Calabria

Carburanti, in Calabria il taglio delle accise non basta: prezzi ancora alti e stangata su famiglie e imprese

L’effetto placebo si è già esaurito. A distanza di tre giorni dal taglio delle accise, la riduzione dei prezzi dei carburanti, soprattutto per quanto riguarda il gasolio, si è rivelata più apparente che sostanziale, e l’impatto su automobilisti e imprese resta pesantissimo. Gli aumenti alla colonnina vengono percepiti come manovre economiche odiose e immorali da chi è costretto a utilizzare il mezzo proprio. L’automobile in Calabria, terra tra le più afflitte del Paese, è inevitabilmente una estensione del reddito familiare. Qui, spesso, strade strette e tortuose sono l’unico collegamento tra i centri abitati e i grandi servizi, e l’auto non è solo un mezzo di trasporto. Per molti calabresi rappresenta l’unico modo per raggiungere il lavoro, gli ospedali, le scuole o semplicemente per portare i figli a casa dei nonni, viste le difficoltà del trasporto pubblico nelle aree interne.

Taglio insufficiente e risparmi limitati

Le accise ridotte, purtroppo, non sono state sufficienti per riequilibrare un sistema rimasto squilibrato. Il taglio di 20 centesimi, 24 compresa l’Iva, al litro, nonostante l’intento di attenuare i disagi economici, ha prodotto effetti solo parziali. In Calabria, ad esempio, la benzina ha registrato una riduzione media di 17,6 centesimi per litro, che corrisponde a un risparmio di circa 8,80 euro su un pieno da 50 litri. Il quadro nazionale, emerso dallo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, evidenzia forti disparità tra le regioni anche per il gasolio. Se da un lato la Valle d’Aosta è riuscita a registrare una riduzione pari a 19,7 centesimi al litro, la Calabria si colloca nelle posizioni meno virtuose, nonostante il risparmio calcolato sul gasolio si aggiri attorno ai 7,95 euro per ogni pieno.

I prezzi in Calabria provincia per provincia e l’impatto sull’economia

La mappa della convenienza regionale, secondo l’Osservatorio del Mimit, individua sull’autostrada A2 i migliori prezzi a Lamezia Est, con benzina a 1,669 euro al litro, mentre il gasolio si ferma a 1,919 euro. Fuori dalla rete autostradale, i prezzi variano sensibilmente da una provincia all’altra. Nel Cosentino, la benzina più economica è erogata a Castrovillari nell’impianto A1 di viale Golg a 1,615 al litro. Il gasolio a buon mercato, invece, si trova alla Q8 di Morano Calabro: 1,775 euro al litro. Nel Catanzarese, invece, il prezzo della benzina più basso è da Canta Gallo a Petronà: 1,609 al litro. Il gasolio, invece, conviene di più all’Eni Saporito di Simeri Crichi. Nel Crotonese, invece, le insegne Eni di Cirò Marina, Isola Capo Rizzuto e Crotone erogano benzina self a 1,637 euro al litro. Stesso scenario per il gasolio che negli impianti Eni costa 1,885 al litro. Nel Vibonese, la benzina self ha un prezzo unico di 1,637 euro per litro nelle stazioni Eni di Pizzo, Serra San Bruno, Vibo, Tropea, Briatico, Mileto e Filadelfia. Il gasolio, invece, costa meno alla Petrol Company di Monterosso: 1,865. Infine, nel Reggino, la benzina meno cara si trova alla Eni di Rosarno, sulla Statale 18. Il gasolio, invece, costa meno alla Panoramic stop di Reggio: 1,669.

La Calabria, inoltre, subisce direttamente le conseguenze del caro carburante sul settore agroalimentare, che rappresenta una delle voci più importanti del suo Pil. La logistica regionale, che si regge sull’autotrasporto e sull’uso di mezzi pesanti, è particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi dei carburanti. Ogni incremento alla pompa si ripercuote sull’intera filiera, che si allunga con il trasporto di prodotti freschi e locali come frutta e verdura, ma anche sui prodotti trasformati. Un aumento che inevitabilmente si traduce in una crescita dei costi per le famiglie, già provate da un sistema economico che fatica a garantire benessere e crescita. A causa di questo incremento dei costi di trasporto, le famiglie calabresi si troveranno a dover affrontare rincari nel carrello della spesa, con i primi aumenti già previsti per domani sugli ortaggi e i prodotti agricoli.

Ma non sono solo le famiglie a risentire della flessione del potere di acquisto. Le piccole e medie imprese calabresi, fortemente dipendenti dai trasporti su strada, sono costrette a fare i conti con incrementi operativi che ne riducono la competitività. La Cgia di Mestre sottolinea che il costo del carburante, in particolar modo del gasolio, incide mediamente per il 30% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Per queste attività, l’aumento del prezzo del carburante mette a rischio la sostenibilità del loro modello economico. A soffrire sono anche i settori dei trasporti pubblici e del lavoro autonomo. Le categorie di taxisti, Ncc e bus operator sono particolarmente colpite dalla crescita esponenziale dei prezzi del diesel. Secondo la Cgia, dal gennaio 2026 il diesel è aumentato del 20,9%, tradotto in un costo supplementare di circa 172 euro a rifornimento per un autocarro. Una spesa che può salire notevolmente se si considera l’utilizzo di più mezzi pesanti o se il lavoro autonomo impone spostamenti quotidiani su lunghe distanze. Nel contesto di una regione che ha visto una perdita costante di occupazione e che fatica a trovare stimoli per nuove iniziative imprenditoriali, la Calabria ha fatto registrare circa 8.400 sedi d’impresa nei settori di autotrasporto, taxi, agenti di commercio e bus operator. Tra queste, la maggior parte è concentrata nelle province di Cosenza e Reggio, dove la densità di imprese legate alla mobilità e alla logistica è più alta. I dati regionali mostrano un’incidenza di circa il 5,4% sul totale delle imprese.


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