riapre il fienile della Vaccareccia
Viene considerato uno dei luoghi più autentici dell’Agro romano, dove la città rallenta e lascia spazio al paesaggio, il così detto Parco della Caffarella, da oggi apre una nuova fase della sua storia. Con il recupero del fienile della Vaccareccia, prende forma un progetto che non è solo restauro, ma rinascita concreta di un patrimonio rimasto a lungo sospeso tra passato e futuro.
Siamo nella Valle della Caffarella, tra la Via Appia Antica e la Via Latina, uno dei paesaggi più suggestivi della Capitale. Qui, dove la vocazione agricola è ancora visibile tra casali e pascoli, il complesso della Vaccareccia torna lentamente a vivere, tassello dopo tassello.
Il primo segnale concreto è proprio il fienile, oggi completamente trasformato. Dove un tempo si conservava il foraggio, ora nascono spazi moderni dedicati alla produzione casearia. Non un semplice recupero architettonico, ma un cambio di funzione che guarda alla filiera corta e alla valorizzazione dei prodotti locali.
All’interno trovano posto un laboratorio per la lavorazione, ambienti per la stagionatura e un punto vendita pensato per portare direttamente ai cittadini i sapori del territorio.
Un progetto che unisce memoria e innovazione, sostenuto anche da un bando pubblico già attivo per affidare la gestione dello spazio. L’obiettivo è chiaro: evitare che resti una struttura vuota e trasformarlo invece in un luogo vivo, capace di produrre, raccontare e attrarre.
Ma il fienile è solo l’inizio. Intorno, il cantiere della Vaccareccia continua a muoversi. Il casale principale si prepara a diventare il cuore culturale dell’area, con spazi espositivi, aule per la didattica e una sala conferenze. Al piano superiore, nascerà una foresteria pensata per accogliere studiosi e ricercatori, offrendo loro un punto di appoggio immerso nella natura e nella storia.
Anche la Stalla Grande cambierà volto, trasformandosi in uno spazio per i visitatori: una sala ristoro, un bar, un’area lettura. Funzioni diverse, unite da un’unica visione: restituire questi luoghi alla città, rendendoli fruibili ogni giorno.
Dietro questo intervento, finanziato con circa 4 milioni di euro, c’è un lavoro attento di equilibrio tra conservazione e innovazione. Il rispetto delle strutture originarie si intreccia con l’introduzione di soluzioni sostenibili, secondo i criteri del protocollo GBC Historic Building, che punta a ridurre i consumi senza alterare l’identità storica degli edifici.
E la visione si allarga ancora di più. Il recupero della Vaccareccia dialoga con un progetto più ampio che riguarda l’intero sistema dell’Appia Antica.
In questo scenario si inserisce anche la riqualificazione delle sponde del fiume Almone, destinato a diventare una sorta di corridoio verde tra il parco dell’Appia e quello della Caffarella.
Un disegno che guarda lontano: non solo recuperare singoli edifici, ma costruire un vero distretto dove archeologia, natura e produzione agricola convivono. Un luogo in cui il passato non resta immobile, ma diventa risorsa viva per il presente.
Così la Caffarella, da sempre simbolo di una Roma diversa, più lenta e profonda, si prepara a diventare anche un laboratorio di futuro.
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