dati e reazioni della politica
Bologna dice No. Con il 63,62% dei voti contrari alla riforma dell’ordinamento giurisdizionale – 345.308 preferenze contro le 197.450 del Sì (36,38%) – la provincia felsinea chiude lo scrutinio con un risultato netto e definitivo: tutte le 1.055 sezioni hanno votato, su 776.517 elettori si sono recati alle urne in 545.579, pari al 70,26%.
Un’affluenza straordinaria per un referendum, che si inserisce in un quadro nazionale coerente: da Milano a Napoli, da Torino a Firenze, i principali centri urbani del Paese hanno respinto in larga maggioranza la riforma, confermando una frattura geografica e sociale che il centrodestra dovrà necessariamente leggere con attenzione.
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L’affluenza: un dato politico in sé
Prima ancora del merito del voto, a fare notizia è la partecipazione. Il dato di affluenza nei comuni della provincia bolognese si attesta stabilmente oltre il 60%, con punte significative: Castenaso guida la classifica con il 74,04%, seguita da Granarolo dell’Emilia (73,23%), Zola Predosa (72,42%), Monte San Pietro (72,25%) e Sala Bolognese (72,29%). Anche il comune capoluogo si ferma al 71,63%, un risultato che per un referendum -strumento storicamente penalizzato dall’astensionismo – rappresenta un segnale politico difficile da ignorare.
I comuni montani e dell’Appennino segnano percentuali più contenute, con Alto Reno Terme (60,89%), Monghidoro (61,58%) e Galliera (62,75%) tra i valori più bassi, comunque al di sopra della soglia del 60%.

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De Pascale: “Riforma unilaterale, risposta chiara degli italiani”
Un’analisi pungente arriva dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. “Tutti i precedenti di modifiche così impattanti e unilaterali hanno politicizzato, e anche in questo caso ovviamente si è politicizzato, e gli italiani hanno dato una risposta molto chiara”, dichiara de Pascale, indicando nella scelta della premier di esporsi personalmente una delle ragioni sia dell’alta affluenza che dell’esito. “La scelta fatta legittimamente dalla presidente del Consiglio negli ultimi giorni di chiedere una sorta di voto anche su di sé ha portato sicuramente più persone a votare”, afferma, aggiungendo che tale dinamica ha spinto al voto tanto i sostenitori di Meloni quanto i suoi oppositori, “oppure ha spronato tutti a documentarsi ulteriormente”. La conclusione è netta: “È chiaro che la scelta di fare una riforma unilaterale politicizza”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario provinciale del Pd, Enrico Di Stasi, che parla di “grande gioia, sia dal punto di vista dell’affluenza che dell’esito”. “Bologna e l’Emilia Romagna hanno, come sempre, dato un contributo determinante e una spinta formidabile” sottolinea il dem. Il risultato, a suo avviso, “manda un messaggio chiaro e netto anche al governo Meloni che dovrà riflettere su quello che è il reale sentimento del Paese”. Di Stasi cita anche il tema dei fuori sede: il lavoro del Pd avrebbe “vanificato l’escamotage del governo per tenere fuori i giovani studenti dal voto”.
Le parole di Lepore
L’affluenza, così come precisa anche il sindaco Matteo Lepore, è stata determinante per trainare il No: “Bologna ha dato un contributo decisivo per la rimonta, si tratta di un risultato molto importante a difesa della Costituzione italiana e della buona giustizia. Gli italiani sono stati chiari con il Governo. Voglio ringraziare i bolognesi perché ancora una volta hanno dimostrato i valori di partecipazione e amore per la democrazia, tipici della nostra città. A livello politico nazionale ora la partita è aperta, vincere le prossime elezioni politiche per il Centrosinistra è possibile, serve parlare a tutto il Paese con sincerità e passione”.
Rifondazione: “Gli italiani non si fanno ingannare”
Arriva anche la voce di Rifondazione Comunista. “La vittoria larghissima del No a Bologna ci dice che gli italiani non si fanno ingannare”, dichiara Riccardo Gandini, segretario provinciale del Prc. “La riforma Nordio era finalizzata a proteggere i potenti dalle inchieste della magistratura, la Meloni su tante possibili riforme ha voluto dare la priorità a questa e ha perso”. Gandini conclude con una stoccata sulle priorità del governo: “Le uniche riforme che necessita il Paese sono quelle che riducono il carovita e la disoccupazione, sempre più in crescita”.
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Meloni: “Rammarico per un’occasione persa”
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accettato la sconfitta in un breve video sui social, con tono sobrio e senza polemiche, ma senza neanche fare un passo indietro. “Il governo ha fatto quello che aveva promesso”, afferma, ricordando che la riforma della giustizia era parte integrante del programma elettorale della coalizione. Dopo averla sostenuta fino in fondo, spiega, la scelta è stata rimessa ai cittadini, e il loro verdetto va rispettato. Resta il rammarico per quella che definisce un’occasione persa di modernizzare il Paese, ma l’esito referendario non cambia l’agenda dell’esecutivo: “Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”.
Sulla stessa linea nazionale Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “L’esito del referendum non incide sul governo, l’avevamo detto fin dall’inizio”. Bignami esclude ricadute sulla riforma della legge elettorale e sull’agenda parlamentare del centrodestra.
Il centrodestra bolognese: dialogo e autocritica
Nicola Stanzani, segretario provinciale di Forza Italia a Bologna e capogruppo in Consiglio comunale, offre la lettura più riflessiva del centrodestra locale. “Abbiamo provato in tutti i modi a portare il dibattito sul merito”, dichiara, accusando il fronte del No di aver trasformato la consultazione in un referendum pro o contro il governo. La lezione che trae è chiara: “Le riforme costituzionali si fanno con la pazienza del dialogo e del compromesso. Eravamo gran parte d’accordo tra forze politiche, bisognava trasformare quell’accordo di fatto in un accordo sulla carta. Non è stato fatto, sia di insegnamento”. Poi l’invito a voltare pagina: “Ora ci si concentri sulle gravi urgenze, con la crisi geopolitica che incide anche sulle tasche dei cittadini bolognesi”.
Sulla stessa linea Daniele Aiello, responsabile nazionale dell’organizzazione di Forza Italia Giovani, che accetta il risultato “con rispetto” e, citando Tajani, esclude ricadute sull’esecutivo. Chiude con un appello: “È il momento di abbassare i toni. La giustizia non può essere terreno di scontro, ma deve tornare a essere un obiettivo condiviso”.
Guarda già alle comunali bolognesi Matteo Di Benedetto, segretario provinciale della Lega: “È un’occasione persa, ma dobbiamo essere soddisfatti del lavoro svolto”. Il voto referendario diventa per lui un trampolino: “È un invito a tutti coloro che vogliono un cambio di passo a Bologna. Abbiamo bisogno di un sindaco che abbia come primo obiettivo il bene dei bolognesi”.
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