Redditi, il Friuli Venezia Giulia rallenta ma resta nell’Olimpo della ricchezza
Il Friuli Venezia Giulia si conferma una roccaforte del benessere economico italiano, ma i primi segnali di un parziale affanno iniziano a riflettersi nelle classifiche nazionali. Secondo l’ultimo rapporto curato da Unioncamere e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, la regione continua a produrre ricchezza con numeri solidi, pur muovendosi a un ritmo leggermente più lento rispetto al resto del Paese.
Si cresce, ma meno
Mentre l’Italia ha visto il proprio reddito pro-capite crescere mediamente del 3,03 per cento, il Friuli Venezia Giulia si è fermato a un più 2,93 per cento. Uno scarto minimo, ma simbolicamente rilevante: è la fotografia di una regione “matura” che, pur restando abbondantemente sopra la media nazionale (24.782 euro contro 23.155 euro), fatica a tenere il passo con il rimbalzo più vigoroso registrato in altre aree della penisola.
Trieste domina la scena
All’interno del panorama regionale, Trieste si consolida come la “locomotiva” del benessere. Con un reddito pro-capite che tocca i 26.383 euro (un balzo di 830 euro rispetto all’anno precedente). Il capoluogo giuliano non solo supera la media italiana con una crescita del 3,28 per cento, ma blinda la sua 12ª posizione assoluta nella classifica dei territori più ricchi d’Italia.
Pordenone la sorpresa
Il caso più emblematico è però quello di Pordenone. Nonostante abbia registrato l’incremento percentuale più contenuto della regione (+2,19%), la provincia della Destra Tagliamento è l’unica a guadagnare terreno nel ranking nazionale, risalendo fino al 19° posto con una media di 25.316 euro per abitante. Un segnale di resilienza strutturale che premia la solidità del tessuto produttivo locale.

Il “sorpasso” subito da Udine e Gorizia
Se Trieste e Pordenone sorridono, per Udine e Gorizia il confronto con il dinamismo del Centro-Sud si fa più complicato. Udine, pur vedendo crescere il reddito dei propri cittadini del 3,07 per cento (portandolo a 24.760 euro), è scivolata dal 27° al 30° posto nazionale. A pesare è la performance di molte province meridionali che hanno corso con incrementi superiori al 4 per cento, scavalcando la realtà friulana. Analogo il destino di Gorizia: nonostante un aumento dei redditi del 3,19 per cento (21.025 euro), la provincia perde due posizioni, attestandosi al 65° posto. In questo contesto, il Friuli Venezia Giulia appare come un’area che consolida i propri patrimoni ma che risente della pressione competitiva di territori in fase di più rapida espansione.
Il peso dei centri direzionali
A dare una chiave di lettura su questi dati è Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, che sottolinea il ruolo cruciale delle aree urbane avanzate. “Le città metropolitane e i centri direzionali si confermano hub di potenzialità in grado di offrire retribuzioni medie più elevate”, spiega Esposito. Questa capacità di concentrare funzioni ad alto valore aggiunto permette ai grandi centri, come Trieste, di attutire l’impatto del costo della vita e di mantenere standard di ricchezza elevati, proteggendo il potere d’acquisto dei cittadini meglio di quanto non avvenga nelle aree più periferiche o nella “provincia profonda”.
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