In Calabria il centrodestra si inventa i sottosegretari di regione. Il costo: un milione di euro
Prudenza e linea da formica che buonsenso raccomanda in periodi di instabilità politica mondiale, con i prezzi di gas e carburante a mandare in tilt i conti pubblici e privati, in Calabria non fanno proseliti. Ed ecco che nella sua lunga estate da cicala, la Regione fa risorgere i sottosegretari, che con l’approvazione del nuovo statuto regionale torneranno a sedere in giunta.
Si tratta di figure ibride, di nomina diretta del governatore, con deleghe operative ma senza voto in giunta, ma con staff e lauto stipendio, pari all’84 per cento di quello degli assessori. In soldoni, circa 14.470 euro lordi al mese. E le strutture? Dai 400mila ai 600mila euro l’anno cadauna, per un totale che rischia di superare il milione di euro. Costi che la Calabria dove tutto è emergenza, insorge il centrosinistra, non si può permettere.
Poltrone e incarichi di nuovo conio – hanno sostenuto dem e i 5S della lista Tridico presidente – sarebbero solo “un ampliamento mascherato del potere esecutivo”, se non “un modo per costruire nuove filiere di fedeltà politica”, utili solo al centrodestra per puntellarsi e al governatore Occhiuto per rafforzarsi all’interno della sua maggioranza, distribuendo deleghe e incarichi utili solo a soddisfare gli appetiti dei diversi partiti della coalizione.
Per la maggioranza invece si tratterebbe di figure di coordinamento necessarie, tanto da meritare staff e strutture. E su cui in commissione il centrodestra ha tirato dritto, bocciando in maniera compatta anche gli emendamenti che proponevano o un taglio lineare delle indennità fino al 50%, la cancellazione delle spese accessorie di rappresentanza e il divieto di assumere collaboratori esterni.
Adesso la battaglia passa in aula, dove da lunedì è previsto il voto sul nuovo statuto, che arriva in assemblea dopo una gestazione complicata e qualche gaffe istituzionale. Per la nuova carta regionale, che prevede la possibilità di nominare fino a 9 assessori regionali e di nominare due sottosegretari alla Presidenza, è stata necessaria una seconda promulgazione.
La prima, avvenuta in tutta fretta il 23 febbraio, non aveva rispettato il termine necessario di trenta giorni di decorrenza dalla pubblicazione sul bollettino ufficiale. Un “mero disguido” secondo la maggioranza, sanato con una seconda promulgazione, che per le opposizioni mostra solo la fretta con cui il governatore Occhiuto ha necessità di procedere a un rimpasto con tutte le opzioni (e poltrone) disponibili, soprattutto adesso che il referendum ha terremotato gli equilibri dentro e fuori i partiti.
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