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La Juventus ha pronti due piani per Spalletti


Tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, lontano dalle partite perché nella loro prossimità Spalletti si carica di tensione (è ancora emotivamente sottosopra per il pareggio con il Sassuolo), Comolli e Chiellini proporranno all’ex ct un futuro sottoponendogli un piano A e un piano B, a seconda di come andrà a finire il campionato, con o senza Champions.

Avanti insieme a prescindere

Oggi il quarto posto è lontano quattro punti (la Juventus deve farne uno più del Como, in vantaggio nei confronti diretti), ma il club ha deciso di andare avanti con Spalletti a prescindere perché ne ha apprezzato il lavoro di questi mesi, anche se non si è tradotto in risultati concreti (quinto era Tudor, quinto è lui), e perché c’è la convinzione che stabilità e continuità siano necessarie.

La posizione dell’allenatore

Lucio, da parte sua, non ne fa una questione di Champions o meno: se decidesse di restare, lo farebbe anche senza la coppa importante, la cui mancanza inciderebbe non tanto sul prestigio quanto sui programmi di rinforzo della squadra. Tra il piano A e il piano B ballano 50 milioni, suppergiù, al netto di un possibile, nuovo, ennesimo aumento di capitale su cui la proprietà sta ragionando. Dal 2019 a oggi, sono stati pompati nelle casse sociali 998 milioni. Mai stati i soldi, il problema, ma il modo di usarli.

Il mercato

Per Spalletti è fondamentale la chiarezza, oltre alla condivisione delle strategie, da cui Tudor fu tagliato fuori. In queste settimane, l’ex ct ha sparso messaggi ed allusioni che chi doveva cogliere avrà colto, dalla perplessità sulle scelte suggerite dai dati (“Le statistiche danno un indizio, non un giudizio”) alla direzione indicata un mese e mezzo fa: “Se dovessi essere io l’allenatore, è chiaro che con la società cercheremmo di inserire calciatori che realmente migliorano la squadra, evitando investimenti inutili”. Evitando, cioè, di ripetere ciò che è stato fatto l’estate passata, quando sono stati spesi 125 milioni in larga parte buttati via, visto che hanno dato una qualche resa solamente i 40, comunque troppi, investiti per Conceiçao, mentre David e Openda sono scivolati nelle gerarchie persino dietro a un falso centravanti come Boga o al dimenticato Milik. Secondo Spalletti, servono 5-6 giocatori di livello perché la Juve possa competere per lo scudetto e Comolli sarebbe pronto a garantirglieli, anche se senza Champions sarebbe inevitabile un sacrificio pesante sul mercato: ogni indizio porterebbe a Yildiz, che con l’età e la qualità che ha addosso gli occhi di mezza Europa e che potrebbe assicurare una novantina di milioni. Di fatto, un aumento di capitale. Ma la dirigenza (e figurarsi se su questo Spalletti non è d’accordo) non vorrebbe muoversi in questo modo, perché il giovane turco è considerato il simbolo del nuovo ciclo: venderlo a pochi mesi dal rinnovo del contratto sarebbe la rinuncia strategica a un programma ambizioso, per cui si pensa di incassare con altri giocatori, come ad esempio Cambiaso (è nel mirino del Barcellona), Thuram, Kelly, Kalulu. In caso di quarto posto i margini di manovra sarebbero più ampi, ma difficilmente ci sarebbero le risorse per piazzare più di un paio di colpi di livello (uno in attacco e uno a centrocampo: Kolo Muani ed Ederson sono profili di riferimento), perciò la Juve si sta muovendo a tappeto sul mercato degli svincolati, inclusi prestigiosi over 30 come Bernardo Silva o Rüdiger. A Spalletti interessa che i nomi abbiano la sua approvazione e che la società sia chiara nella definizione degli obiettivi. A gennaio ha preferito stare senza l’attaccante che aveva chiesto perché, non potendo raggiungere Mateta o Kolo Muani, cioè le punte con le caratteristiche che gli servivano, ha preferito non accettare un ripiego che sarebbe stato, appunto, “un investimento inutile”. Sarà convincente? Lo convinceranno?


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