Clan La Rosa di Tropea: la Dda chiede il processo per 46 indagati
Nuovo step dell’inchiesta che coinvolge 46 persone, ritenute ai vertici e affiliate al clan La Rosa di Tropea nell’ambito dell’operazione Call Me, coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha chiesto il processo per tutte. La richiesta del “pizzo” a commercianti e imprenditori locali, costretti a versare somme di denaro per evitare ritorsioni e gli ordini impartiti dal carcere tramite i cellulari.
Il 13 aprile prossimo nell’aula bunker del tribunale di Catanzaro, in via Paglia inizierà l’udienza preliminare nei confronti di presunti capi e gregari del clan La Rosa di Tropea chiamati rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e trasferimento fraudolento di valori. In tutto 46 persone.
Secondo l’accusa, neppure la detenzione avrebbe interrotto i collegamenti tra i vertici del clan e gli affiliati rimasti in libertà. Dalle carceri italiane, attraverso canali di comunicazione ritenuti illeciti, i boss avrebbero continuato a impartire ordini e a mantenere il controllo delle attività criminali sul territorio tropeano. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e della Finanza – il cui blitz scattò l’8 aprile 2025 – ricostruisce un sistema estorsivo ancora pienamente operativo, con la richiesta del “pizzo” a commercianti e imprenditori locali, costretti a versare somme di denaro per evitare ritorsioni.
Le indagini hanno evidenziato come il clan La Rosa fosse in grado di assicurare continuità operativa all’organizzazione, nonostante la carcerazione dei suoi esponenti apicali, confermando la forza intimidatrice e la pervasività del sodalizio mafioso.
LA DDA DI CATANZARO: PROFESSIONISTI DEL CRIMINE
Dei veri e propri “professionisti del crimine”, vengono definiti gli indagati dagli inquirenti i cui accertamenti investigativi avevano evidenziato la facilità con la quale vengono introdotti cellulari e altri dispositivi radiomobili dietro le sbarre, ma anche tablet e la comunicazione addirittura di tipo telematico attraverso wi-fi.
Tra i reati maggiormente commessi dai presunti membri della ’ndrina di Tropea commissionati ai propri sodali via cellulare dai detenuti in carcere risulta essere l’estorsione. Altro aspetto interessante sotto l’aspetto investigativo è il ruolo ricoperto dalle mogli e compagne dei presunti vertici del sodalizio finalizzato ad assicurare il collegamento tra detenuti e il mondo esterno e il controllo del territorio. Sodalizio che chiaramente utilizzava un proprio criptico per camuffare le attività estorsive, facendo quindi ricorso a termini come “arancina”, “polpette”, “litri d’olio”, con i proventi illeciti che confluivano nella cassa comune, la cosiddetta “bacinella” gestita dai familiari più stretti, mentre il controllo del territorio era delegato a soggetti affini che provvedevano materialmente al ritiro del contante dai commercianti.
GLI INDAGATI NELL’INCHIESTA CALL ME SUL CLAN LA ROSA DI TROPEA
Questi, dunque gli indagati a rischio processo: Carmela Addolorato, 88 anni, di Tropea, Erminia Bisogni, 57 anni, di Vibo Valentia; Michele Bruzzese, 43 anni, di Tropea; Natascia Bruzzese, 44 anni, di Rombiolo; Pamela Bruzzese, 42 anni, di Briatico; Piergiorgio Centro, 57 anni, di Tropea; Tomasina Certo, 61 anni, di Tropea; Giuseppina Costa, 48 anni, di Zaccanopoli; Damiano Fabiano, 35 anni, di Chiaravalle Centrale (CZ); Alessandro Romeo Fargnoli, 25 anni, di Piedimonte Matese; Carmine Fargnoli, 26 anni, di Piedimonte Matese; Dina Fargnoli, 48 anni, nata a Teano; Faustino Fargnoli, 48 anni, di Teano; Marco Fargnoli, 53 anni, di Caserta.
E ancora, Maria Noemi Fargnoli, 23 anni, di Piedimonte Matese; Robert Fargnoli, 52 anni, di Vairano Patenora; Robert Junior Fargnoli, 28 anni, di Pedimonte Matese; Toni Fargnoli, 45 anni, di Teano; Armando Michele Federici, 33 anni, di Vibo Valentia; Francesco Federici, 61 anni, di Vibo Valentia; Luigi Federici, 27 anni, di Vibo Valentia; Angelo Gagliardi, 30 anni, di Soverato; Armando Galati, 71 anni, di Mileto; Francesca Galati, 28 anni, di Soverato.
GLI ALTRI INDAGATI NELL’INDAGINE CALL ME SULLA COSCA DI TROPEA
Tra coloro che rischiano il processo figurano anche Gabriele Galati, 30 anni, di Mileto; Rosa Galati, 58 anni, di Mileto; Vanessa Galati, 32 anni, di Mileto; Alessandro La Rosa, 31 anni, di Tropea; Antonio La Rosa, 63 anni, di Tropea; Cassandra La Rosa, 56 anni, di Tropea; Cristina La Rosa, 34 anni, di Tropea; Domenico La Rosa, 40 anni, di Tropea; Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea; Francesco La Rosa, 54 anni, di Tropea; Carmela La Torre, 44 anni, di Tropea; Loredana Lombardi, 36 anni, di Piedimonte Matese; Giuseppe Maiuri, 41 anni, di Tropea; Paola Mazzara, 53 anni, di Vibo Valentia.
A chiudere la lista, Giuseppina Minichini, 45 anni, di Pizzo; Loredana Molina, 57 anni, di Tropea; Paolo Petrolo, 33 anni, di Sant’Onofrio; Stefania Pistillo, 43 anni, di Torino; Antonio Prostamo, 37 anni, di Mileto; Davide Surace, 40 anni, di Spilinga; Francesco Taccone, 39 anni, di Ricadi; Ilenia Vetromilo, 38 anni, di Lamezia Terme.
IL COLLEGIO DI DIFESA CHE ASSISTE GLI INDAGATI
Giovanni Vecchio, Giuseppe Morelli, Francesco Calabrese, Giuseppe Bagnato, Anselmo Torchia, Sandro D’Agostino, Fabio Tino, Giuseppe De Lucia, Renato Luigi De Spirito, Agostino Mazzeo, Vittoria De Giorgio, Filomena Sorrentino, Salvatore Benincasa, Mauro Ruga, Giuseppe De Luca, Patrizio Cuppari, Francesco Lo Iacono, Maria Domenica Vazzana, Diego Antonio Orazio Brancia, Michele Accorinti, Giosuè Monardo, Alessandro De Munda, Sergio Rotundo, Elisabetta Ascone, Michele Cerminara, Michele Gambardella.
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