Lazio

i nomi erano volti noti dell’area anarchica. Il legame con l’inchiesta “Sibilla”

All’alba sembrava una tragedia figlia dell’abbandono, uno dei tanti edifici lasciati al degrado che cedono sotto il peso del tempo. Ma con il passare delle ore, il crollo del casale in via delle Capannelle, all’interno del Parco degli Acquedotti, ha cambiato volto, trasformandosi in un caso ben più oscuro.

Ad indagare sull’accaduto, La Procura di Roma, insieme agli investigatori della Squadra Mobile. Dietro il collasso della struttura, secondo i primi elementi raccolti, potrebbe esserci stata l’esplosione accidentale di un ordigno rudimentale.

Le vittime e i sospetti

Tra le macerie sono stati recuperati i corpi di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. Non due nomi qualsiasi per chi si occupa di indagini sull’area antagonista: entrambi risultavano già attenzionati per la loro vicinanza agli ambienti anarchici insurrezionalisti.

Un passato che pesa e che, per gli inquirenti, rappresenta una chiave decisiva per interpretare quanto accaduto in quel rudere isolato.

Il dettaglio che cambia tutto

A orientare le indagini verso la pista dell’esplosivo è stato un particolare tanto crudo quanto rivelatore. Il corpo di Mercogliano presentava una lesione gravissima, compatibile — secondo gli artificieri — con una deflagrazione avvenuta a distanza ravvicinata, probabilmente mentre maneggiava un congegno.

Un elemento che ha spinto gli investigatori a escludere, almeno come causa principale, il semplice cedimento strutturale. L’ipotesi ora è che all’interno del casale fosse in corso la preparazione di una bomba artigianale, esplosa prima del tempo.

Il legame con l’inchiesta “Sibilla”

Il quadro si complica ulteriormente guardando ai precedenti dei due. Ardizzone era coinvolta nell’indagine “Sibilla”, lo stesso filone che ruota attorno alla figura di Alfredo Cospito, nome simbolo dell’anarchismo radicale in Italia.

In aula, poco più di un anno fa, aveva rivendicato apertamente la propria posizione ideologica, senza ambiguità. Anche Mercogliano, secondo gli investigatori, si muoveva nello stesso circuito, contribuendo alla rete di contatti e supporto.

Un casale isolato, possibile base operativa

Quel vecchio edificio, apparentemente dimenticato, potrebbe essere stato scelto proprio per la sua invisibilità. Un luogo lontano da controlli, dove lavorare senza attirare attenzione.

Ora gli esperti stanno analizzando ogni frammento recuperato: residui metallici, tracce chimiche, oggetti deformati dall’esplosione. Ogni elemento potrebbe raccontare cosa sia realmente accaduto pochi istanti prima del crollo.

Le domande ancora aperte

Il punto più delicato resta però un altro: cosa stavano preparando? E soprattutto, per colpire chi?

Gli investigatori stanno scavando nella rete di relazioni dei due, cercando eventuali complici o contatti recenti. Si analizzano telefoni, supporti digitali, spostamenti. L’obiettivo è capire se si trattasse di un’azione isolata o di un tassello di qualcosa di più ampio.

Intanto, dopo la bonifica dei Vigili del Fuoco, l’area resta sotto sequestro. Nessun altro è stato trovato sotto le macerie, ma il lavoro degli inquirenti è solo all’inizio.

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