Toscana

Assemblea pubblica di aggiornamento sul progetto di asfaltatura del Pratomagno


Le montagne sono sotto assedio: quali prospettive? Questo il titolo dell’evento organizzato per sabato 28 marzo da parte di Casentino Antifascista e il Collettivo Bujanov.

 Il programma prevede alle 16.30 l’assemblea pubblica, alle 19,30 pastasciutta antifascista e alle 20.30 “canzoni, letture, chiacchiere su Jacopo Bordoni e Altre Storie”, a cura di P. Lanini & Quota Parte, R. Zuccari, S. Brunocilla, E. Gangi.

“Nel 2021 la giunta regionale della Toscana, a guida Giani, stanziava quasi 2 milioni di euro per interventi di “riqualificazione” della strada di crinale del Pratomagno, che unisce il Rifugio Secchieta al versante del Valdarno attraverso il c.d. traforetto – spiegano gli organizzatori – Una strada che si snoda attraverso una zona protetta a livello nazionale ed europeo. Gli interventi erano approvati nel 2022 dai Comuni di competenza (Loro Ciuffenna, Castel San Niccolò e Montemignaio), nel silenzio assoluto e senza il minimo coinvolgimento della popolazione. II progetto complessivo era di una sconcertante basilarità: asfaltatura integrale della strada bianca di crinale per oltre 12 km. Le vere finalità, se guardate attraverso lenti politiche e senza condizionamenti, altrettanto banali: la definitiva funzionalizzazione della montagna a interessi economici e logistici ad ampio raggio. Niente a che vedere con “il ripristino, la messa in sicurezza, la manutenzione” formalmente perseguiti. Ulteriore aumento del turismo, nuove strutture ricettive, industria energetica e del legname, ampliamento di strutture di telecomunicazioni. Questa poteva essere l’unica spiegazione alla base di un progetto insensato, con un impatto devastante e irreparabile sulle specie naturali e animali presenti, e del tutto inutile e dannoso per gli abitanti. In un’epoca di crisi di accumulazione dei profitti, rallentata la “crescita” e le possibilità di sfruttamento della valle e dei centri urbani, anche le zone montane e selvatiche sono finite inevitabilmente tra gli obiettivi della speculazione, che vede forte accelerazione nel contesto attuale di Terza Guerra Mondiale e di scellerata corsa al riarmo. Sin dall’inizio del 2024 un gruppo di cittadini e attivisti delle due vallate, anche con questa consapevolezza e nella spinta di autentica difesa della Natura, si univano per contrastare radicalmente il progetto, promuovendo assemblee pubbliche, manifestazioni, campagne mediatiche e sostenendo il gruppo dei tecnici che a livello amministrativo richiamavano al rispetto dei vincoli. La lotta conseguiva dei risultati, di cui siamo orgogliosi, ma che non ci accontentano. Il 21 ottobre 2025, pochi giorni dopo le elezioni regionali, il progetto di asfaltatura, seppure in una versione ridotta e rivista, con un’estensione di 3 km e la prescrizione di lavori mitigatori, è stato definitivamente approvato. 3 km non sono 12, la Regione Toscana ha dovuto rivedere la propria iniziale posizione, gli Enti Locali hanno dovuto correggere la “spavalderia” originaria, ma rimane il nodo politico del progetto, la visione che ne sostiene finalità e contorni e che dobbiamo necessariamente affrontare alla radice, senza possibili mediazioni e rinvii. Quali interessi sono all’origine degli interventi? Cosa rappresentano oggi le montagne per il sistema capitalistico? Perché sentiamo di trovarci sotto assedio e cosa difendiamo quali abitanti di luoghi periferici e controurbani? Per questo invitiamo tutta la cittadinanza a un’assemblea pubblica, per un aggiornamento sullo stato del progetto e per capire insieme come proseguire la mobilitazione, mantenendo una prospettiva generale e complessiva, che dai 3 km di asfaltatura del Pratomagno porta alle Alpi Apuane, deformate dall’industria estrattiva, al Mugello e al Monte Amiata, soggiogati a interessi industriali-energetici, alla Montagna Pistoiese, obiettivo dell’industria del divertimento invernale, fino alle nuove basi militari nel Parco di Migliarino-San Rossore a Coltano, e oltre, guardando per esempio alla Val di Susa, a Cortina, allo Stretto di Messina.”

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