ecco perché é una bruttissima notizia per le console next-gen
Anche i ricchi piangono. Fortnite deve aumentare il prezzo dei V-Bucks per “pagare le bollette” e licenzia nonostante sia il titolo più giocato su console (negli Stati Uniti, il 35% degli attivi su PlayStation e il 31% su Xbox lo ha avviato a febbraio). Sony festeggia i 92.2 milioni di unità, un pelo dietro a PS4 nello stesso punto del suo ciclo vitale, ma deve ugualmente aumentare i prezzi. Una generazione indimenticabile per quasi tutte le ragioni sbagliate, unica e paradossale, quella in cui il costo per l’utente cresce anziché calare nel tempo. Che sta succedendo, e cosa succederà quando uscirà l’inevitabile PlayStation 6?
Le oscillazioni di SSD e RAM dal lancio
I motivi di un aumento di prezzo radicale come quello di PS5 sono abbastanza evidenti. Instabilità geopolitica, dazi, avvento dell’IA generativa, e tanto altro.
Ma questi sono i fattori che incidono sul prezzo delle singole parti di cui si compone una PlayStation, con nel mirino, nella fattispecie, RAM e, da qualche mese, SSD. Analizziamo il prezzo di mercato di queste componenti attualizzato, specificando che, da grandi acquirenti, i platform owner hanno naturalmente condizioni migliori: le seguenti cifre rimangono senza dubbio interessanti poiché indicative delle oscillazioni cui anch’essi sono stati sottoposti nel corso dello stesso ciclo vitale.
Nel 2020, per 1GB di RAM spendevamo 8-10 dollari. Il prezzo medio è crollato a 2-3 dollari nel 2024, creando un raro momento favorevole ad un produttore come Sony che voleva inserire 16GB nella sua macchina. Questa condizione non è però durata molto: nel 2026, siamo arrivati a $15-20 per 1GB, con un prezzo complessivo di 240-320 dollari soltanto di memoria. Quindi, tra il prezzo minimo del ciclo vitale di PS5 e il picco registrato oggi, ci passa un delta di +$240 sulla totalità dei gigabyte di memoria inclusi in ogni PlayStation 5.
SSD e NAND parlano pressoché la stessa lingua. Il prezzo per GB era di 0.12 dollari circa nel 2020, al pronti-via della gen. Il prezzo minimo della generazione si è registrato nel 2023 quando 1GB veniva comprato a 0.05$. Oggi, ovviamente al picco, siamo tra gli 0.11 e gli 0.14 dollari per GB, con una console come PS5 che ne ha 825 di base.
Il delta in questo caso è meno drammatico, ma comunque significativo: tra il minimo generazionale e il picco odierno segnaliamo un +60 dollari. Contando solo RAM e SSD, i principali indiziati dietro gli aumenti di una console, la spesa per unità è passata da 240 dollari (2020) a 380 dollari (2026).
Aumenti storici
La generazione che volge al termine passerà alla storia principalmente perché è la prima in cui i prezzi delle console anziché scendere col tempo, come hanno sempre fatto quando venivano proposti processi produttivi più intelligenti e modelli “slim”, sono lievitati.
Una prospettiva che i colossi del gaming sembravano aver intercettato con l’uscita di due versioni a testa, una variante più economica per entrambi, sebbene dalla concezione diversa (prestazioni inferiori vs un pezzo in meno, cioè il lettore ottico). Nel novembre di sei anni fa, PS5 era partita da 499 euro per la SKU Standard, 399 per la Digital Edition. Un assetto durato nemmeno un biennio: nell’agosto 2022, appena sembravano diradarsi le nubi del bagarinaggio pandemico, siamo passati a €549/449 (+50 euro).
Ad aprile 2025 era toccata al modello digitale, per cui cinquanta euro di aumento avevano portato la spesa a 499 – come la PS5 con disco alla release, ironicamente. Infine, la stangata di questa settimana: il modello Standard passa a 649,99 euro (+100), la Digital a 599,99 (+150), mentre PS5 Pro, lanciata a 799,99, schizza a €899,99. Novecento euro.
Dal lancio ad oggi, i tre modelli sono aumentati: la Standard di 150 euro, la Digital di 200 euro, la già inarrivabile Pro di 100 euro. L’idea stessa di un’edizione più economica è andata al macero, se consideriamo che la forbice tra disco e senza disco si è ridotta da 100 a 50 euro appena. Ci sfugge per quale motivo dovreste prenderla in considerazione alle condizioni attuali, francamente.
Nintendo e Microsoft che fanno?
Nintendo e Microsoft sono stranamente accomunate da un lavorio costante sul software. Mentre la Grande N ancora resiste (non sappiamo per quanto) sull’hardware, mantenendo la faccia grazie ad una nuova console che fisiologicamente costa più della precedente, i ritocchi sul pricing arrivano sulle copie fisiche dei videogiochi first-party.
Per una sorta di giustizia divina, o forse altro, a pagare sono stavolta solo gli americani (+10 dollari). Il discorso è diverso per Xbox. Microsoft ha lanciato Series X a 499 euro e Series S a 299 euro nel 2020, con una forbice profondissima tra le due console che nello scenario attuale sembra pura utopia. Il primo e unico aumento nella lineup hardware si è registrato nel 2023, con la più potente della famiglia passata a €549. S negli anni si è concessa un unico colpo di testa: un SSD da 1TB per la modica cifra di €349 (+50).
Ma non è che dalle parti di Redmond si faccia beneficenza: Phil Spencer ha affondato il colpo su Xbox Game Pass, che ha inaugurato la generazione – guardando al piano Ultimate svelato nel 2019 – a 12,99 e la sta finendo a 26,99 euro, tra nuovi tier e mille asterischi. Aggiungiamo: lato console, la casa di Windows sembra in realtà aver adottato la logica del “fino ad esaurimento scorte”. Series X e S non saranno diventate più care, ma sono pressoché irreperibili e il poco che c’è parte dai 620 euro a salire.
La crisi del sesto anno
Un fattore interessante è il differenziale tra il prezzo delle console “entry-level” (il modello slim o superslim, per intenderci) a circa 6 anni dall’uscita e il prezzo di lancio della console della generazione successiva, per PlayStation, Xbox e Nintendo. Prendiamo ad esempio le gen PS360 e PS4One.
Nel biennio 2012-13, era possibile comprare una nuova PS3 o una nuova Xbox 360 a 199 euro, e una nuova Wii a 149. La generazione successiva si apprestava ad uscire a 349 (Wii U), 399 (PS4) e 499 (Xbox One più Kinect). Nel 2019-20, PlayStation 4 Slim veniva lanciata a 299 (PS4 Pro costava 409,99 e già ci sembrava la luna!), stesso prezzo per Xbox One S e, suppergiù, Nintendo Switch. Facciamo un salto a novembre 2020 e abbiamo: PS5 Digital a 399, PS5 Standard a 499, Xbox Series S a 299, Xbox Series X a 499.
C’è una linea comune tra questi dati: la differenza di prezzo tra il modello più economico della generazione esistente e quello annunciato del ciclo successivo è di 200 euro, con la sola eccezione di Series S che, con il suo hardware peculiare, aveva sparigliato le carte. Ma, in buona sostanza, per chi produce console negli ultimi 15 anni o giù di lì il mantra è stato: uno scarto di 200 euro tra una gen e l’altra è la soglia psicologica oltre la quale non ci spingiamo per motivare all’early adoption. Questo, perlomeno, è rimasto invariato fino a quando è valso il dogma: non si aumenta il prezzo di una console, semmai si abbassa.
Quanto costerà PlayStation 6? La stima
Cosa ci dice questo della generazione di PS6 e Project Helix? Mantenendo valido l’assunto di un differenziale di 200 euro circa tra la console più economica al sesto anno e il lancio della next-gen, possiamo aspettarci come migliore ipotesi un +200 sui 550 di Xbox Series X o sui 600 di PS5 Digital. Il che ci condurrebbe ad un costo al day one di PlayStation 6 a partire da €800, a patto che Sony si sobbarchi un sacrificio sostanziale per risultare oltremodo competitiva o scommetta su molteplici SKU. Se consideriamo che PS4 Pro venne lanciata allo stesso prezzo che sarebbe poi stato di PS5 Digital, 899 euro per (almeno un modello di) PS6 come PS5 Pro oggi sarebbero la nostra scelta. Il tutto potenzialmente senza asset ritenuti essenziali in passato, come il lettore ottico, sulla cui sparizione – confortati dai numeri del digitale sul fisico – verrà puntato in massa.
Abbassare il volume di unità vendute e aumentare le entrate sembra il trend verso cui va l’industria. Switch 2 ha ridotto la produzione del 30% perché ha venduto e presumibilmente venderà meno negli Stati Uniti, Xbox si vuole posizionare con un prodotto “premium” e pure per questo ha rinunciato all’idea di una mid-gen. ROG Ally e Steam Machine hanno adottato ragionamenti simili. Dopo l’espansività post-covid, l’impressione è che i grandi player vogliano monetizzare sulla base core, che sa che non la mollerà: questo potrebbe avere effetti benefici per il settore, con una maggiore stabilità per le aziende e per i lavoratori che agiranno sotto previsioni di incasso più realistiche, ma li pagheremo noi, dopo anni in cui non lo avevamo fatto.
Project Helix, strada in discesa?
Sony deve ancora svelare le sue carte ma, intanto, è evidente che proporrà prezzi più alti e non si è mai fatta grossi scrupoli, da questo punto di vista, e che ci sarà un ritorno alle esclusive assolute come produzione di valore per la console next-gen. Allo stato attuale (quindi senza contare le nuove feature che legittimamente ci aspettiamo da un nuovo ciclo), o così, o aspetti abbastanza da capire se le cose cambieranno, come sta facendo Valve.
Ma difficilmente cambieranno, e i platform owner più di tanto non possono neppure aspettare: le tecnologie invecchiano in fretta e le precedenze pagate profumatamente negli impianti non saranno loro per sempre. E va tenuto a mente quando si dice che PlayStation 6 potrebbe “ritardare”: lo farà, forse, rispetto a Microsoft, ma non più di tanto.
A proposito di Microsoft, Project Helix potrebbe ricavarne un grosso assist. Prima di tutto perché la prossima Xbox potrebbe essere la sola nuova piattaforma next-gen ad uscire nel 2027, nel caso in cui Sony dovesse scegliere di continuare a farsi trainare, tecnologicamente parlando, da PS5 Pro. Ma soprattutto, avendo scelto la strada del mezzo PC-mezza console, Redmond ci ha preparato in tempi non sospetti a un prezzo più elevato a confronto con il panorama attuale e con una concorrenza da cui vuole svincolarsi.
E più elevato rimarrà, ma – dopo gli ultimi aumenti dal Giappone – dovrà faticare un po’ meno per giustificarsi. Inoltre, PS6 dovrà sudarsi il suo nuovo prezzo di fascia alta o altissima, mentre l’erede di Series X potrebbe paradossalmente presentarsi nei negozi già soltanto col concept di far girare titoli da altri store, quali Steam.
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