Calabria

Jovanotti e gli studenti, un elogio della Magna Grecia di Catanzaro

Qualche anno prima di diventare Jovanotti, Lorenzo Cherubini lasciò la Facoltà di Lettere alla Sapienza di Roma per inseguire il suo destino. E nella logica di un destino beffardo, ieri mattina si è trovato in un’aula dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, in qualità di «prof» per incontrare gli studenti dell’ateneo. L’incontro «a tu per tu» è stato voluto dal rettore Giovanni Cuda, dal sindaco Nicola Fiorita e dall’assessore al turismo della Regione Calabria Giovanni Calabrese, che hanno ospitato il cantante nell’Auditorium della Facoltà di Medicina, dopo un sopralluogo alla Calabria Music Arena che il prossimo 22 agosto ospiterà il «Jova Summer Party».
Dopo un’assenza di quattro anni dal territorio calabrese – l’ultima volta era stata nel 2022 con il «Jova Beach Party» a Roccella Jonica – il tema principale delle domande poste dagli studenti è stato proprio il suo rapporto con la Calabria: «Ho sempre trovato nella Calabria un legame profondo, un affetto per un mondo che riesce ancora a commuovermi. È un mondo che affonda le sue radici nella Magna Graecia, nel Mediterraneo inteso come centro simbolico, dove tutto parte e tutto ritorna».
Emblematico è allora il suo ritorno sulle coste del Sud Italia dopo un anno in giro nei palasport con il suo ultimo tour: «Questo nuovo format nasce proprio con l’idea di avvicinarsi a quei territori del Sud dove spesso mancano i grandi palasport: portare la musica lì diventa quasi una necessità, oltre che una scelta artistica. Oggi la musica si sta smaterializzando e proprio per questo cresce il bisogno di ritrovarsi fisicamente, di condividere un’esperienza reale. Un po’ come accadeva nella Magna Grecia, dove la dimensione collettiva era centrale. Io credo che un concerto possa migliorarti la vita: ti fa sentire immerso negli elementi, ti attraversa con la meraviglia e lo stupore».
Ha ricordato poi i giorni passati a Scilla durante la registrazione del video-clip di «Alla Salute» (2022): «I giorni a Scilla sono stati speciali: ero circondato da un affetto autentico e immerso in un luogo unico, che ha dato ancora più significato a quel lavoro. Per me è fondamentale trovare un senso profondo in ciò che faccio». Ha spiegato poi perché, sul palco del 22 agosto, accanto a lui si esibirà anche il musicista calabrese Francesco Giannini, con una versione di «So solo che la vita» in dialetto calabrese: «Non sono cresciuto parlando dialetto, ma quando lo sento cantare ne resto sempre affascinato: nei dialetti c’è una musicalità che l’italiano spesso non riesce a restituire allo stesso modo».
Anche un passaggio sull’attualità più tragica: «Bombardare una scuola è inconcepibile. L’idea che tu possa uccidere deliberatamente degli esseri umani, dei bambini, io non posso comprenderla. Io ho solo sensazioni che mi danno sgomento. Mi fermo nel mio rifugio che è la musica, dove le cose stanno insieme in armonia».
E poi cose anche più personali: «Ho scelto di fare musica proprio perché mi permette di viaggiare, prima ancora che con il corpo. Nasce tutto da un desiderio profondo: i viaggi e la musica sono il mio modo di conoscermi e, allo stesso tempo, di dare qualcosa agli altri di profondamente mio».
In ogni canzone, nota, parola scritta su un foglio stropicciato, Jovanotti sente l’esigenza di inserire una visione personale e incoraggia i ragazzi ad avere un’idea propria mantenendola fino in fondo: «Oggi la differenza la fate voi, con le vostre idee e il vostro punto di vista. È proprio il vostro sguardo sul mondo a fare la differenza. In una realtà sempre più omologata, il rischio è che il punto di vista del singolo venga spinto verso polarizzazioni semplici. Se avete un’idea forte, mettetela in circolo: osservate come viene accolta, cosa restituisce il pubblico. Ma soprattutto, credete nel fatto che le vostre scelte individuali contano davvero. Troverete sempre qualcuno pronto a ridimensionare ciò che fate: riconoscetelo e andate avanti, perché la vita è la vostra. Il contributo più grande che potete dare al mondo è il mondo che avete dentro».


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