per le famiglie all’allarme casa si aggiunge quello dell’energia
“La guerra in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz, hanno sin da subito prodotto ricadute in Occidente a causa dell’immediato aumento del prezzo del gas. L’impennata del prezzo sulle borse del gas, da 0,37 €/Smc di febbraio 2026 a 0,63 €/Smc del 9 marzo scorso, ha portato la maggior parte dei fornitori a modificare in brevissimo tempo le proposte contrattuali per le forniture domestiche di luce e gas.
Con una sincronizzazione quasi perfetta, sulla maggior parte dei siti dei fornitori di energia elettrica e gas sono sparite le offerte a prezzo fisso, che bloccavano i prezzi al di sotto di 0,40 €/Smc e sono ricomparse dopo qualche ora a prezzi bloccati, anche superiori a 0,60 €/Smc; in molti casi non sono ricomparse affatto.
Stiamo assistendo a quanto già avvenuto con la crisi dei prezzi del 2022/2023, ovvero lo scarico del rischio d’impresa completamente sui cittadini e sulle famiglie, in particolare su quelle a reddito medio e basso. Con l’immediato rialzo delle offerte a prezzo fisso, infatti, le aziende assicurano a sé stesse la protezione dai futuri rincari, sia per le offerte a prezzo fisso che per quelle variabili.
Questo produrrà un incremento della morosità incolpevole nel settore privato e nel settore dell’edilizia pubblica in quanto si aggiunge ad una emergenza del caro affitti per lavoratori e pensionati il cui reddito ha perso e perderà potere di acquisto senza che il governo in questi anni abbia finanziato adeguatamente il fondo morosità incolpevole e affitto per le fasce di popolazione a basso reddito.
A questo si aggiungerà un incremento dei costi per la riqualificazione e la realizzazione di nuovi alloggi già preannunciato dalla associazione nazionale dei costruttori.
L’unico a non avere scelta resta il consumatore e l’inquilino, in un settore – il mercato libero – in cui la libertà di scelta dovrebbe essere il faro per il risparmio. Il consumatore è solo nella tempesta, in balia dell’esercito dei call center ingaggiati dai gestori per cavalcare la paura e l’incertezza, incalzando gli utenti con finte promesse di risparmio.
Il provvedimento di riduzione temporanea delle accise per soli 20 giorni risulta essere un provvedimento elettorale in quanto nessun intervento strutturale sembra essere oggi allo studio da parte del Governo. Esecutivo che, che invece dovrebbe agire immediatamente con misure di protezione, come ad esempio portando l’Iva agevolata al 5% e azzerando gli oneri di sistema su luce e gas.
E’ necessario introdurre un tetto nei prezzi, per calmierarli quando superano un determinato limite e vanno incrementati sia gli importi dei bonus che la platea dei beneficiari.
Per il SUNIA è inoltre indispensabile un intervento urgente sulla rateizzazione delle bollette e per impedire le sospensioni delle forniture a fronte di morosità incolpevole.
Noi ci ricordiamo bene quanto avvenuto tra il 2022 ed il 2023, quando la sottovalutazione degli effetti dell’inflazione e delle speculazioni collegate, in gran parte determinate dai maggiori costi energetici, portò i lavoratori e le lavoratrici italiane a perdere il 9% del potere d’acquisto dei propri salari.
Una perdita mai recuperata, che ha pesato moltissimo sulle condizioni materiali delle famiglie; è cresciuta l’area di povertà ed è cresciuto il disagio abitativo, portato anche dalla crescita incontrollata del costo degli affitti, non solo nelle grandi città. Una condizione che non vogliamo si ripeta.”
Lo afferma in un comunicato la Direzione nazionale del SUNIA.
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