Sardegna

Caro gasolio, Confartigianato Sardegna scrive a Roma: “Imprese al collasso, servono misure urgenti”

L’autotrasporto sardo è nuovamente nel baratro. L’ultimo monitoraggio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna fotografa una situazione drammatica: nell’ultimo mese il costo del gasolio per autotrazione è aumentato del 18,9%, annullando di fatto il recente taglio delle accise e superando la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Un’impennata che, secondo il Presidente regionale dell’associazione Giacomo Meloni, è figlia di una speculazione “incontrollata e incontrollabile”. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: se nel 2021 il diesel costava 1,35 euro al litro, oggi l’aggravio medio per un singolo mezzo pesante che percorre 120 mila chilometri l’anno è di circa 9 mila euro, polverizzando i margini di guadagno che nel settore restano storicamente sotto il 3%.

L’ISOLA DOPPIAMENTE PENALIZZATA –  La condizione di insularità aggrava pesantemente il quadro. Oltre al caro-carburante alla pompa, le oltre 1.500 imprese artigiane sarde — che muovono l’80% dei beni nell’Isola — devono fare i conti con i rincari dei trasporti marittimi (+49%) e aerei (+127%). Confartigianato Sardegna sta monitorando con apprensione l’introduzione della “ETS Surcharge” (la tassa europea sull’inquinamento navale) e il possibile ritorno della “Fuel Surcharge” sui voli, temendo nuovi rincari tariffari che colpirebbero non solo i trasportatori, ma a cascata tutti i cittadini e i turisti. “L’Isola è penalizzata due volte,” sottolinea Meloni, “le merci arrivano sulla terraferma con costi raddoppiati rispetto al resto d’Italia”.

LE RICHIESTE AL GOVERNO: LIQUIDITÀ SUBITO –  Insieme alla sigla nazionale Unatras, Confartigianato ha inviato una missiva urgente al Governo e al Ministero delle Infrastrutture. La richiesta non è di nuove risorse, ma di misure emergenziali per garantire la sopravvivenza delle aziende: utilizzo immediato del credito d’imposta sulle accise, stanziamenti per ristorare le perdite, sospensione dei versamenti contributivi e fiscali per iniettare liquidità in un sistema che deve pagare il carburante subito ma incassa i pagamenti dopo 60-90 giorni. Senza interventi rapidi, il rischio concreto è la sospensione dei servizi di trasporto e l’innesco di forti tensioni sociali in tutto il comparto.


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