Carabinieri recuperano tesoro storico Zanon
Un pezzo di storia dell’istruzione friulana torna al suo legittimo posto. I carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Udine hanno riconsegnato all’Istituto tecnico statale “Antonio Zanon”, diretto dalla professoressa Elena Venturini, un prezioso tesoro archivistico e librario, sottratto illecitamente nel corso degli anni e finito nel mercato dell’antiquariato.
Il recupero
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Udine, è il frutto di tre diverse indagini che hanno permesso di intercettare online e tra i banchi dei mercatini dell’usato tre tomi scientifici dell’Ottocento (editi tra il 1831 e il 1885) e 31 documenti d’archivio datati tra il 1870 e il 1960, tutti di proprietà della scuola di piazzale Cavedalis. I beni presentavano segni inequivocabili: timbri e diciture che riconducevano direttamente alla biblioteca e all’archivio storico dell’istituto udinese.
Tra indagini e senso civico
Se per gran parte del materiale è stato necessario il sequestro a carico di privati residenti in città e nell’hinterland, un volume del 1881 è tornato a casa grazie alla sensibilità di un cittadino. L’uomo, dopo aver trovato il tomo ereditato svuotando una vecchia casa di famiglia, ha notato i simboli dello “Zanon” e ha scelto di consegnarlo spontaneamente ai militari.

Un’istituzione storica
Fondata nel 1866 da Quintino Sella, la scuola è un pilastro della formazione regionale. Tra i suoi corridoi sono passati docenti del calibro di Carlo Sgorlon e studenti che hanno fatto la storia d’Italia, come Arturo Malignani e l’ex Governatore della Banca d’Italia, Bonaldo Stringher. Proprio per questo, il valore del recupero va ben oltre quello economico: si tratta di ricostruire l’identità documentale di un ente che ha formato la classe dirigente del territorio.
La sinergia
Il successo dell’operazione è stato garantito dalla collaborazione tra i militari, il personale docente dello “Zanon” e i funzionari della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia. “Questa restituzione conferma quanto sia capillare il contrasto al traffico illecito di beni culturali”, spiegano dal Nucleo Tpc. Non solo grandi capolavori, dunque, ma anche singoli volumi e carte d’archivio che, insieme, compongono il mosaico della nostra memoria storica.
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