Lazio

periferie penalizzate e corse fantasma

In Campidoglio va in scena un confronto che va ben oltre i numeri. Due ore di audizione bastano a fotografare una frattura sempre più evidente: quella tra il racconto istituzionale di un servizio “potenziato” e la realtà vissuta ogni giorno dalle persone con disabilità.

Al centro della discussione c’è una scelta netta, destinata a cambiare profondamente il sistema: l’addio al trasporto collettivo. I pulmini attrezzati, con personale dedicato, sono stati archiviati.

Al loro posto, un modello fondato sul trasporto individuale tramite taxi e piattaforma digitale. Una rivoluzione che, secondo il Comune, ha reso il servizio più efficiente. Ma che, per molti utenti, si traduce in nuove difficoltà.

I numeri dell’amministrazione

Dai banchi della maggioranza arrivano dati che raccontano una crescita significativa. Gli utenti sono aumentati, passando da meno di duemila a circa tremila.

Le corse mensili hanno registrato un’impennata, arrivando a sfiorare quota trentamila. Anche le risorse economiche sono state incrementate, con un fondo che sale da 6 a 8 milioni di euro.

Il punto centrale, per l’amministrazione, è l’efficienza: il costo medio per corsa è stato ridotto sensibilmente, consentendo di ampliare la platea dei beneficiari. Un sistema più sostenibile, dunque, e — almeno secondo i dati — anche apprezzato da una larga parte degli utenti.

Il racconto delle associazioni

Ma appena si esce dalla dimensione dei numeri, emerge un’altra narrazione. Le consulte disabili parlano di un servizio che, soprattutto fuori dal centro, fatica a garantire continuità.

Il problema principale riguarda la disponibilità dei taxi. In molti casi, denunciano, le corse richieste attraverso i canali dedicati non trovano risposta. Un fenomeno che alimenta il sospetto di un rifiuto implicito verso le corse legate al servizio sociale, considerate meno convenienti.

A questo si aggiunge la scarsità di veicoli attrezzati per le carrozzine. Senza una rete adeguata e senza la possibilità di prenotare con certezza, anche gli spostamenti essenziali diventano incerti. Una visita medica, un appuntamento, una semplice uscita: tutto si trasforma in un’incognita.

E poi c’è il nodo delle periferie. Per chi vive lontano dal centro, le distanze incidono in modo decisivo: il budget individuale si esaurisce rapidamente, lasciando molte persone senza copertura per gran parte del mese.

Le proposte sul tavolo

Per superare le criticità, le associazioni avanzano una serie di proposte operative. Tra queste, l’introduzione di una carta prepagata comunale che consentirebbe agli utenti di accedere al servizio taxi senza essere identificati come “utenza sociale”, evitando possibili discriminazioni.

Si chiede inoltre di rivedere il sistema tariffario, abbandonando le tariffe fisse in favore del tassametro, così da rendere più sostenibili le tratte lunghe e incentivare i conducenti ad accettare le corse verso le aree periferiche. Fondamentale, infine, un adeguamento dei tetti di spesa alle reali esigenze di mobilità.

Una partita ancora aperta

Il confronto resta teso. L’amministrazione rivendica una riforma orientata all’efficienza e all’ampliamento del servizio. Le consulte, invece, denunciano un sistema che rischia di lasciare indietro proprio le persone più fragili.

In mezzo, resta una domanda che attraversa l’intero dibattito: quanto è realmente accessibile una città in cui muoversi diventa ogni giorno più difficile per chi ha maggior bisogno di supporto?

Perché, al di là dei numeri, la mobilità non è solo un servizio. È un diritto. E quando quel diritto vacilla, è l’idea stessa di inclusione a entrare in crisi.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »