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1-1 con la Fiorentina. L’Inter ha un problema: non riesce più a vincere. Si riapre la corsa al titolo

Attenzione: a otto giornate dalla fine, squilla l’ allarme: l’Inter ha un problema. Un problema serio. La capolista non va, gioca male, corre poco, sbaglia tanto. In breve sembra la fotocopia sbiadita di quella inarrestabile di un paio di mesi fa.
Al Franchi, contro la Fiorentina, rimedia un faticoso 1-1 che scontenta più i viola dei nerazzurri. E dire che dopo neppure 40 secondi, grazie a un guizzo di Pio Esposito, erano andati subito in vantaggio. Un avvio lampo però durato poco. La Fiorentina, pur reduce dalle fatiche di Conferenze League, guadagna terreno riuscendo a pareggiare (dopo un brutto errore di Barella), con Nodur che realizza la sua seconda rete di campionato.
Un altro passo falso, quello nerazzurro, che semina sconcerto. Non basta il ritorno di Calhanoglu e la buona vena di Pio che va in gol per la sesta volta. La sensazione è che l’Inter abbia paura. Che i suoi leader siano spariti. Che sia psicologicamente all’angolo. E in più abbia una condizione fisica precaria. Nelle ultime tra partite, Tra campionato e Coppa Italia, ha pareggiato due volte e perso una. Il Milan ora la segue a sei punti e il Napoli a sette. Un vantaggio discreto ma non incolmabile soprattutto tenendo conto che la squadra di Chivu, dopo la sosta della Nazionale, dovrà affrontare prima la Roma e poi il Como, entrambe in forte crescita e in lotta per la Champions. Vero che Milan e Napoli dovranno incrociarsi tra loro, però a questo punto nulla è scontato. Prima della Nazionale, serviva una replica convincente per spegnere ogni tentativo di rimonta. Invece questo pareggio conferma il male neppure troppo oscuro dei nerazzurri. Che hanno sicuramente ancora buone possibilità di conquistare il titolo a patto però che ci sia una reazione di tutto il gruppo. Per la prima volta si ha la sensazione che lo stesso Chivu sia in difficoltà, non riesca più a incidere. Bene invece la Fiorentina che si allontana di due punti dalla zona rossa della retrocessione. Forse, a differenza dell’Inter, ha davvero svoltato
Milan-Torino 3-2. Il Diavolo torna in corsa, riprendendosi il secondo posto dopo il ko all’Olimpico con la Lazio. Un successo importante, per la classifica, ma che modifica poco il giudizio sul Milan. Lento, demotivato, prevedibile soprattutto nel primo tempo in cui ha giocato meglio il Torino. I rossoneri hanno cambiato faccia quando Allegri , ha sostituito Tomori con Athekame passando a un attacco a tre punte. A quel punto, il Diavolo ha dato il gas: In pochi minuti Rabiot e Fofana hanno affondato il Toro che poi, grazie a un discutibile rigore, è rientrato parzialmente in partita. Che dire? È il solito Milan ben noto: che parte col freno a mano perché Allegri teme che non ce la faccia a reggere ritmi più alti per 90 minuti. Ora però, se vuole davvero far sentire il fiato sul collo all’Inter, deve cambiare passo. La prima linea si deve svegliare. Fullkrugg è fermo come un paracarro, Pulisc non segna da tre mesi. Leao? Mah, l’infortunio è meno grave del previsto. Dovrebbe presto rientrare. Non il suo fantasma, però.
Cagliari-Napoli 0-1. È strano questo Napoli che vince la sua quarta partita consecutiva. Da un lato fa paura perché sta recuperando tutti i suoi giocatori migliori. Però, nonostante sia andato subito in vantaggio con il solito Mc Tominay, non va al di là di uno striminzito 1-0 che non convince del tutto. “Nessuno può impedirci di mettere pressione a chi ci precede” ha detto Conte facendo capire che, con 24 punti ancora a disposizione, tutto può ancora succedere. Il tecnico ha capito che l’ambiente partenopeo ci crede ancora e soffia sul fuoco. La sua forza è che, uscito dalle coppe, il Napoli è tornato ad allenarsi con regolarità. E gli infortunati sono quasi tutti guariti, specialmente De Bruyne e Anguissa. Insomma, Conte is back, come piace a lui.
Como-Pisa 5-0. Se non fosse quarta a 12 punti dall’Inter, la squadra di Fabregas potrebbe seriamente candidarsi, non solo alla Champions, ma pure allo scudetto. Non tanto per la “manita” rifilata al Pisa (reti di Diao, Douvikas, Baturina, Nico Paz e Perrone) che conta fino a un certo punto, ma per la contagiosa sicurezza con cui si muove questa squadra che non ha paura di nessuno. Gioca a memoria, divertendosi e facendo divertire chi la guardia. A part Nico Paz non ci sono grossi nomi, ma tutti si muovono perfettamente seguendo le disposizioni tattiche di Fabregas, che non sarà simpatico, e pure piuttosto arrogante, però ha il merito di aver costruito una squadra a sua immagine e somiglianza come dovrebbero poter fare tutti gli allenatori italiani che, invece, si arrabattano con quel che passa il convento.
Roma-Lecce 1-0. Serviva una vittoria, per reagire alla delusione europea, e vittoria è arrivata. Un po’ striminzita, non proprio da mille una notte, però con questo successo sui salentini la Roma rivede la luce dopo quasi un mese di astinenza (l’ultima vittoria con la Cremonese). Così i giallorossi di Gasp agganciano la Juve al quinto posto a quota 54. Al gol decisivo ci ha pensato il 19enne francese Robinio Vaz, entrato nella ripresa per dar man forte a Malen che non era riuscito a far breccia nella difesa leccese. Ora Di Francesco è sempre più nei guai.
Juventus-Sassuolo 1-1. Una brutta frenata per la Juve di Spalletti. Non solo perché il Como consolida il suo quarto posto portandosi a + tre dai bianconeri, ma soprattutto perché la Signora continua a sbattere contro i suoi difetti. Non basta attaccare, e tirare a ripetizione per centrare l’obiettivo: no, bisogna anche chiudere le sfide, mettere al sicuro i tre punti necessari per non rallentare il cammino verso la Champions. Le occasioni sprecate si pagano e Spalletti, che ha festeggiato le 300 panchine in serie A, queste cose le conosce bene. Il tecnico le ha provate tutte inserendo anche due centravanti (Vlahovic e Milik) ma orma la frittata (compreso il rigore malamente sbagliato da Locatelli, ) era fatta. Con il ritorno di Vlahovic, le cose dovrebbero migliorare, ma intanto i punti persi cominciano a pesare. Un altro limite è la difesa: troppo fragile. Questa volta dietro la lavagna va Bremer bruciato da Pinamonti nel gol del 1-1.
Atalanta- Verona 1-0. Dopo la batosta europea, buone notizie per la Dea che, con un bel gol di Zappacosta, batte il Verona salendo a 4 punti della Juventus. Niente di speciale, intendiamoci, ma comunque una buona ripartenza per non perdere il treno dell’Europa.
Bologna- Lazio 0-2. Attenzione: la Lazio di Sarri sta riemergendo dai suoi guai centrando la terza vittoria consecutiva che gli permette di salire all’ottavo posto. Stordito da una doppietta di Taylor, il Bologna, già provato dalla sfida di giovedì all’Olimpico con la Roma, si è fatto harakiri sbagliando un rigore con Orsolini e colpendo un palo con Moro.
Genoa-Udinese 0-2. I friulani tornano al successo battendo i rossoblù e scavalcando il Sassuolo. Il Genoa di Rossi crea tante occasioni, prende due traverse ma poi l’Udinese con Ekkelekamp e Davis vince con cinismo e determinazione. Ora i friulani sono al decimo posto con 39 punti. Da segnalare il decimo gol di Davis e lo splendido assist di Zaniolo nel primo gol. Domanda: ma questo Zaniolo davvero non serve alla Nazionale?
Parma- Cremonese 0-2. Buona la prima. Con l’arrivo di Giampaolo i grigiorossi sbancano con merito il Tardini . Una bella scossa, quello del nuovo allenatore, che in pochi giorni ha trasformato un gruppo alla deriva. Ora bisognerà attendere nuove verifiche, ma l’entusiasmo e un nuovo gioco propositivo si sono già visti. Salvarsi non è impossibile. Ottima la prova di Maleh autore del gol del vantaggio. Il Bis di Vandeputte. Fischi invece per il Parma che si fa sovrastare senza reagire.
Nazionale: o la va o la spacca.
A proposito della Nazionale: forse non ce ne siamo ben resi conto ma il nostro calcio, dopo gli ultimi schiaffi presi in Champions, rischia un altro tonfo che sarebbe disastroso perché, se fallissimo i playoff, salteremmo i Mondiali per la terza volta consecutiva. Ovviamente speriamo tutti nel contrario, però non sarà affatto facile a partire dalla semifinale contro l’Irlanda del Nord in programma giovedì 26 marzo a Bergamo. Non sarà facile perché Gattuso, nonostante lo avesse richiesto alla Lega, non ha avuto il tempo di far avvicinare gli azzurri a questa sfida. Gli irlandesi sono avversari abbordabili, però contro l’Italia giocheranno la partita della vita. più o meno come la Svezia e la Macedonia del Nord quando ci chiusero la porta nel 2018 e nel 2022. Non sarà solo una questione tecnica, ma anche psicologica nel caso gli azzurri faticassero ad andare in gol e si rischiasse i supplementari. Se superiamo o questo ostacolo, dovremmo poi battere, in trasferta, la vincente tra Bosnia e Galles. Che dire? Fallire è vietato, anche se abbiamo fatto di tutto per complicarci la vita. Sarò comunque un bel crash test per capire quanto vale il nostro calcio. Se ha ancora delle chances o è completamente da rifondare. Tutto lo sport italiano, dallo sci al volley, dall’atletica al rugby e al tennis, non mai è andato così bene. il contrasto con il calcio è ancora più stridente.


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