Omicidio Ivan Lopez a San Girolamo, la difesa di Giovanni Didonna
Intercettato in carcere, continuava a ripetere di non sapere niente di quel delitto, che gliene avevano parlato i carabinieri. E lo diceva anche ai suoi familiari durante i colloqui. Erano gli anni in cui, secondo la Procura, Giovanni Didonna ignorava di essere intercettato e dunque parlava liberamente. È questa la tesi su cui si è basata oggi la sua difesa, presentata in udienza dall’avvocato Vito Belviso nel processo per l’omicidio di Ivan Lopez, nel quale Didonna è accusato di concorso in omicidio per aver fornito le due auto necessarie. Per lui la pm antimafia Bruna Manganelli ha chiesto 20 anni di reclusione, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa, mentre la condanna all’ergastolo, con dieci mesi di isolamento diurno, è stata chiesta per Davide Lepore, ritenuto l’esecutore materiale del delitto.
Il 31enne fu ucciso a settembre 2021 mentre era su un monopattino sul lungomare di San Girolamo di Bari, per ritorsione perché con suo fratello Francesco (ora collaboratore di giustizia e in passato vicino al clan Strisciuglio ), avrebbe compiuto estorsioni nei confronti di Lepore, titolare di alcune autorimesse e vicino al clan Capriati di Bari vecchia. L’avvocato Belviso ha anche smontato le dichiarazioni di uno dei collaboratori di giustizia che accusano Didonna, e cioè Dino Telegrafo, che aveva riferito di aver saputo dell’omicidio e dei due autori nel 2021. Ma ascoltato un anno dopo dagli inquirenti, aveva negato di saperne qualcosa. Nella prossima udienza, del 30 aprile, parleranno i difensori di Davide Lepore.




