Friuli Venezia Giulia

Mobbing Trieste: Un’analisi del fenomeno lavorativo

27.03.2026 – 18.30 – I dati presentati dal Punto di Ascolto Antimobbing relativi al 2025 offrono uno spaccato significativo di una realtà spesso sommersa: quella delle vessazioni sul luogo di lavoro. A tre anni dall’avvio del servizio, i numeri parlano chiaro. Con 102 richieste di aiuto registrate nell’ultimo anno, è stata superata la soglia delle cento segnalazioni, un dato che non indica soltanto la diffusione del fenomeno, e si concentra soprattutto su di una crescente consapevolezza da parte dei lavoratori rispetto ai propri diritti e agli strumenti di tutela disponibili. Il servizio, sostenuto dalla Regione e gestito da ANOLF regionale, in collaborazione con il Comune di Trieste, rappresenta oggi un osservatorio privilegiato sulle dinamiche del disagio lavorativo. La sua funzione non si limita all’ascolto, si estende sino alla lettura completa di un fenomeno complesso che coinvolge dimensioni sociali, economiche e culturali.

I dati evidenziano come il mobbing colpisca in misura maggiore le donne, che rappresentano il 57% dei casi, con una particolare incidenza nella fascia di età superiore ai 51 anni. Tuttavia, emerge anche un aumento significativo degli uomini coinvolti, soprattutto tra i 31 e i 40 anni, segno che il fenomeno si sta progressivamente estendendo e diversificando. Sotto il profilo occupazionale, la maggior parte delle segnalazioni proviene dal settore privato, ma anche il pubblico non è esente, a dimostrazione di come le dinamiche di pressione e conflitto possano radicarsi in contesti differenti. Ciò che colpisce è la varietà delle cause: tra i lavoratori più maturi, il disagio è spesso legato a responsabilità familiari, percorsi di carriera interrotti o condizioni organizzative rigide. Tra i più giovani, invece, emergono frustrazioni legate alla mancanza di prospettive, a richieste disattese e a contesti lavorativi poco strutturati. In entrambi i casi, il risultato è una crescente fragilità del benessere psicologico e professionale.

Il Punto di Ascolto si configura allora come un presidio fondamentale. Grazie a un’équipe multidisciplinare composta da psicologi, avvocati giuslavoristi e medici del lavoro, il servizio offre un supporto integrato, che affronta il problema sul piano legale ed anche su quello umano e relazionale. La gratuità e la possibilità di accesso anonimo rappresentano elementi chiave per favorire l’emersione di situazioni che altrimenti resterebbero invisibili. Ma il valore di questa esperienza va oltre il singolo territorio. Il caso della nostra realtà cittadina dimostra quanto sia importante investire in strumenti strutturati di monitoraggio e intervento, capaci non solo di rispondere alle emergenze, ma anche di prevenire il fenomeno. La collaborazione tra enti pubblici e realtà associative si rivela una leva efficace per costruire politiche del lavoro più attente alla qualità degli ambienti professionali.

Il mobbing, infatti, non è soltanto una questione individuale, è anzi spesso un importante indicatore della salute complessiva del sistema lavorativo. Dove mancano tutele, trasparenza e organizzazione, aumentano i rischi di conflitto e abuso. Per questo, accanto ai servizi di supporto, è necessario promuovere una cultura del lavoro fondata sul rispetto, sulla dignità e sulla prevenzione. L’esperienza di Trieste suggerisce una direzione chiara, ossia di rendere questi presìdi più diffusi, più visibili e meglio integrati nelle politiche pubbliche. Solo così sarà possibile trasformare la crescente emersione del fenomeno in un’opportunità concreta di cambiamento, capace di migliorare l’intero tessuto sociale ed economico.

[e.c.]

 




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