Borse, Wall Street chiude negativa: Nasdaq -2,01%. Petrolio Wti +2,2%. In tre settimane l’Europa brucia 1.700 miliardi

FedEx è invece in lieve rialzo grazie ai risultati del terzo trimestre fiscale, superiori alle aspettative degli analisti. FedEx ha guadagnato 5,25 dollari per azione su un fatturato di 24 miliardi di dollari, contro attese per 4,09 dollari per azione su 23,43 miliardi. L’azienda ha anche rivisto al rialzo le previsioni sugli utili per l’intero anno fiscale.
A Piazza Affari brusco scivolone di Inwit
Sull’azionario milanese, nuovo brusco tonfo per Inwit (-7,5%) dopo la revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook, decisa dal Cda che si è riunito per analizzare lo stato dei rapporti con Tim (-2,1%) e Fastweb+Vodafone e la jv da loro annunciata per costruire fino a 6000 torri, ritenuta «in contrasto con gli Msa» che ci sono con Inwit. Chiudono in perdita anche Enel (-3,2%) e St (-3,5%). Archiviano invece una buona prestazione nell’ultima seduta settimanale Buzzi (+0,4%), Tenaris (+1,3%) e in particolare Amplifon (+4,2%).
Inoltre reggono alcuni bancari, in primis Mediobanca (+1,1%) e Mps (+1,4%). Vendite diffuse invece sulla difesa con Leonardo (-4,1%) e per le altre principali banche, in particolare Unicredit (-3,8%), con Moody’s che ha comunque confermato il rating A3, con outlook stabile dopo l’offerta su Commerzbank. Chiude contrastato a Milano il lusso, con acquisti su Moncler (+0,7%) da un lato, e vendite su Cucinelli (-2,5%) sul fronte opposto.
Euro in area 1,15 e petrolio in rialzo
Sul fronte energetico il petrolio ha un andamento nuovamente in risalita, con i future sul Brent che toccano di nuovo i 110 dollari al barile e quelli sul Wti sopra i 97 dollari al barile. Il gas naturale viene scambiato in forte ribasso ad Amsterdam intorno ai 58 euro al megawattora, mentre sul valutario il cross euro/dollaro viaggia poco sopra quota 1,155. Bitcoin è sostanzialmente stabile, sui 70.000 dollari. L’oro al contrario, dopo essere stato colpito alla vigilia da un’ondata di vendite che lo hanno spinto ai minimi in due mesi – continua in perdita e rimane al di sotto dei 4.600 dollari l’oncia nel contratto spot.
Spread a 91 punti, rendimento a 3,94%
Seduta decisamente complicata per i titoli di Stato italiani che perdono terreno sul mercato secondario a seguito dei rinnovati timori per una escalation della guerra in Medio Oriente e delle conseguenza economico del conflitto. A fine seduta, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si è attestato a 91 punti base, in aumento rispetto agli 82 punti del closing di ieri, tornando su livelli che non si vedevano da settembre 2025. Balza il rendimento del BTp decennale benchmark che ha sottoperformato rispetto agli altri bond della zona euro di pari scadenza terminando la seduta al 3,94%, avvicinando la soglia del 4% che non supera dal marzo 2025.
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