Marche

presi atti e documenti per le indagini

ANCONA Sullo scandalo delle sacche di plasma andate sprecate nella rete trasfusionale che fa capo all’ospedale regionale di Torrette si sono accesi i fari un po’ di chiunque. Ieri mattina, i carabinieri del Nas di Ancona sono andati nel centro trasfusionale del nosocomio per acquisire documentazione e verificare la regolarità delle procedure di conservazione e smaltimento, cercando di stabilire se ci siano state negligenze amministrative o omissioni. Nel mirino ci sarebbero i dati relativi al mese di marzo, ma non è escluso che il raggio di indagine possa estendersi anche ad un periodo precedente. Stando ad un primo e parziale accertamento dei militari, le sacche gettate via sarebbero 300 (circa 250 grammi di plasma a sacca), come sostenuto da Regione e ospedale.

Le indagini

Tutta la documentazione prelevata dagli uffici del centro dovrà ora essere meticolosamente analizzata per ravvisare eventuali profili di responsabilità, non solo di natura penale, ma anche contabile: non è escluso infatti che possa ravvisarsi come ipotesi pure un danno erariale derivante dallo spreco di risorse pubbliche impiegate nella raccolta, nel trasporto e nella gestione del sangue.

La mattinata di ieri ha visto arrivare a Torrette anche i vertici del Dipartimento Salute della Regione e quelli dell’Ars per una prima ispezione ed il Centro nazionale sangue (Cns) ha avviato una verifica sul plasmagate: «Stiamo verificando con la Struttura regionale di coordinamento quanto accaduto – scrive il Cns in una nota – Al termine di questa verifica preliminare, valuteremo le opportune iniziative di competenza, in accordo alla normativa vigente».

Nei primi due mesi del 2026 la rete trasfusionale delle Marche, rileva il Cns, ha permesso di conferire all’industria farmaceutica oltre 5.200 kg di plasma, in vista di un obiettivo concordato per l’anno in corso di 35.600 kg, numero leggermente superiore a quello individuato per l’anno 2025 che era stato raggiunto e superato. Dal punto di vista della raccolta di sangue ed emocomponenti le Marche, afferma il Cns, «rappresentano una regione virtuosa con un quantitativo di plasma inviato alle aziende per la produzione di plasmaderivati (24 kg per mille abitanti) superiore alla media nazionale (15,3 kg per mille abitanti). Marche fiore all’occhiello d’Italia, dunque, ma qualcosa è andato storto.

E per capire cosa, anche la Regione si sta muovendo: ieri pomeriggio, nella giunta straordinaria convocata alle 18, è stato dato mandato al Dipartimento Salute di istituire la commissione di verifica annunciata martedì sia dal governatore Francesco Acquaroli, sia dall’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro. La commissione è composta da Massimo Mazzieri, direttore sociosanitario dell’Ast di Ancona; Edoardo Berselli, direttore medico dell’Ast di Pesaro; Antonio Canzian, direttore di medicina trasfusionale dell’Ast di Ascoli e direttore pro tempore del Dirmt; Marianna Catalini, direttrice delle risorse umane dell’Ast di Ascoli. Commissari che avranno 30 giorni di tempo per stabilire cosa sia davvero accaduto in quei primi giorni di marzo quando la criticità che si è tradotta nello spreco delle 300 sacche.

La posizione della giunta

«Siamo noi i primi a voler fare luce su cosa sia accaduto – le parole di Calcinaro – soprattutto vorremmo capire come siano stati utilizzati i quattro tecnici trasfusionali dell’Ast di Ancona ed i tre di Torrette mandati all’Officina del sangue appena segnalate le criticità». Il titolare della delega ricostruisce le tappe: «Il direttore del Dipartimento regionale di medicina trasfusionale (Dirmt) Mauro Montanari ha lanciato l’allarme sulla carenza di personale i primi del mese e l’11 marzo c’è stato un incontro a cui ho preso parte anche io, insieme al dottor Draisci, per cercare di trovare una soluzione».

Soluzione tampone trovata con i tecnici trasfusionali in prestito da Ast e Torrette: «Nel giro di quattro giorni abbiamo garantito quei rinforzi». Poi però, il 19 marzo il direttore Montanari invia una mail in cui ribadisce «la necessità di una rimodulazione temporanea per almeno 7 giorni della raccolta di sangue intero e plasma al fine di evitare una saturazione dei siti di stoccaggio degli emocomponenti, derivante dal disallineamento tra raccolta e capacità attuale produttiva dell’Officina».

La mail di risposta di Draisci arriva poco più di 3 ore dopo e chiede ai direttori dei centri trasfusionali, delle Ast e di Torrette di «porre in essere ogni azione organizzativa ed operativa utile, finalizzata ad evitare criticità di qualsiasi natura». Ma quindi, di chi è la colpa? «Questo lo accerterà la commissione – non si espone Calcinaro – ma le risorse in più erano state messe in campo. Perché non sono state usate? Senza contare che a gennaio abbiamo aumentato di 2,5 milioni di euro il budget per il personale di Torrette». I fari puntati dovranno fare luce pire su questo.




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