esplode la protesta dei cittadini
C’è un silenzio che pesa più di mille parole, ed è quello che avvolge l’area del Vecchio Faro. Un silenzio fatto di cantieri attivi e risposte che non arrivano.
Davanti al Comune, in piazza Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nella mattinata odierna prenderà parte una protesta compatta contro quello che molti residenti definiscono un progetto destinato a cambiare radicalmente il volto del litorale: il piano promosso dalla società Fiumicino Waterfront, che da porto turistico per diportisti rischia di trasformarsi – secondo i comitati – in un grande scalo per navi da crociera.
Cantieri aperti e domande senza risposta
A far esplodere la mobilitazione è soprattutto la mancanza di chiarezza. I lavori in corso nell’area del Faro vengono ufficialmente descritti come semplici interventi di manutenzione, ma tra i residenti cresce il sospetto che possano rappresentare il primo passo concreto verso un’infrastruttura ben più impattante.
Da mesi, spiegano gli attivisti dei comitati “Tavoli del porto” e “Collettivo no porto”, le richieste di accesso agli atti non ricevono risposte.
Un muro burocratico che alimenta diffidenza e tensione, mentre il progetto resta ancora in attesa di passaggi fondamentali, tra cui il pronunciamento del Tar e alcune autorizzazioni paesaggistiche legate alla Valutazione di Impatto Ambientale.
Il caso finisce anche all’estero
La vicenda ha ormai superato i confini locali. Isola Sacra è finita nella “No List” della guida internazionale Fodor’s, che segnala le mete a rischio per l’eccessiva pressione turistica.
Un segnale che, per i comitati, rafforza le preoccupazioni: il rischio non sarebbe lo sviluppo, ma una trasformazione irreversibile del territorio.
“La sensazione è quella di non essere ascoltati – spiegano i portavoce –. Continuiamo a chiedere trasparenza su un progetto che riguarda il futuro della nostra costa, ma le risposte non arrivano”.
Sviluppo o impatto? La città si divide
Da una parte c’è l’amministrazione, che vede nel progetto un’opportunità di rilancio economico e turistico. Dall’altra, una parte della cittadinanza che teme le conseguenze ambientali e sociali di un’infrastruttura così imponente, a ridosso delle abitazioni.
Il nodo resta tutto qui: sviluppo contro sostenibilità, crescita contro identità del territorio. E mentre i cantieri avanzano, la domanda che rimbalza tra le strade di Fiumicino resta senza risposta: quale futuro attende davvero questo tratto di costa?
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