Missile Iran su base Usa in Arabia Saudita: 12 feriti. Esplosioni a Damasco
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Rubio ha dichiarato che la guerra in Iran finirà in settimane, non in mesi. Trump ha di nuovo minacciato la Nato: «Siamo sempre stati al fianco della Nato, forse non più tenuti a farlo». Un morto e diversi feriti in lancio missili balistici nel centro di Israele
Aggiornamento fissato
Militari Usa feriti in raid iraniano su base in Arabia Saudita
Un attacco iraniano contro una base in Arabia Saudita ha ferito almeno 12 soldati americani, due dei quali in modo grave. Lo riportano i media statunitensi. L’Iran ha proseguirgli attacchi di rappresaglia contro le nazioni del Golfo, accusate di fungere da base di lancio per gli attacchi statunitensi contro il Paese, iniziati con un’operazione congiunta con Israele il 28 febbraio. L’attacco alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita ha coinvolto almeno un missile e diversi droni, secondo quanto riportato dal New York Times e dal Wall Street Journal, che citano fonti non identificate. I soldati si trovavano all’interno di un edificio della base al momento dell’attacco, ha riferito il Wall Street Journal. Anche diversi aerei per il rifornimento in volo avrebbero subito danni nell’attacco. L’Arabia Saudita aveva già intercettato in passato diversi missili lanciati vicino alla base. Tredici militari statunitensi sono stati uccisi dall’inizio del conflitto con l’Iran, sette nel Golfo e sei in Iraq. Oltre 300 sono rimasti feriti. Il governo iraniano non ha pubblicato un bilancio aggiornato delle vittime, ma un gruppo di attivisti con sede negli Stati Uniti ha affermato il 23 marzo che circa 1.167 soldati iraniani sono stati uccisi e che la sorte di altri 658 è sconosciuta.
Cinque persone sono rimaste ferite dai detriti di un intercettore missilistico iraniano nel quartiere finanziario di Khalifa ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Le autorità hanno riferito che un incendio è divampato in seguito alla caduta dei detriti. Secondo le autorità, i feriti sono cittadini indiani.
Iran: cinque morti in attacco Usa-Israele nel Lorestan
Cinque persone sono morte e 35 sono rimaste ferite in un attacco statunitense e israeliano contro aree residenziali di Borujerd, nella provincia iraniana di Lorestan. Lo ha dichiarato il vice responsabile per la sicurezza del governatorato di Lorestan, a quanto riporta l’agenzia di stampa Tasnim. Secondo il dirigente locale, nelle prime ore di oggi diversi edifici residenziali di Borujerd sono stati colpiti da attacchi “sionisti e americani”, provocando la distruzione di parti del tessuto abitativo e lasciando alcuni cittadini intrappolati sotto le macerie
Asim Munir, il capo dell’esercito pakistano diventato mediatore tra Usa e Iran
dal nostro corrispondente Marco Masciaga

NEW DELHI – «È meticoloso, ma non è un visionario». Meno di un anno fa un ex alto funzionario dei servizi d’intelligence indiani descriveva così Asim Munir, il capo dell’esercito pakistano e il protagonista, in questi giorni, di un tentativo di mediazione tra Stati Uniti e Iran. Nel sottovalutare Munir – o nel sopravvalutare i tempi che corrono – l’ex agente indiano ha sicuramente fatto un errore grossolano. Ma almeno può consolarsi con il fatto di trovarsi in buona compagnia.
I primi a commettere la medesima leggerezza furono coloro che lessero nella sua formazione un ostacolo insormontabile per raggiungere i vertici dell’establishment militare pakistano. A differenza dei suoi predecessori, Munir non è il prodotto della prestigiosa Pakistan Military Academy di Abbottabad (la città divenuta celebre per essere stata il buen retiro di Osama bin Laden), ma della più modesta Officers Training School di Mangla, un piccolo centro nella porzione di Kashmir amministrata dal Pakistan al confine con l’India. Non periferia dell’impero, ma quasi.
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