Cultura

Cena di Classe, commedia tutt’altro che originale: usato sicuro in un’opera senza identità

Cena di Classe è uno di quei film che vedi perché arrivi a sederti in poltrona al cinema con la pretesa di essere spensierato per poco più di un’ora e mezza. A rendere il proposito più facile ci pensa un cast corale ben congegnato: da Beatrice Arnera ad Herbert Ballerina, passando per Andrea Pisani e Nicola Nocella, fino a Giovanni Esposito e Giulia Vecchio. Gran parte della scena comica attuale italiana è all’interno di questo lungometraggio diretto da Francesco Mandelli che arriva alla sua quarta regia (se escludiamo i film de I Soliti Idioti) per mettere insieme una commedia degli equivoci dalle profonde emozioni.

Gli riesce apparentemente tutto, ma terminata la visione resta comunque una sensazione di incompiutezza. Come se fossimo al cospetto di qualcosa particolarmente apprezzabile, ma evidentemente già visto. Il timore di essere davanti a un dejavù non è dato esclusivamente dalla canzone Cena di Classe dei Pinguini Tattici Nucleari (Riccardo Zanotti, a proposito, è tra i firmatari del soggetto di serie) che suscita ricordi e suggestioni di un certo tipo, ma proprio dalla percezione di aver assistito a qualcosa di già visto.

Cena di Classe e la sensazione di film già visto

Poi, mentre i titoli di coda scorrono per rendere omaggio alla professionalità di attori, attrici e operatori, maestranze e collaboratori di ogni tipo, i pezzi del puzzle cominciano a unirsi e ogni impressione comincia ad avere un senso compiuto e un rimando ben preciso. Cena di Classe non è una commedia, ma un collage: si tratta di circa 4 film assemblati nello stesso lungometraggio. Nello specifico: Notte Prima degli Esami, Compagni di Scuola, Una Notte da Leoni e Funeral Party.

Cena di Classe Herbert Ballerina Beatrice Arnera Andrea Pisani
Herbert Ballerina, Beatrice Arnera e Andrea Pisani durante una scena del film (Ufficio stampa Medusa) – Cineblog

Le reference sono chiare e anche i collegamenti risultano piuttosto spontanei in un gioco di incastri e retorica ben riuscito. Mandelli resta fedele a quella che è stata la scrittura di Lipari, Pisani, Rosato e Zanotti per lasciare spazio all’estro e all’affiatamento di un cast corale che – anche per ragioni extra professionali – si conosce a menadito. La sinossi è semplice: diciassette anni dopo il diploma, gli ex compagni della 5D si ritrovano per il funerale di Pozzi, l’amico che durante il liceo li filmava mentre parlavano del futuro, convinti di poter cambiare il mondo. Dopo la cerimonia decidono di andare a cena insieme.

L’ombra di Verdone e Vanzina

Quella che inizia come una rimpatriata nostalgica, tra imbarazzi, battute e alcol, degenera rapidamente in una notte fuori controllo. Complice una sostanza somministrata di nascosto, il gruppo finisce per entrare nella sua vecchia scuola, dando vita a un’esplosione di eccessi, giochi assurdi e regressione infantile, culminata in una serie di confessioni filmate accanto alla bara dell’amico. Al mattino si risvegliano senza ricordare nulla: la scuola è devastata, la bara è scomparsa e loro sono bloccati all’interno dell’edificio. Per uscire, saranno costretti a ricostruire quanto accaduto e a confrontarsi con le verità emerse durante la notte, scegliendo se restare prigionieri del passato o assumersi finalmente la responsabilità dell’età adulta.

Cena di Classe Nicola Nocella Herbert Ballerina Giovanni Esposito
Nicola Nocella, Herbert Ballerina e Giovanni Esposito sul set (Ufficio stampa Medusa) – Cineblog

Ci sono i compagni di classe che si rivedono dopo tanto tempo, c’è il fattore sorpresa coniugato agli imprevisti di una notte brava e compare persino il feretro che non si trova. Un mix di espedienti già noti e profondamente riconoscibili confluiti in un unico prodotto. Funziona? Sì. Ce n’era bisogno? Forse. Nel senso che il cinema italiano ha necessità di trovare nuovi spunti e qualcuno che racconti il mondo che cambia. Enrico Vanzina, pochi mesi fa, ha affermato che oggi non c’è più qualcuno disposto a raccontare le evoluzioni di una generazione al cinema.

Una commedia degli equivoci lontana dall’originalità

Mandelli ci è riuscito con una scrittura dinamica che ha dato vita a una regia particolarmente curata che, però, ha svolto il “compitino” senza andare oltre. Questo è un film divertente, anche profondamente leggero, ma non sposta – in termini emozionali – quello che molti già potevano conoscere o apprendere guardando le opere a cui questo lavoro è ispirato. Una sorta di Compagni di Scuola 2.0 con una spruzzata di Una Notte da Leoni, Notte Prima degli Esami e il tocco finale con i riferimenti a Funeral Party.

In un momento in cui si chiede, alla settima arte italiana, di portare alla ribalta novità anche in chiave comica, il risultato è una minestra riscaldata (gustosa, senza dubbio) che non smuove affatto gli equilibri vigenti. Il cinema italiano, in termini di commedia, non può farsi bastare il ‘fenomeno Zalone’ per vedere alzare l’asticella del genere ogni 5-6 anni.

La scena comica attuale sul grande schermo

Le aspettative attorno a questo film erano piuttosto alte anche perché il gruppo di autori e sceneggiatori è completamente rinnovato. Non ci sono, in altre parole, i soliti noti del settore. Si è data fiducia a facce nuove e nomi nuovi in ambito creativo. La scena comica attuale è questa e va benissimo, ma forse al cinema – per restituire un certo tipo di ebbrezza e anche un filo di stupore – serve davvero qualcosa in più e molto diverso da una semplice “replica” di lavori ben riusciti.

L’opera è un assemblaggio di emozioni che arrivano allo spettatore, ma non lasciano il gusto di rivedere ulteriormente il lungometraggio. Aspetto fondamentale se si vuole far leva su malinconia e nostalgia. Mandelli dell’opera ha detto:

“Il tema centrale del film è la riconnessione. Non l’individualismo, ma la forza del gruppo: i protagonisti riescono a trovarsi davvero solo quando smettono di essere soli e tornano a essere una classe. Cena di Classe parla, prima di tutto, del desiderio di stare insieme.

Durante la preparazione del film ho rivisitato molti titoli che raccontavano intere generazioni. Negli anni ’80 e ’90, sia in Italia che negli Stati Uniti, il cinema riusciva spesso a catturare i giovani del proprio tempo — penso a Vanzina in Italia o a John Hughes negli USA. Poi questa tradizione si è interrotta. I Millennials non hanno mai avuto davvero un film che li rappresentasse, e questo vuole essere il primo.

Le dinamiche raccontate sono universali — crescere, fallire, cercare di appartenere — ma viste attraverso la lente della vita contemporanea”.

Ritratto (parziale) di una generazione smarrita

Il regista, non a caso ha citato Vanzina, vuole elevare Cena di Classe a un’opera di rappresentanza. La differenza, però, con i capostipiti del genere di riferimento è che Compagni di Scuola si ricorda ancora oggi, Una Notte da Leoni anche. Lo stesso vale per Funeral Party. Il motivo è semplice: questi film sono diventati indelebili non solo perchè hanno occupato un “vuoto contenutistico” che c’era in quegli anni, ma anche e soprattutto perchè lo hanno fatto in maniera originale e inedita. Si sono affidati a riferimenti e influenze del passato, senza però scimmiottarle.

In Cena di Classe, invece, troviamo schemi già visti e sketch comici noti proprio perché i modelli di ispirazione sono ben chiari e visibili. Di inedito c’è poco o nulla. Poi le risate arrivano ugualmente, così come qualche lacrima viene versata. Le emozioni, però, sono figlie dei ricordi personali che ciascuno di noi può avere dinnanzi a un certo tipo di opere. L’ultimo film diretto da Mandelli è una macchina funzionante che regge anche il giro della pista, ma non fa venire voglia di un’altra passeggiata con gli interni tirati a lucido.

La copia di mille riassunti

Sicuramente il film, in estrema sintesi per evitare spoiler, ricorda che si stava meglio quando si stava peggio per i Millennials. L’età adulta, per le nuove generazioni, resta un grande punto interrogativo. L’altra grande domanda, però, rispetto a questo film, è: serviva davvero un’opera comica che, citando Giudizi Universali di Bersani, è solo la copia di mille riassunti?




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