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CU: Brani chiusi in un cubo di metallo :: Le Recensioni di OndaRock

Radicale, minimale, costruito sopra una tensione costante: “CU” è un album di scheletriche architetture techno/dub, irrorate da loop accelerati, disorientamento e dinoccolate progressioni da industrial periferico.
Dario Picchi (aka Soreab), produttore e artista italiano ma trasferito e attivissimo nella scena clubbing londinese, sembra la sonorizzazione di Will Self. Tra essenzialità alla Alva Noto e cieche reiterazioni trance alla Underworld, l’ascolto è una discesa sfrenata, che mischia con una delicatezza atletica, elettronica e grime, ritmi ossessivi, feedback e schegge glitch. La musica tende alle più severe essenzialità per scoprire la perversione di portare la ripetitività al limite dell’invasamento.

Composto in un periodo delicato per l’autore, “CU” sta infatti per “Constantly Unstable”, connotando l’opera come il riflesso stroboscopico di un animo allarmato, fra alienazione e paranoia. La condizione di agitazione esistenziale esplode in un turbato viaggio dentro sé stessi, risveglia l’angoscia, infittisce le palpitazioni, spinge al movimento, tra flash e occhi interiori accecati dal parossismo.
I bassi ipertrofici, i suoni saturati e l’elettronica cupissima aumentano il sentimento di oppressione: i brani sembrano chiusi a dimenarsi ossessivamente in un cubo di metallo senza possibilità di uscita.

Notevole il lavoro grafico sulla copertina, per la quale l’intrico di linee bianche e linee dorate su sfondo nero è stato ricavato dalla rielaborazione digitale di “Fall And Recovery”, una tecnica di danza moderna ideata da Doris Humphrey negli anni 20 del Novecento: si perde il proprio equilibrio di proposito e nella caduta si cerca di ritrovare, con armonia, la stabilità, dunque dalla nuova posizione ci si lascia di nuovo cadere. Il ballo è stato riprodotto e processato dall’intelligenza artificiale che ne ha disegnato i vettori di movimento, i quali, successivamente, sono stati dipinti da pennelli montati su bracci meccanici.

Un’opera che disegna una schizofrenia futuristica, che rimbalza impazzita fra trance maniacale (“CU3”) e down tenebrosi industrial (“CU6”). Iniziare l’ascolto è accettare la pillola rossa, e farsi scaricare, insieme ai rottami e al liquido amniotico, nel mondo crudele delle macchine con una accelerazione balistica – riflettendo nel processo sulla propria vita squilibrata.

22/03/2026




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