Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’Argentina scende in piazza per la memoria a 50 anni dal golpe fascista – CRONACA



A cinquant’anni dal colpo di stato militare fascista del 24 marzo del 1976, organizzazioni per i diritti umani, gruppi politici, sindacati e movimenti sociali hanno convocato oggi a manifestare nella Plaza de Mayo di Buenos Aires e nelle principali città del Paese per commemorare la ‘Giornata della Memoria, la Verità e la Giustizia’. Assente lo Stato, cioè il governo di estrema destra attuale, guidato dall’ultraliberista Milei.

Prevista come ogni anno la partecipazione delle Madri e delle Abuelas di Plaza de Mayo e la lettura sul palco allestito di fronte alla Casa Rosada di un documento per rivendicare l’importanza della memoria e ribadire le richieste di verità e giustizia sui crimini della dittatura guidata da Videla (1976-1981), oltre allo storico “Nunca Más” (Mai più). Il 30 ottobre 1983, con nuove elezioni, fu ripristinata la democrazia.

A distanza di 50 anni le organizzazioni dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato non chiedono più l’apparizione dei loro cari, ma esigono che venga rotto il ‘patto del silenzio’ dei militari che ancora oggi impedisce di recuperare i corpi dei ‘desaparecidos’ (ne sono stati trovati solo 1400) o conoscere l’identità degli oltre 400 bambini nati e sottratti nei centri di detenzione clandestina: “Qué digan donde están” (Che dicano dove sono).

Ma anche quest’anno – come avviene ormai dal 2024 con l’insediamento del presidente ultraliberista Javier Milei – lo faranno da soli, senza l’accompagnamento istituzionale del governo nazionale.

La Casa Rosada non ha comunicato nella sua agenda nessuna attività ufficiale legata alla commemorazione, mentre si apprende off the record che, anche in questa occasione come negli ultimi due anni, verrà diffuso sui social un filmato istituzionale in cui si affermerà la necessità di recuperare una ‘memoria completa’ dei fatti occorsi tra il 1976 e il 1983 che includa anche i crimini commessi dalle guerriglie.

L’interpretazione storica di quegli anni è sempre rimasta un terreno di disputa politica anche con il ritorno della democrazia ma il fatto inedito, con l’arrivo di Milei, è che tale disputa venga promossa adesso dallo Stato.

E la battaglia ideologica del governo contro la memoria dei crimini della dittatura, denunciano le organizzazioni per i diritti umani, è stata portata negli ultimi due anni anche sul fronte della spesa pubblica.

Sotto i colpi della motosega di Milei sono finite istituzioni considerate indispensabili come la Banca nazionale di dati genetici e l’Unità speciale di investigazione sui crimini della dittatura della Procura della Repubblica, così come lo Spazio per la Memoria dell’Esma, il più emblematico centro di detenzione e tortura della dittatura, dichiarato dall’Unesco ‘Patrimonio dell’Umanità’.

Eppure un recente sondaggio condotto dall’osservatorio Pulsar dell’Università di Buenos Aires (Uba) e dalla ong per i diritti umani Centro de Estudios Legales y Sociales (Cels) rivela che il 71% degli argentini mantiene ancora oggi una “immagine negativa del governo militare” e che “la memoria della repressione è ancora viva”.

Le cifre ufficiali che testimoniano le dimensioni e la ferocia con cui si è abbattuto sull’Argentina il terrorismo di Stato sono d’altra parte ancora ampiamente incomplete. In tutto il territorio nazionale sono oltre 800 i centri di detenzione clandestini identificati ma i corpi delle vittime recuperati negli ultimi 50 anni sono solo 1.400 e le ultime 12 vittime sono state identificate solo una settimana fa grazie agli scavi avviati nel centro di detenzione clandestino La Perla, a Córdoba, dove si stima siano passati oltre 2.400 detenuti.

Nei centri di detenzione clandestini sono stati dati alla luce oltre 400 neonati, dati in adozione illegalmente dai militari. Di questi, ad oggi, solo 140 sono stati identificati e ‘restituiti’ alle loro famiglie grazie alla ricerca instancabile delle Abuelas di Plaza de Mayo e alla creazione della Banca Nazionale di Dati Genetici.

In tale contesto di polarizzazione l’importanza della memoria è stata rivendicata d’altra parte anche dalla Chiesa. Un documento ufficiale della Conferenza Episcopale pubblicato in vista del 24 marzo ribadisce il “Mai più (Nunca más) alla violenza della dittatura” avvertendo inoltre su una “crescente tendenza all’autoritarismo” nel Paese e denunciando “il predominio di una ideologia della sopravvivenza del più forte sul più debole”.




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