Toscana

Il Vescovo celebra il Precetto pasquale interforze

Grosseto. Si è celebrato questa mattina, nella Cattedrale di San Lorenzo, a Grosseto, il Precetto pasquale interforze, appuntamento tradizionale di preghiera e riflessione che ha riunito i rappresentanti delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dei Corpi di soccorso di stanza sul territorio provinciale.

La celebrazione è stata presieduta da monsignor Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano, e ha visto una nutrita e partecipe rappresentanza delle istituzioni. Erano presenti il Prefetto di Grosseto, Paola Berardino, il Questore Claudio Ciccimarra, i Comandanti provinciali delle Forze Armate e di sicurezza, il presidente della Provincia Francesco Limatola, rappresentanti delle Associazioni d’arme, le Dame della Croce Rossa Italiana, una rappresentanza del Pasfa, i Vigili del Fuoco e la Polizia Municipale, Provinciale e Penitenziaria.

Hanno concelebrato don Michele Fiore, cappellano militare di Grosseto, e don Alfio Bambagioni, cappellano della Polizia di Stato. La ricorrenza ha assunto quest’anno un significato ancora più profondo in occasione del centenario dell’Ordinariato militare d’Italia (1926-2026), un secolo di servizio spirituale tra le divise.

Partendo dal Vangelo del giorno, in cui gli abitanti di Gerusalemme dubitano dell’identità di Gesù convinti di sapere già tutto di Lui (“Costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece nessuno saprà di dove sia”), il Vescovo ha offerto una riflessione sulla dinamica della fiducia: “La presunzione di sapere è la radice di ogni tragedia personale. Spesso pensiamo di conoscere già tutto di chi ci sta accanto, annullando ogni novità con la critica o l’indifferenza”.

Monsignor Giordano ha esortato i presenti a recuperare il valore del “ragionevole dubbio”: “Ogni cambiamento nasce dal dubbio che ciò che so non sia tutto. Siamo chiamati a prendere decisioni basate sulla fiducia vera”.

Infine, parlando del cammino giubilare del centenario dell’Ordinariato militare e dell’indulgenza, ha usato una metafora incisiva: “Il peccato è come un chiodo in un muro: toglierlo significa chiedere perdono mediante il sacramento della confessione, ma resta il buco, cioè l’effetto del male provocato. L’indulgenza è lo stucco che toglie anche le conseguenze del male, restituendo luce al cammino”.

Al termine della preghiera per la Patria, il Comandante del Presidio militare, il Colonnello Salvatore Sansone, ha rivolto un saluto ai presenti. Il Colonnello ha voluto dedicare un pensiero speciale alle famiglie dei militari e degli agenti: “Le nostre famiglie portano un peso emotivo non indifferente. Sono loro che preparano lo zaino, che ci aspettano al porto o in aeroporto, che sopportano i nostri momenti cupi di silenzio per dovere di riservatezza. A loro va il nostro grazie perché rendono il nostro servizio non solo un dovere, ma una missione”.

Rivolgendosi al Vescovo, Sansone ha chiesto di dedicare un’intenzione speciale proprio a questi cari, affinché la Pasqua illumini il cammino di chi resta a casa a vegliare.

In risposta al Comandante Sansone, il Vescovo ha ripreso il tema della cura dei legami: “Per far vivere una cosa occorre alimentarla. Se voglio far vivere una pianta, devo bagnarla; un animale, devo dargli da mangiare. Così è per i nostri legami: non sono scontati. Se vuoi far morire una cosa, basta non alimentarla, basta non far nulla. Alimentiamo i nostri legami, perché è lì che si gioca la nostra umanità”.


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