Emilia Romagna

Preparavano assalto a portavalori in Romagna, la banda catturata dopo un conflitto a fuoco


Stavano preparando l’assalto a un portavalori in Romagna i malviventi che, nella mattinata di mercoledì, sono stati catturati dalla Polizia di Stato dopo un conflitto a fuoco nelle campagne modenesi. Le indagini erano partite dopo che, lo scorso gennaio, un furgone blindato era stato assaltato e svaligiato a Chieti. Gli inquirente delle Squadre Mobili di Modena, Chieti, Bologna e Rimini avevano avviato un’inchiesta serrata per cercare di individuare i colpevoli nel corso della quale era emerso che la banda, proveniente da Cerignola in provincia di Foggia, stava preparando un secondo colpo che, con tutta probabilità, sarebbe dovuto avvenire in Romagna e, in particolare, nel tratto riminese dell’A14.

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All’improvviso, però, i piani del commando sarebbero cambiati scegliendo un portavalori che, da Bologna, si sarebbe dovuto muovere in direzione nord lungo l’A1. Il piano, curato nei minimi dettagli, era pronto a trasformare l’A1 in uno scenario di guerra, ma è stato sventato nella giornata di mercoledì grazie a una massiccia operazione della polizia. Le campagne di Vignola, nel modenese, sono state teatro di una scena da brivido, culminata con una sparatoria e un ferito tra le fila della polizia. Qui le forze dell’ordine hanno bloccato e arrestato 14 persone, smantellando un commando paramilitare che si sarebbe preparato ad assaltare un convoglio di mezzi blindati appartenenti a una nota società di trasporto valori, in partenza dal capoluogo emiliano e diretto a Paderno Dugnano. 

Secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, il gruppo criminale, composto quasi interamente da soggetti italiani provenienti dalle zone di Cerignola e Foggia, con la partecipazione di un cittadino albanese, era pronto a colpire con ferocia e precisione chirurgica. L’operazione, alla quale hanno partecipato anche gli inquirenti riminesi, è scattata intorno alle ore 17 nell’area artigianale di Vignola: base logistica del gruppo, infatti, sarebbe stato un appezzamento di terreno tra i capannoni dei salumifici locali e le campagne, di fatto adibito a deposito di legna, mezzi e materiali.

Durante l’operazione si sarebbe arrivati anche ad un conflitto a fuoco, come testimoniato da diversi residenti della zona che hanno sentito distintamente gli spari. Diversi malviventi si sono dati alla fuga in varie direzione, raggiungendo gli edifici e i campi circostanti, dove sono però stato bloccati dagli agenti. Durante le concitate fasi del blitz si è registrato un ferito, parrebbe lieve, tra le fila degli agenti dello Sco. La complessa irruzione ha permesso di scoprire un arsenale di altissimo livello. Nelle disponibilità degli arrestati, infatti, sono state rinvenute e sequestrate numerose armi da sparo automatiche, tra cui spiccano almeno quattro mitragliatori d’assalto modello Ak-47, oltre a polvere pirica dotata di inneschi sia manuali che elettronici.

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Per garantirsi la fuga, isolare le carreggiate e impedire l’inseguimento da parte delle forze dell’ordine, i malviventi avevano preparato tre grossi secchi pieni di chiodi a punta da spargere sull’asfalto autostradale, diverse taniche di benzina e una grande quantità di indumenti utili al travisamento durante le concitate fasi di apertura e svuotamento dei blindati. A ulteriore dimostrazione dell’elevata caratura criminale e della preparazione tecnologica della banda, è stato rinvenuto anche un potente apparecchio jammer, un inibitore di frequenze che sarebbe servito per oscurare completamente le comunicazioni telefoniche e radio durante la rapina, isolando le vittime e rallentando così l’arrivo dei soccorsi.


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