Lazio

Bollette e rincari, artigiani al limite: l’sos delle botteghe romane

Una celebrazione che oscilla tra orgoglio e preoccupazione. Nella cornice solenne del Tempio di Adriano, nel cuore di Piazza di Pietra, l’artigianato romano si è raccontato oggi, 20 marzo 2026, mostrando il suo volto migliore.

Ma dietro i riconoscimenti e gli applausi, il messaggio lanciato dalla CNA Roma è chiaro: il settore è sotto pressione come non accadeva da anni.

A tracciare il quadro è stato il presidente Roberto Orlandi, che ha parlato senza mezzi termini di una crisi strutturale alimentata da tensioni internazionali e rincari energetici. Un mix che, per molte botteghe, rischia di tradursi in una resa forzata.

Materie prime fuori controllo

Per chi lavora con le mani e con i materiali, l’instabilità dei prezzi è un colpo durissimo. I listini cambiano nel giro di poche ore, rendendo difficile persino formulare un preventivo affidabile.

Il rame vola fino al +40%, le plastiche utilizzate nella meccanica toccano incrementi del 30%, mentre ferro e alluminio salgono del 20%.

Non va meglio per il settore edilizio, dove anche bitumi e calcestruzzo registrano aumenti significativi. Il legno, pilastro di tante lavorazioni tradizionali, segue lo stesso trend con rincari tra il 10% e il 15%.

Una corsa che mette in crisi l’intero sistema produttivo, soprattutto quello più piccolo e meno strutturato.

Bollette e carburanti: i settori al limite

A pesare non sono solo le materie prime. Il costo dell’energia continua a rappresentare una delle voci più critiche. Nonostante interventi temporanei come il taglio delle accise, per molte attività i conti non tornano.

Particolarmente esposti sono tre comparti: la panificazione, dove i forni lavorano senza sosta; il settore lapideo, energivoro per natura; e le tinto-lavanderie, strette tra consumi idrici ed elettrici elevati. In questi ambiti, i costi di gestione sono cresciuti fino al 40%, mettendo a rischio la sostenibilità delle attività.

Le eccellenze che resistono

Eppure, nonostante le difficoltà, l’artigianato romano continua a produrre qualità, innovazione e storie di successo. La giornata ha premiato dieci realtà simbolo di questa resilienza.

Dalla creatività internazionale di Giulia Iosco, capace di trasformare l’oreficeria in arte, alla tradizione di Sacchi Gioielli, attiva dal dopoguerra a pochi passi dal Pantheon.

Dalla storica barberia di Marco Trivelloni, che custodisce una bottega aperta dal 1929, fino alla falegnameria Mecozzi di Grottaferrata, esempio di continuità familiare da oltre un secolo.

Spazio anche all’inclusione e all’innovazione, con realtà come Erba Regina, che unisce agricoltura e progetti sociali, e Amartia Film, espressione di un cinema indipendente che guarda oltre i confini locali.

Tra riconoscimenti e timori

La giornata al Tempio di Adriano ha restituito l’immagine di un settore vivo, ricco di talento e storia. Ma anche fragile, esposto a dinamiche globali che spesso sfuggono al controllo delle piccole imprese.

Il timore, condiviso da molti operatori, è che senza interventi strutturali il tessuto artigiano — da sempre anima produttiva e culturale della città — possa progressivamente assottigliarsi.

Tra applausi e preoccupazioni, Roma celebra i suoi maestri del “saper fare”. Ma il futuro, oggi più che mai, resta una sfida aperta.

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