Economia

fallimenti per il caro carburante


Uno scenario difficile che non aiuta chi è già in amministrazione giudiziaria come il vettore inglese Eastern Airlines che già lo scorso anno aveva cancellato tutti i suoi voli dopo 28 anni di attività. La compagnia operava servizi regionali da diversi aeroporti del Regno Unito, con collegamenti verso l’Irlanda e l’Europa con circa 200 voli al giorno prima della crisi. Aveva stretto un accordo anche con KLM Cityhopper per i voli europei, contratto che non era stato rinnovato andando a peggiorare la crisi. Il suo amministratore giudiziario, nominato dal tribunale, aveva dichiarato ai giornali inglesi: «Saremmo lieti di ricevere manifestazioni di interesse da parte di potenziali operatori alternativi o di chiunque possa essere interessato agli asset sottostanti», ma finora non è arrivata alcuna manifestazione di interesse.

In cerca di un possibile merger anche Spirit Airlines, la low cost americana finita in «Chapter 11» due volte in un anno. Il piano di ristrutturazione presentato in Tribunale nei giorni dall’amministratore delegato prevede la riduzione drastica dell’operatività e una flotta di una ottantina di aerei rispetto ai 230 di prima della crisi. Nella lista delle potenziali soluzioni anche la cessione del vettore, ma la volatilità dei prezzi del carburante sta sollevando dubbi sulla riuscita dell’operazione: se il costo del carburante dovesse rimanere elevato, il vettore avrà meno margine per competere con i suoi rivali in termini di prezzo dei biglietti aerei, soprattutto perché le compagnie di tutto il mondo stanno già aumentando le tariffe per difendere i margini.

Nodo costi ma anche disponibilità

Mentre il costo del carburante continua a salire, il rischio ora è la sua disponibilità dopo gli attacchi alle raffinerie. Il direttore generale della Iata, Willie Walsh la scorsa settimana ha avvertito che se il conflitto dovesse protrarsi le compagnie aeree dovranno ridurre la capacità per la carenza di carburante per aerei. In Birmania diverse compagnie aeree hanno sospeso temporaneamente i voli nazionali per la carenza di kerosene. In controtendenza Kenya Airways la cui domanda per i suoi voli sta salendo dall’avvio del conflitto con un load factor, il fattore di riempimento degli aerei, quasi al 100% dal 70% a gennaio. Tuttavia la compagna ha detto di avere scorte di carburante per circa 56 giorni di scorte e sta facendo sforzi per ottenerne di più dall’India.

In Asia le compagnie aeree stanno elaborando piani di emergenza, poiché l’escalation del conflitto in Medio Oriente minaccia di innescare il peggior shock petrolifero dagli anni ’70. Vietnam Airlines sta sospendendo temporaneamente circa 23 voli su alcune rotte nazionali, mentre VietJet Aviation sta riducendo la frequenza dei voli. Un’altra compagnia aerea vietnamita, Bamboo Airways ha dichiarato che cercherà di mantenere i voli durante i periodi di punta, ma ha avvertito che i servizi potrebbero essere inferiori rispetto all’anno scorso se i prezzi del petrolio rimarranno elevati. Il Vietnam ha recentemente richiesto sostegno per le forniture di carburante a diversi paesi, tra cui Qatar, Kuwait, Algeria e Giappone, e lunedì ha firmato un accordo con la Russia sulla produzione di petrolio e gas in entrambi i paesi.

Negli Usa United Airlines ha comunicato che ridurrà i voli meno redditizi nei prossimi due trimestri, preparandosi a un periodo prolungato di prezzi elevati, anche se la forte domanda di viaggi ha consentito ai vettori statunitensi di aumentare le tariffe. Infine IAG, la holding che controlla British Airways e Iberia, ha detto di non avere intenzione di aumentare immediatamente i prezzi dei biglietti, poiché aveva coperto gran parte del suo carburante assicurandosi contro il rischio di aumento del prezzo.


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