Marche

Castelfidardo, via 7 infermieri dalla Rsa. Erano appalti delle Coop: «Ci rovinate»


CASTELFIDARDO C’è chi ha lasciato la propria terra per rincorrere un lavoro stabile, chi si è rimesso in gioco dopo anni difficili, chi ogni giorno si divide tra turni e una vita familiare complessa. Maria Grazia, 50 anni, pugliese, da oltre 20 nelle Marche, ha trovato in questa professione una nuova occasione di riscatto.

La svolta

Antonella, prossima alla pensione, ha lasciato in Piemonte famiglia e affetti per costruirsi un futuro qui. Lucilla, 37 anni, lavora da nove nella Rsa di Castelfidardo, non è automunita e segue un figlio autistico che necessita di assistenza continua. Ci sono poi storie che arrivano da ancora più lontano. Makda, originaria dell’Eritrea, da sette anni in struttura, con una madre disabile a carico; Halyna, in Italia da 24 anni dopo aver lasciato l’Ucraina, oggi con una casa ancora da pagare e familiari fuggiti dalla guerra che dipendono da lei. Michele, 50 anni, una figlia adolescente e un mutuo acceso contando su una stabilità che ora vacilla. Infine Salvatore, da Napoli alle Marche nel 2006, quasi due decenni nella stessa struttura: «Ho costruito qui la mia vita, ho sempre fatto il mio lavoro con responsabilità, anche nei momenti più difficili come il Covid». Sette percorsi diversi, ma lo stesso punto di arrivo: settembre 2026. Quando alla Rsa di Castelfidardo gli operatori socio sanitari impiegati tramite cooperativa dovranno lasciare il loro posto di lavoro. «Siamo rimasti spiazzati – raccontano – l’Ast di Ancona ha comunicato alle cooperative sociali che hanno in appalto il servizio (Cooss Marche, H Muta e Asscoop, quest’ultima per quanto riguarda la Rsa fidardense, ndr) la decisione di inserire personale vincitore di concorso e questo comporterà la cessazione delle nostre attività».

Il passaggio

Un passaggio già in agenda che rientra nel percorso di internalizzazione dei servizi, ma che nella pratica apre un’incognita per chi da anni lavora nella residenza sanitaria assistenziale tramite cooperativa ed è diventato un punto di riferimento quotidiano per gli ospiti. «La Asscoop è una realtà piccolina e non ha soluzioni per ricollocare tutti. Al momento si parla di due soli posti, peraltro a diversi chilometri di distanza. Molti rischiano il licenziamento» spiegano. «Sono decisioni prese a tavolino, senza considerare cosa comportano per le nostre vite. Da settembre viene meno una sicurezza costruita negli anni, con famiglie, mutui e situazioni personali che non possono essere ignorate».

La vicenda è stata portata all’attenzione dei sindacati e la cooperativa ha avviato interlocuzioni con la Regione. Sul tavolo c’è una richiesta precisa. Applicare anche nelle Marche i percorsi di stabilizzazione previsti dalla normativa nazionale per il personale che ha lavorato nei servizi sanitari tramite appalto. «La legge Madia esiste e non può essere ignorata – dicono gli Oss – non si può creare disoccupazione partendo da un lavoro stabile, né lasciare per strada 7 famiglie in un momento già difficile. In altre regioni, come la Campania, questa possibilità è stata applicata. Chiediamo venga fatto lo stesso anche qui».




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