Puglia

Bari, ‘barbonismo domestico’: ecco il protocollo operativo

È stato sottoscritto questa mattina a Bari, nella sala giunta di Palazzo della Città, il protocollo operativo tra Comune, ASL, AMIU Puglia, Ordine degli Avvocati di Bari, Tribunale e Procura di Bari per la gestione dei casi di ‘barbonismo domestico’: il disturbo da accumulo di rifiuti, materiali o animali all’interno di abitazioni private. Un problema serio, portato all’attenzione dell’amministrazione comunale con diverse segnalazioni, certificato ogni anno da una decina di casi di ‘sepolti in casa’.

Il documento firmato oggi, quindi, “risponde all’esigenza di adottare un approccio multidisciplinare e interistituzionale al problema – spiegano dal Comune – che implica risvolti igienico-sanitari, psichiatrici e sociali, nonché, nei casi più gravi, di ordine pubblico. I casi di disturbo da accumulo rappresentano, infatti, un problema che negli ultimi anni l’amministrazione comunale si è trovata ad affrontare più volte, incontrando notevoli difficoltà a causa della complessità del fenomeno, dell’assenza di conoscenze consolidate e di strumenti operativi precisi”.

Il disturbo, causato da un patologia nota come disposofobia, si caratterizza per l’impulso a raccogliere e accumulare oggetti spesso insignificanti e inservibili, comportamento che, protratto nel tempo, arriva a compromettere gli spazi vitali della persona, con gravissimi impatti sulla stessa e i suoi familiari nonché sulla comunità. “L’obiettivo condiviso di questo accordo – ha spiegato l’assessora comunale al Clima, Transizione ecologica e Ambiente Elda Perlino – è quello di mettere in campo, grazie al coinvolgimento e alla collaborazione fra diversi operatori di ambito sociale e sanitario, interventi il più possibile tempestivi ed efficaci per assistere al meglio le persone affette da questa tipologia. Si tratta di un protocollo operativo che testeremo nel tempo e che potremo eventualmente implementare alla luce dei riscontri effettivi”.

Il protocollo, della validità di tre anni, individua strumenti e modalità operative condivise e trasparenti, con l’obiettivo di garantire alla persona un percorso assistenziale unitario e coerente, raccordando responsabilità, risorse e competenze per prevenire rischi di diversa natura per il diretto interessato e per la collettività, quali rischi igienico-sanitari, d’incendio o strutturali, legati alla mancata manutenzione degli impianti. Nell’ottica di salvaguardia della performance effettiva e della trasparenza delle procedure adottate, il protocollo identifica le competenze delle parti, non già in una logica a compartimenti stagni bensì in una prospettiva dinamica di flusso informativo, interscambiabilità di fase e mutua assistenza, così da garantire la piena interoperabilità tra le istituzioni coinvolte. Di seguito, in sintesi, gli step individuati per la gestione dei casi di ‘barbonismo domestico’:

  • Il Comune di Bari, una volta acquisita la segnalazione, provvede a verificare la sussistenza delle criticità di carattere igienico-sanitario segnalate mediante apposito sopralluogo congiunto tra Servizi Sociali del Municipio territorialmente competente, Polizia Locale, ASL BARI e AMIU Puglia S.p.A. Ad avvenuta conferma, la ripartizione Tutela dell’Ambiente, Igiene e Sanità provvede a diffidare il soggetto disposofobico a ripristinare le necessarie condizioni igienico-sanitarie e ambientali nell’unità abitativa in cui è stata rilevata la problematica.
  • In caso di inottemperanza accertata dalla Polizia Locale, e sulla base dell’attività istruttoria, tecnica e amministrativa, espletata da ASL BARI – SISP, il sindaco provvede a emanare l’ordinanza contingibile e urgente.
  • AMIU Puglia S.p.A. provvede quindi a predisporre apposito preventivo di spesa per l’esecuzione degli interventi in danno del soggetto inadempiente per consentire il ripristino delle richiamate condizioni igienico-sanitarie e ambientali.
  • Il Tribunale Ordinario di Bari (Volontaria Giurisdizione), la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e l’Ordine degli Avvocati di Bari possono essere coinvolti nel procedimento a seguito di specifiche istanze da parte della Polizia Locale, dei Servizi Sociali del Municipio territorialmente competente e/o dell’Amministratore di sostegno/tutore.




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