Biancorossi per sempre, il destino beffardo di Tonino D’Angelo
‘Biancorossi per sempre’ dedica il suo trentatreesimo capitolo all’ex centrocampista dei ‘galletti’, protagonista sul manto erboso del ‘Della Vittoria’, che purtroppo ci ha lasciati a soli 27 anni: Antonio, detto “Tonino”, D’Angelo. Nato ad Altamura il 13 Maggio 1953, con la maglia biancorossa ha giocato cinque stagioni, collezionando 147 presenze in campionato e cinque reti, conquistando una promozione dalla serie C alla B con mister Giacomo Losi. Cresciuto ad Altamura in una famiglia umile, si appassionò di calcio sin da bambino e all’età di 11 anni iniziò a intrattenersi a giocare con la squadra di Putignano, sul campo in cui giocava suo fratello maggiore. Ed è lì che fu notato da Benedetto Del Re, dirigente del Putignano molto vicino al Bari, che lo segnalò alla società biancorossa, la quale lo inserì nel suo settore giovanile.
D’Angelo dormiva in una stanza dello stadio della Vittoria, insieme ad alcuni suoi compagni di squadra. Fece tutta la trafila delle giovanili baresi, fino all’esordio in prima squadra: domenica 12 Novembre 1972, in Bari Como 1-1 (9^ giornata della B 1972-73) mister Regalia, che lo considerava suo pupillo, lo schierò titolare, insieme all’altro esordiente Dino Generoso, sostituendolo al 60′ per una contusione alla gamba destra. Centrocampista eclettico, tecnico e grintoso, in campo non si risparmiava mai. Nel campionato 1972-73, concluso con 16 presenze, siglò il suo primo gol ufficiale con la maglia del Bari, e il primo della sua carriera professionistica: all’80’ di Bari-Genoa, portò in vantaggio i ‘galletti’ prima di subire l’1-1. Nel successivo torneo di B (1973-74), allenato da Regalia e Pirazzini, realizzò una rete in 31 gare: alla 17^ giornata, un suo gol permise ai biancorossi, che a fine campionato retrocessero in C, di ottenere la vittoria contro il Brescia. Sposato a 21 anni con la barese Maria, si trasferì con sua moglie definitivamente nel capoluogo pugliese, e dopo tre anni dalle nozze diventò papà di Dario. Oltre al calcio, amava il tennis e la musica di Bennato e dei Pink Floyd.
Diventato un punto fermo della squadra con la maglia numero 10, D’Angelo dimostrò grande attaccamento ai colori biancorossi, che lo condussero a un addio speciale culminato con la promozione in serie B del 1977. Ceduto alla Salernitana, in C1, giocò due stagioni condite da dieci goal e 57 presenze. Nel 1979-80 si trasferì a Taranto (serie B) dove, in una sola stagione, timbrò 32 presenze e cinque reti. Nella sessione di calciomercato autunnale fu ceduto al Rende, club calabrese di serie C1, ma non fece in tempo a raggiungere la città cosentina: nel primo pomeriggio del 21 Ottobre del 1980, mentre era diretto a Rende per firmare il suo nuovo contratto, fu vittima di un incidente stradale che non gli lasciò scampo. Sulla strada statale cosentina, la sua Renault si schiantò frontalmente con una Peugeot, probabilmente a causa dell’asfalto reso viscido dalla forte pioggia: portato inizialmente in una clinica di Sibari, venne trasferito d’urgenza in ambulanza all’ospedale di Taranto, dove morì poco dopo il ricovero. E pensare che inizialmente aveva rifiutato il trasferimento in Calabria, per poi convincersi il giorno prima di mettersi in viaggio.
Ragazzo semplice, generoso e simpatico, lasciò la moglie e un figlio di tre anni, Dario, che con grande emozione racconta a Telebari il ricordo del suo sfortunato papà: “Io sono il suo unico figlio e sono fiero di esserlo: pur avendo vissuto solo tre anni con lui, ricordo con molto affetto il tempo che mi dedicava per accontentare ogni mio capriccio e per vivere con me ogni istante del suo tempo libero, tanto da portarmi ai suo allenamenti. Amava stare in compagnia della sua famiglia. Quando parlava degli anni vissuti nel Bari, ricordava con affetto tutti i suoi compagni di squadra, in particolar modo Florio e Consonni. I tifosi baresi lo accolsero subito come se fosse un loro figlio, e presto diventò il loro beniamino. La morte del presidente Angelo De Palo lo segnò molto, tanto da omaggiarlo dandomi come secondo nome proprio Angelo: al presidente era molto legato, lo si evinceva dai racconti e dagli aneddoti che raccontava di quegli anni vissuti in società. Ha sempre amato il Bari, riconoscendo l’affetto e la stima che la gente gli riservava, e che lui contraccambiava con molto piacere. La sua vita, se pur breve, è stata ricca di tante soddisfazioni. Stava andando a Rende per firmare il suo nuovo contratto, e proprio tra Trebisacce e Sibari avvenne l’impatto mortale. La sua morte ha stravolto la vita mia e di mia madre: avevo solo tre anni quando è venuto a mancare. Penso che la sua assenza nella mia crescita si sia manifestata con un dolore profondo, che con il tempo si è trasformato in una malinconia più gestibile, permettendomi di camminare portando con me il ricordo della sua figura. Oggi sono anch’io padre: mio figlio Antonio è il regalo più grande che la vita mi abbia fatto”. Nel 1987 Altamura, la sua città natale, gli ha intitolato lo stadio comunale. Tonino D’Angelo se n’è andò troppo presto a causa di un destino beffardo, ma restò per sempre nel cuore della tifoseria barese.


