Abruzzo

con la guerra in Iran costi su del 30%, chiesti interventi urgenti


In un contesto segnato da costi di produzione in forte aumento e da una filiera che continua a penalizzare agricoltori e consumatori, dal palco di Montesilvano emerge un quadro fatto di criticità ma anche di opportunità. Da un lato, la denuncia di rincari che hanno portato i costi di produzione ad aumentare fino al 30% tra fertilizzanti, energia e carburanti, che mettono a rischio produzioni e sostenibilità delle imprese; dall’altro, il risultato concreto del recupero dei fondi pac, con 10 miliardi di euro a livello nazionale e 255 milioni destinati all’Abruzzo, risorse fondamentali per rilanciare innovazione, competitività e resilienza del settore agricolo. 

Dal Pala Dean Martin di Montesilvano dove si sono riuniti in 3mila tra agricoltori e pescatori Coldiretti, arriva un messaggio chiaro: servono interventi urgenti, ma anche una visione capace di trasformare le difficoltà in occasione di crescita. Un appuntamento che è stata la tappa abruzzese di una iniziativa promossa in tutta Italia e che ha visto la partecipazione di 40mila soci Coldiretti fin qui. 

Istanze che gli agricoltori hanno presentato direttamente al ministro dell’Agricoltura e la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida presente insieme al presidente Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, i presidenti di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli, Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni, e per Coldiretti Molise il delegato regionale dei Giovani Michele Porfido. 

L’allarme rincari: “Costi su del 30%, colture a rischio” 

Partiamo proprio dall’allarme che è arrivato da Montesilvano e quei rincari che, denuncia Coldiretti, hanno portato su i costi di produzione su fino al 30% e determinati dalla guerra in Iran. Una situazione che, denunciano gli agricoltori, che mette a rischio le produzioni agricole per i costi troppo alti di fertilizzanti e materie plastiche. Motivo per cui la richiesta è quella di sostegni urgenti da parte dell’unione europea. L’occasione anche per denunciare quelli che Coldiretti definisce “inganni come quelli dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che permette di far diventare made in Italy prodotti che italiani non sono”. 

A pagare il prezzo più alto sarebbero le aziende più meccanizzate con proprio i fertilizzanti ad aver subito gli aumenti maggiori (circa il 35%) da quando è scoppiata la guerra: tradotto Coldiretti parla di 200 euro in più di costo a tonnellata. Un nuovo pesante scenario dopo quello già determinato dalla guerra in Ucraina, ha sottolineato l’associazione e che “evidenzia la vulnerabilità di un’Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti per motivi puramente ideologici”. 

Da qui la necessità “di una svolta radicale, che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali come il digestato, ma anche la cancellazione del Cbam (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) che tassa i fertilizzanti gravando pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e, più in generale, mettendo a rischio la sovranità alimentare dell’unione europea. 

I settori più colpiti in Abruzzo e il caro carelli 

A soffrire di più in Abruzzo sono le filiere dell’ortofrutta alla cerealicoltura, fino alla vitivinicoltura “Le nostre imprese stanno affrontando una pressione senza precedenti sui costi – ha sottolineato Martinelli – che rischia di compromettere le semine e le produzioni dei prossimi mesi. In Abruzzo questo significa mettere in difficoltà comparti strategici per l’economia e l’occupazione del territorio. È indispensabile un intervento immediato a livello europeo per ridurre il peso dei fertilizzanti e garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole”. 

Ricevi le notizie de IlPescara su Whatsapp

I rincari le loro pesante ricadute le hanno anche sui consumatori che quei prodotti devono metterli nei carrelli. Analizzando i listini Ismea della seconda settimana di marzo di frutta e verdura, si nota che le fragole calano del 18%, mele e pere rimangono stabili e i kiwi aumentano dell’1%, rispetto alla settimana precedente. Calano anche carciofi, bieta, finocchi, indivia e lattuga, mentre aumentano carote, cipolle, cavolfiori e cavoli broccolo. 

Il caro gasolio lascia le barche in porto: i problemi della pesca

A causa del caro gasolio la disponibilità di pesce italiano è calata del 20% rispetto a prima dell’inizio della guerra in Iran, con il rincaro dei carburanti che sta costringendo le flotte marinare a tagliare o ottimizzare le uscite in mare, ha denunciato ancora Coldiretti. Calo del 20% che riguarda anche le vendite. 

Troppo costoso uscire sempre per gli armatori. In difficoltà anche la flotta abruzzese, che conta 435 imbarcazioni tra strascico, piccola pesca, vongolare, lampare e palangari, oltre 900 addetti per un totale di oltre 12mila tonnellate di pescato (pari a poco più del 7% del nazionale) pari a 47milioni di euro di fatturato (5,3% del nazionale). Secondo un’analisi Coldiretti Pesca su dati Stecf, nel corso di una singola giornata di pesca si consumano in media circa 500 litri di gasolio, dall’uscita al rientro sul molo. 

In tale ottica, spiega ancora l’associazione, è importante la misura annunciata dal ministro Lollobrigida sul credito d’imposta che riprende una richiesta di Coldiretti Pesca e rappresenta un sostegno importante per la ripresa delle uscite in mare. 

L’importanza dei fondi Pac per il futuro dell’Abruzzo 

Grazie all’impegno di Coldiretti che è arrivata fino a Bruxelles per protestare, rivendica l’associazione stessa, dopo i tagli annunciati, sono stati recuperati 10 miliardi di euro a livello nazionale, di cui ben 255 milioni destinati all’Abruzzo. Una boccata d’ossigeno che rappresenta una grande opportunità per gli agricoltori del territorio, ma anche un passo importante verso l’innovazione, la sostenibilità e la modernizzazione delle strutture agricole regionali. 

“Le risorse – spiega Coldiretti Abruzzo – saranno destinate a investimenti che riguardano l’innovazione, la sostenibilità ambientale e la modernizzazione delle strutture agricole, rafforzando la competitività del nostro settore. Un passo fondamentale per garantire un’agricoltura più moderna, green e pronta a rispondere alle sfide future”. Il segretario generale di Coldiretti, Gesmundo, ha quindi sottolineato la necessità di considerare il cibo come “un’infrastruttura strategica per la sicurezza nazionale. Ssenza agricoltura non c’è sicurezza nazionale né futuro. In un contesto globale segnato da guerre e instabilità, garantire cibo sufficiente e di qualità è una priorità assoluta. È una responsabilità che può essere assicurata solo dal lavoro degli agricoltori. 

“La guerra è già dentro le nostre aziende – ha ribadito -, tra aumento dei costi e difficoltà negli approvvigionamenti. Non possiamo far finta di nulla. Servono scelte politiche forti e strutturali che mettano davvero l’agricoltura al centro. Oggi una delle emergenze principali riguarda i costi di produzione: da gasolio a fertilizzanti, tutto è aumentato, dobbiamo fermare le speculazioni”. 

Il presidente nazionale Prandini ha quindi parlato delle prime risposte arrivate dal governo per fronteggiare i rincari a cominciare dal taglio delle accise e “sui crediti d’imposta per i trasportatori e i pescatori. Tuttavia, è necessario un intervento anche da parte dell’unione europea per rispondere alle esigenze degli agricoltori, ma anche dei consumatori. Purtroppo, il fenomeno della speculazione è presente nella filiera agroalimentare – ha però sottolineato -. Le filiere come quella lattiero-casearia e ortofrutticola, pur avendo visto un calo dei prezzi all’origine, continuano a registrare aumenti per i consumatori. È necessaria un’azione di monitoraggio per evitare che qualcuno speculi sulle spalle dei produttori e dei cittadini”. 

“In questo scenario complesso, i fondi Pac – ha quindi rilevato Coldiretti, si pongono come un’opportunità fondamentale per garantire la crescita e la competitività dell’agricoltura regionale. L’obiettivo è rendere il settore agricolo più resiliente, innovativo e capace di rispondere alle sfide globali, mantenendo il valore della produzione locale e sostenibile”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »