Sant’Elena, cambiamenti e ricordi. Di Enzo Pedrocco
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Sant’Elena
CAMBIAMENTI E RICORDI
Negli anni della mia infanzia, ultimi anni ’30 e inizio anni ’40, il ponte che porta alle tribune centrali dello stadio P. L. Penzo era ancora in legno e, durante l’estate, per noi ragazzini che abitavamo nelle sue immediate vicinanze – Viale Piave, Ramo Zugna, Calle Podgora…etc – rappresentava uno dei luoghi, assieme alla scalinata prospiciente l’ingresso allo stadio, da dove tuffarci per i nostri bagni nel rio sottostante: e i “caorii”, gli “spirioti” e le “sciompe” effettuati da essi, ovviamente, non si contano. Come non si contano i bagni, del resto, bagni che, fatta eccezione per le giornate di maltempo, in genere duravano l’intera giornata e ci consentivano, si può dire, di trascorrere felicemente l’intera estate stabilmente in costume da bagno.
Analogamente all’eccezione costituita dalle giornate di maltempo per i nostri bagni, un’altra eccezione durante gli anni di guerra era costituita dagli imprevisti e improvvisi allarmi aerei segnalati con un prolungato e stridulo suono di sirena: udito il quale le nostre mamme si precipitavano a cercarci, portando con se qualcosa con cui coprirci e sollecitandoci a smettere di bagnarci e a seguirle in uno dei due rifugi in cemento armato, allora esistenti a Sant’Elena, che si trovava in Ramo Zugna a soli due passi dal rio.
Ricordo, tuttavia, che molti di noi spesso non ubbidivamo loro, facendo di tutto, inconsciamente, per non seguirle e per rimanere fuori: anzitutto per la curiosità di vedere gli aerei, ma anche poi, al cessato allarme, per l’importanza che ce ne derivava allorché un po’ tutti dipendevano dalle nostre labbra per sapere quanto fosse accaduto. Nonché, per la verità , soprattutto per un motivo segreto, e molto importante per noi, per non seguirle: in altre parole al fine di poter compiere liberamente le nostre “marachelle” – senza il pericolo di incorrere nelle sanzioni previste per legge per talune di esse – per l’intera durata dell’allarme aereo, che spesso durava a lungo.
La principale delle quali era, fra l’altro, quella di abbuffarci di frutta – placando in parte la perenne fame di quegli anni miseri e grami un po’ per tutti noi – rubandola negli orti e giardini privati delle abitazioni viciniori al rifugio rimaste perlopiù incustodite a causa dell’allarme aereo.
Enzo Pedrocco
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