Umbria

Tenta di sedare una lite e difendere l’amico, ma finisce sotto processo: assolto dopo cinque anni


Aveva tentato di sedare una lite e salvare un amico, ma prima era stato raggiunto da un colpo e poi era finito sotto processo per rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo cinque anni è stato assolto “perché il fatto non sussiste”.

L’imputato, difeso dall’avvocato Leonardo Orioli, era stato tratto a giudizio con l’accusa di aver partecipato a una rissa in piazza IV Novembre, il 24 settembre del 2020, e di aver opposto resistenza al personale della Squadra Volante della Questura di Perugia intervenuto per sedare la lite.

I fatti risalgono alla notte del 24 settembre 2020, quando intorno alle 2.30 una segnalazione aveva portato gli agenti della Squadra Volante in piazza IV Novembre, nel cuore del centro storico perugino. Sul posto, secondo quanto emerso durante il dibattimento, era in corso una rissa tra cittadini extracomunitari, alla quale si erano poi aggiunti quattro o cinque ragazzi di “carnagione chiara”.

All’arrivo della polizia, si era creato un “fuggi fuggi” generale. Gli agenti erano riusciti a fermare un ragazzo, poi identificato, che secondo la ricostruzione “spintonava e smanacciava” per cercare di sottrarsi alla presa. È stato in quel momento che l’imputato, un amico del giovane fermato, si era avvicinato agli agenti. A torso nudo, aveva intimato loro di lasciarlo andare, afferrando il ragazzo per tirarlo verso di sé.

A sostenere la tesi difensiva, portata avanti dall’avvocato Orioli, sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza di piazza IV Novembre. Dai filmati è emerso che la lite era iniziata tra cittadini magrebini e cittadini centro africani, circa una decina di persone. Successivamente erano intervenuti cinque ragazzi di carnagione bianca, tra cui l’imputato e l’amico poi fermato, che avevano tentato di fare da pacieri.

Nel corso del suo esame dibattimentale, l’imputato aveva raccontato di aver festeggiato il suo compleanno quella sera e di aver assunto sostanze alcoliche. Aveva anche spiegato di essere intervenuto inizialmente per sedare la discussione tra i gruppi di extracomunitari, che stava avvenendo sulle scale del Duomo. Successivamente, spostatosi con l’amico verso un altro locale, nella zona tra piazza IV Novembre e piazza Danti, aveva ricevuto un colpo da dietro e aveva reagito.

Quando la polizia era arrivata e aveva fermato l’amico, l’uomo aveva dichiarato di essere intervenuto per difenderlo, sapendo che stava attraversando “un periodo cupo della sua vita”. Il suo intento, aveva spiegato, era quello di tirarlo via per evitare che reagisse male e facesse ulteriori danni.

Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, una richiesta alla quale si era associata anche la difesa dell’imputato. Il giudice, nel motivare la sentenza, ha ritenuto che gli elementi emersi nel corso del processo non consentissero di configurare la responsabilità dell’uomo per i reati a lui ascritti.

Per quanto riguarda l’accusa di partecipazione a rissa, infatti, il giudice ha evidenziato come la condotta dell’imputato fosse stata volta a “pacificare gli animi”, non appartenendo a nessuna delle due fazioni. La sua reazione al colpo ricevuto è stata considerata “isolata” e “limitata ad un solo colpo”. Dalle immagini, ha sottolineato il giudice, “non è dato apprezzare con chiarezza altra diversa partecipazione alla rissa da parte dell’imputato”.

Anche l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale è caduta. Il giudice ha rilevato che dalle dichiarazioni dell’agente di polizia giudiziaria escusso non emergevano comportamenti oppositivi nei confronti delle forze dell’ordine. L’imputato si era limitato a tirare verso di sé l’amico, con l’intenzione di evitare che questi reagisse creandosi ulteriori problemi.

“Non potendosi escludere il ragionevole dubbio in merito alla mancata sussistenza dell’elemento materiale e psicologico del reato di resistenza a pubblico ufficiale”, ha scritto il giudice, è scattata l’assoluzione.


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