Governo, Delmastro va da Nordio e rassegna «dimissioni irrevocabili» – CRONACA
Il no a valanga alla riforma della giustizia fa cadere due teste eccellenti a Via Arenula. Il sottosegretario Delmastro, travolto dall’indagine sul ristorante di cui era socio con la figlia di un condannato per mafia, e la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, indagata per il caso Almasri e protagonista di toni forti durante la campagna referendaria, si dimettono.
«Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza.
Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio», dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla giustizia (Fratelli d’Italia).
La vicenda è quella dell’inchiesta sull’ex socia del sottosegretario Delmastro, Miriam Caroccia, 18 anni, e sul padre Mauro, in carcere per una condanna a 4 anni, per riciclaggio e intestazione di fittizia legata ad alcune società tra cui ‘Le 5 Forchette’.
Si cerca di accertare la natura del denaro utilizzato dai Caroccia per costituire le società e in particolare per la ‘Bisteccheria d’Italia’ a Roma. Nel locale, l’esponente di Fratelli d’Italia è stato almeno una volta a cena, in presenza del ristoratore condannato per mafia.
Circostanza immortalata in alcuni scatti che ritraggono anche una cena con la capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, e alcuni responsabili dell’amministrazione penitenziaria.
“La valutazione dei se e dei come non ci basta: il sottosegretario Delmastro e la vicepresidente in Piemonte Chiorino, che oggi non si è presentata in Consiglio, devono dimettersi, senza se e senza ma”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico, su Delmastro e Chiorino.
“Basta con le scuse trovate da Giorgia Meloni e Alberto Cirio, che parlano di leggerezza e di persone per bene: continuano a uscire foto che che smentiscono le, già timide, ricostruzioni dei protagonisti – prosegue la deputata dem – Nessuno però continua a spiegare perché Andrea Delmastro, Elena Chiorino ed altri rappresentanti piemontesi di Fratelli d’Italia abbiano aperto una società insieme ad una ragazza di 18 anni figlia di un prestanome del clan Senese”.
“Qui non c’è un problema penale. Non per ora, almeno. C’è un’enorme questione morale, etica e politica dalla quale non si può scappare. Questa vicenda non può essere archiviata o derubricata come “leggerezza”. Per dignità delle istituzioni che rappresentano, del Paese che dicono di amare, Delmastro, Chiorino, Zappalà e Franceschini devono dimettersi dalle loro cariche e chiarire una vicenda inquietante in ogni dettaglio” conclude Gribaudo.
Le indagini delle procure da un lato, le esternazioni continue dall’altro, parole spesso sopra le righe. E i veleni che hanno attraversato i corridoi del ministero per mesi e che hanno spinto diversi dirigenti a lasciare l’incarico. Il terremoto che ha travolto via Arenula con le dimissioni del duo Bartolozzi-Delmastro non nasce oggi e la sconfitta al Referendum sulla riforma della giustizia è la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Che si è riempito nelle ultime settimane con gli sviluppi giudiziari dei casi Caroccia e Almasri.
Per l’esponente di Fratelli d’Italia fatale è risultata proprio l’ultimo guaio giudiziario, la vicenda legata a presunti affari con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan di stampo camorristico dei Senese. Il caso della società ‘Le 5 Forchette’, una srl di cui il sottosegretario ha detenuto quote azionarie, è finita sotto la lente dei pm di piazzale Clodio che hanno avviato una indagine per riciclaggio e intestazione fittizia a carico di Mauro Caroccia, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna a 4 anni, e della figlia 19enne che compare come azionista della società proprietaria del ristorante romano ‘Bisteccheria d’Italia’.
Al momento Delmastro è solo lambito dall’attività della Dda, che ha affidato alla Guardia di Finanza una delega che ha come primo obiettivo accertare la natura del denaro utilizzato dai Caroccia per la società (si passeranno a setaccio conti correnti e dichiarazione dei redditi) e il modo in cui sono entrati in contatto con Delmastro – che avrebbe frequentato il locale fino al gennaio scorso – siglando l’accordo davanti ad un notaio di Biella. La questione potrebbe finire all’attenzione anche della procura di Torino proprio perché la società è stata costituita a Biella.
Ma la competenza della Dda subalpina potrebbe radicarsi solo nel caso in cui venisse ipotizzata un’aggravante di tipo mafioso al “trasferimento fraudolento di valori”, il reato del codice penale che riguarda l’attribuzione di cariche e quote di una società a dei prestanome. Sempre Delmastro è poi atteso in Corte d’Appello il 22 aprile per il processo che lo vede imputato di rivelazione del segreto d’ufficio in relazione alla vicenda dell’anarchico Cospito. In primo grado è stato condannato a 8 mesi.
Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni fatte in Parlamento dal vicepresidente del Copasir e responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, nel febbraio del 2023. Il collega di partito di Delmastro riferì alla Camera il contenuto di conversazioni avvenute nell’ora d’aria nel carcere di Sassari tra Cospito e detenuti di Camorra e ‘Ndrangheta, anche loro al 41 bis.
Informazioni che Donzelli aveva avuto proprio da Delmastro, che da sottosegretario aveva la delega al Dap. Altro caso controverso che ha coinvolto l’ex sottosegretario è quello dello sparo durante una festa di Capodanno nel 2024 costato una condanna ad 1 anno e 3 mesi per il parlamentare Emanuele Pozzolo, poi espulso dal FdI e ora con Vannacci.
C’è invece Bartolozzi nella vicenda del generale Almasri, il militare libico accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese.
Il Parlamento ha fermato l’indagine del tribunale dei ministri dei confronti del sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi. Ma ora la procura di Roma sarebbe pronta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ormai ex capa di gabinetto, accusata di false informazioni a pm. La sua versione dei fatti è stata infatti definita dai giudici del tribunale dei ministri come “inattendibile” e “mendace”.
L’ex braccio destro del ministro Nordio nelle ultime settimane è stata al centro anche di violente polemiche per alcune affermazioni fatte in campagna elettorale. Nel corso di un dibattito televisivo ha invitato a votare sì per “togliere di mezzo la magistratura” che, a suo dire, è come “un plotone di esecuzione”.
Parole che hanno scatenato tutta l’opposizione nel chiedere le dimissioni della dirigente più in vista del ministero di via Arenula, ribattezzata la ‘zarina’. Un soprannome che nasce all’interno del dicastero, dove il clima di veleni ha portato alle dimissioni di una serie di figure apicali, tra le quali quella avvenuta nell’aprile dello scorso anno di Luigi Birritteri, capo del Dipartimento affari di giustizia (Dag) e che gestì proprio il caso Almasri, ma anche del capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria Gaetano Campo e del capo del Dap Giovanni Russo.




