e subito con arroganza e senza quell’umiltà che ci si aspetterebbe da migrante». Saeid è arrivato per la prima volta sul set nei giorni scorsi, terminato il periodo di ramadan e quando ha visto che un progetto così importante stava per prendere corpo dalla sua idea si quasi commosso «Non ci potevo credere, sta succedendo davvero» ha confessato «Magari, un giorno, farò qualcosa di simile anche in Libia».
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