Scienza e tecnologia

Crimson Desert divide la critica ma i creatori di Palworld e Ori lo sostengono apertamente

A prendere posizione è stato Thomas Mahler, CEO di Moon Studios – Ori, No Rest for the Wicker – che ha centrato un punto delicato, ossia, che per una fetta di pubblico un voto come 78 viene percepito quasi come un fallimento.

Mahler ha spiegato che, una volta pubblicate le recensioni, “78 su Metacritic” finisce per suonare a molti come un monito del tipo: “non vale la pena di giocarci“, un riflesso che secondo lui dice più sulle aspettative che sulla qualità effettiva del gioco.

Il nodo, secondo Mahler, è l’asticella sempre più elevate dell’hype. Infatti, una parte della community sperava in un nuovo Elder Ring, cioè in quel rarissimo tipo di gioco capace di ridefinire un genere videoludico. Un paragone che pesa come un macigno, perché anche giochi ambiziosi e curati rischiano di passare per “deludenti” se non diventano immediatamente un fenomeno culturale.

Nel suo intervento, il CEO di Moon Studios ha anche criticato la tendenza dell’industria a sopravvalutare tutto e subito, alimentando una spirale enorme di aspettative che poi si ritorce contro chi sviluppa.

Il suo invito è semplice e si riassume tutto nel dare tempo al team di Pearl Abyss, perché nel progetto ci sarebbe comunque parecchio da scoprire e ridefinire, invece di trasformare un buon punteggio in una sentenza.

Sulla stessa linea, ma con un tono più leggero, è arrivato John Buckley – responsabile editoriale di Pocketpair (Palworld) – che ha scritto: “il 77 di qualcuno è il 100 di qualcun altro“, aggiungendo con ironia che per altri può perfino essere “lo zero”.

Un modo diretto per ricordare che i numeri aiutano a orientarsi, ma non sostituiscono la soggettività di chi si immerge nell’esperienza di gioco.


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