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“Hanno aggirato il blocco di Hormuz”: cosa c’è dietro la mossa dell’Iran

L’Iran ha limitato le operazioni nello Stretto di Hormuz sferrando un colpo senza precedenti al settore energetico globale. In risposta all’operazione militare congiunta degli Stati Uniti e di Israele, in sostanza, Teheran ha deciso di bloccare il passaggio di gran parte del traffico commerciale. “Gran parte del traffico” non vuol dire però tutto. Già, perché gli ayatollah stanno riservando eccezioni strategiche a pochi partner selezionati, tra cui India e Cina. Ecco che cosa sta succedendo.

Cosa succede nello Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Mare Arabico, ed è un passaggio vitale per il petrolio e il gas naturale liquefatto. La sua larghezza minima di appena 33 chilometri consente all’Iran di monitorare facilmente ogni movimento grazie a radar, postazioni di difesa e droni navali.

L’effetto immediato della stretta di Teheran? Un calo drastico del traffico marittimo in loco, il numero di navi in transito ridotto di circa il 95% e i prezzi del petrolio che hanno rapidamente superato i 100 dollari al barile.

Secondo il portale Eurasian Times, nonostante la riduzione quasi totale delle navi in transito alcune imbarcazioni con bandiera indiana o collegamenti cinesi hanno comunque continuato a passare in sicurezza. Ad esempio, due navi indiane di LPG, Shivalik e Nanda Devi, sono state scortate dalla Marina indiana fino ai porti del Gujarat, garantendo il rifornimento essenziale per il paese. Allo stesso modo, navi cinesi hanno beneficiato di una sorta di “corridoio privilegiato” in seguito a negoziati diplomatici con Teheran, sebbene anche in questi casi non esistano garanzie assolute di sicurezza.

La guerra asimmetrica dell’Iran

La scelta di concedere passaggi selettivi appare motivata da una combinazione di calcolo politico ed economico. India e Cina sono infatti tra i maggiori importatori di petrolio e gas del Golfo Persico, e consentire loro transiti sicuri permette a Teheran di mantenere flussi di entrate cruciali pur continuando la sua pressione militare sul resto del traffico.

Non solo: questa strategia rafforza legami diplomatici con Paesi chiave che possono fungere da mediatori o sostenitori in un contesto di isolamento internazionale crescente.

Certo, l’accesso al corridoio non elimina completamente i rischi.

Il potere discrezionale dei diversi rami dei Guardiani della Rivoluzione iraniani può ritardare o bloccare navi anche già autorizzate, e attacchi sporadici hanno già colpito imbarcazioni cinesi durante il transito. Ma meglio di niente…




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