Carburanti, i tagli non bastano: a Bolzano il diesel più caro d’Italia – Cronaca
BOLZANO. Il taglio delle accise sui carburanti? Qualche vantaggio, minimo, si è visto. Ma non è tutto oro ciò che apparentemente luccica. Perché se si guardano i dati nazionali diffusi dal ministero, l’Alto Adige rimane sempre nei primi posti: siamo ancora i più cari d’Italia per il gasolio, e i quarti a livello nazionale per la benzina. Solo in autostrada si paga in media di più. Il taglio delle accise poi, come spiegano i benzinai, ha avuto effetti meno impattanti del preteso a livello politico, perché le compagnie petrolifere che avevano acquistato a prezzi alti non vogliono rimetterci. A rimetterci sono i distributori e i clienti.
In questi giorni, chi non ha necessità non fa il pieno, si fanno solo pochi litri. A pesare, come fa notare la Cgia di Mestre a livello nazionale, sono i rincari per chi è costretto a fare il pieno per lavoro: taxisti, autotrasportatori. E, alla fin fine, a pagare saranno gli utenti finali. Compreso chi si reca al supermercato a fare la spesa.Il recente taglio sulle accise in Alto Adige ha avuto, in assoluto, il suo peso. Ma lo sconto, se così vogliamo chiamarlo, è stato più importante per il semplice fatto che da noi i carburanti costavano di più che altrove. Il gasolio, dopo il taglio alle accise, in Alto Adige costa in media 17,1 centesimi in meno al litro. Un pieno costa 8,55 euro in meno. Per la benzina, il vantaggio è di 18.6 cent al litro, il che si traduce in 9,3 euro in meno per un pieno. I conti sono stati effettuati dall’Unione nazionale dei Consumatori.
Se però si considerano le tabelle sui numeri assoluti, rimaniamo tra i più costosi. Parlando di gasolio self service, tolte le autostrade dove, in media, si sforano i due euro al litro, Bolzano rimane la più cara d’Italia: la nafta sta a 1,984 euro al litro. Sulla benzina siamo messi soltanto un pochino meglio: tolte sempre le autostrade, che restano al primo posto, Bolzano è al quarto, con 1,736 euro al litro.Come chiarisce l’Unione consumatori, dopo tre giorni da quando è entrato in vigore il taglio delle accise sui carburanti di 20 cent, 24,4 con l’Iva, non solo i prezzi del gasolio in autostrada sono ancora sopra i 2 euro, ma in nessuna regione italiana si è raggiunta quella riduzione. Inoltre, a dimostrazione che questa anomalia non dipende dal rialzo del greggio, persistono divari regionali ingiustificabili.
Fra i più in difficoltà, come fa notare la Cgia di Mestre, taxisti, Ncc, bus turistici, agenti di commercio. Per non parlar dei trasporti merci.«Siamo i più cari tutto l’anno, crisi o non crisi», commenta Walter Soppera, presidente dei benzinai Figisc in seno all’Unione commercio. «Tutti sfruttano il fatto che stiamo bene, che qui si vive bene. Ci speculano tutto l’anno».Le grandi società petrolifere, spiega, «per evitare di abbassare i prezzi di 20-25 cent per via del calo delle accise, hanno aumentato i prezzi, così non perdono i loro guadagni». La questione è molto complessa, perché dipende sia da quando le compagnie hanno acquistato i carburanti, sia da quando l’ordine è stato effettuato e subito pagato (non è dilazionabile) dai singoli benzinai.
Poi ci sono di mezzo i conguagli sulle accise. «Tutte questioni che i clienti non conoscono. Per il cliente è brutto trovarsi rincari di 30-35 centesimi al litro. Il primo giorno degli aumenti, tutti a fare il pieno. Nei giorni successivi, si va a gocce. Se prima vendevamo 6000 litri al giorno, adesso siamo a 3000. Il problema vero non riguarda il tempo libero, il weekend. Nelle peste soprattutto gli autotrasportatori, con i costi che lievitano».




