Tagli alla sanità, Comunità Attiva: “Chiudere i presìdi significa spezzare la vita” | isNews
I consiglieri comunali di Isernia intervengono nel dibattito in atto: “La politica non può limitarsi a commentare o ad assistere. Deve battere i pugni, pretendere atti chiari, assumersi responsabilità, compiere scelte coraggiose e visibili”
ISERNIA. Tagli alla sanità, resta alta l’attenzione sulla possibile chiusura dal Punto Nascite di Isernia e del Laboratorio di Emodinamica a Termoli. Nel dibattito in atto si registra l’intervento del gruppo consiliare del Comune di Isernia Comunità Attiva “come movimento fatto di persone — ancora prima che politico”. “Non è più tollerabile – si legge nella nota – che, a settimane alterne, passi l’idea che la vita sia un interruttore: oggi si stacca una presa, domani un’altra; oggi tocca a un presidio, domani a un altro. Come se fosse normale abituare un territorio all’instabilità, all’incertezza, alla paura.
Secondo il gruppo, a pesare ancora di più sono le promesse non mantenute. Negli anni — sottolinea Comunità Attiva — si sono susseguite rassicurazioni, impegni, ‘nessun taglio’, ‘nessuna chiusura’. Poi arrivano nuove dichiarazioni, nuovi scenari, nuove formule. E ogni volta, evidenziano i consiglieri, la fiducia si consuma un po’. Le promesse non salvano nessuno”. Le persone le salvano i presidi. E il tempo – afferma il gruppo consiliare che pone una domanda netta: “Chi risponderà del minuto che manca?”.
Comunità Attiva evidenzia come, al di là del piano fattuale — che pretende chiarezza, atti ufficiali e responsabilità — esista un punto che nessuna tabella può contenere. “Qui non stiamo discutendo di reparti come voci di una pianta organica: qui stiamo discutendo del filo della vita. Il Punto Nascita e l’Emodinamica sono collegati da un filo invisibile ma fortemente simbolico: quello della vita. Il Punto Nascita è la vita che arriva. È il primo respiro. È una madre che stringe una mano e, in quell’istante, sente il futuro farsi carne: un nome, un volto, un battito. È la certezza che domani esiste. L’Emodinamica è la vita che rischia di andare via. È il silenzio improvviso che precede la corsa. È il confine tra tornare a casa o non tornarci più. È quel momento in cui un cuore non chiede permesso: chiede tempo. E la golden hour non aspetta decreti, riunioni o conferenze”. Per il gruppo consiliare, “ipotizzare di spezzare questi due presìdi significa accettare che quel filo possa essere reciso”.
“Da un lato, proprio quando la vita nasce e dovrebbe essere accolta con sicurezza, non con ansia e distanza. Dall’altro, quando una vita chiede aiuto e non può permettersi tempi aggiuntivi, non può organizzarsi, non può sperare che un trasferimento vada bene. Spezzare su uno dei due territori questi presìdi vuol dire, simbolicamente, affermare: qui non si vive”. Comunità Attiva insiste su un punto: “In quei momenti non esistono scenari né piani di riorganizzazione: esiste un fatto brutale — in emergenza non si recupera il tempo perso”. E aggiunge: “Quando quel tempo manca, non manca un numero: manca una possibilità. Manca un ritorno a casa. Manca un abbraccio”.
Il gruppo ricorda inoltre come il territorio sia segnato da anni di difficoltà, carenze, distanze e servizi ridotti. “Termini come cessazione, sub-standard, volumi — osservano — rischiano di disumanizzare. Nell’emergenza il tempo non è una variabile organizzativa: il tempo è vita”. Nel gioco dei ruoli, riconosce Comunità Attiva, i Commissari hanno il compito di far quadrare i conti ed evitare sprechi. “Ma — avvertono — se questo significa creare un rischio da scaricare solo sulla pelle di chi vive lontano, di chi è fragile, di chi non ha alternative, allora forse ha senso fermarsi prima”.
Un richiamo netto arriva anche alla politica: “Non può limitarsi a commentare o ad assistere. Deve battere i pugni, pretendere atti chiari, assumersi responsabilità, compiere scelte coraggiose e visibili”. Il gruppo cita anche “gesti estremi pur di non far spegnere i riflettori su questo diritto”, come “un sindaco che vive in una tenda da 90 giorni, segno — sottolineano — del livello di urgenza che il Molise sta gridando”.
Infine, l’allarme su un rischio ulteriore: “alimentare una guerra tra poveri. Isernia contro Termoli. Un ospedale contro un altro. Un reparto contro un altro. Questo aut-aut — conclude Comunità Attiva — non è accettabile”. Un appello viene rivolto anche ai parlamentari molisani: “Serve la stessa voce, la stessa presenza, la stessa veemenza mostrata su battaglie nazionali”. Per il gruppo, “difendere la sanità non è una bandiera: è proteggere le persone, anche quando costa”.
“Questa non è una presa di posizione contro qualcuno — conclude il gruppo consiliare — ma per la vita. Perché se si tocca il luogo dove la vita arriva e quello dove la vita si salva, non si razionalizza: si manda un messaggio devastante. E su questo non si può mediare: il tempo, qui, è vita”.
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