Mare e politica nella bizzarra eleganza delle isole Brioni
Un pappagallo, Koki, di 70 anni e un’elefantessa, Lanka, di quasi 54. Hotel con arredi modernisti, una mostra con un allestimento immutato da quarant’anni, una Cadillac decappottabile color ottanio del 1953 (l’unico mezzo motorizzato permesso), foto di Sophia Loren che pesca e della regina Elisabetta a bordo di uno strano autoveicolo elettrico. «Quando siamo arrivati la prima volta a Brioni ci sembrava di essere sul set di un film di Wes Anderson», scrivono Sabina e Reiner Opoku, art producer e viaggiatori che all’arcipelago di 14 isole, pressoché disabitato, al largo di Pula, in Croazia, hanno dedicato “Brioni Islands”, libro-guida pubblicato da Skira e il primo a raccontare la loro ricca e bizzarra storia. «Un’atmosfera di allegra assurdità», come efficacemente la descrivono, si rivela a chi sbarca a Brioni maggiore, la più grande delle isole con i suoi 5 km quadrati, dopo una traversata di 15 minuti di traghetto da Fasana, sulla costa continentale.
Tutto inizia negli ultimi anni dell’Ottocento, quando l’imprenditore austriaco dell’acciaio Paul Kupelwieser individua in quel piccolo gruppo di isole la possibilità di dar vita a un paradiso turistico per l’aristocrazia e l’abbiente alta borghesia europea dell’epoca. Le compra dunque per 75mila gulden (pari a circa 1 milione di euro) e dopo aver assunto quello che oggi definiremmo un landscape designer, Aloisie Zuffar, per ingentilire isole usate solo come cave dalla repubblica di Venezia, e costruito il primo hotel, non fa però i conti con la zanzara anofele, portatrice della malaria, che infestava le isole. Per debellarla chiama allora Robert Koch, il microbiologo tedesco che vincerà il premio Nobel per la medicina nel 1905.
Il progetto di Kupelwieser finalmente decolla, ospiti come Thomas Mann e James Joyce soggiornano nei nuovi hotel di assoluto lusso per l’epoca, uno persino con una piscina interna riscaldata con acqua di mare, la prima del suo genere. Vi investe anche Karl Wittgenstein, facoltoso padre del filosofo Ludwig, e si pubblica un magazine che informa sulle presenze e gli eventi sulle isole. Ma la guerra incombe, e dopo la disgregazione dell’impero degli Asburgo, Brioni inizia i suoi anni da territorio italiano: si rinnovano gli alberghi, Umberto Nordio trasforma l’ormai decadente hotel Brioni nel moderno Karmen, con arredi di design bellissimi ancora oggi. E tanta è l’eleganza emanata da quel resort che Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini nel 1946 chiameranno proprio “Brioni” la loro lussuosa sartoria maschile aperta a Roma (diventata poi il marchio di abbigliamento da uomo che conosciamo oggi).
Sono però gli anni in cui Tito è presidente della Jugoslavia quelli più interessanti per le isole Brioni: Tito le amava talmente da trascorrervi sei mesi l’anno, eleggendole a seconda capitale ideale dello stato e cuore della sua politica diplomatica e culturale. Nella Villa Bianca di Brioni maggiore, residenza di rappresentanza, ospitava politici e star dell’epoca, che conduceva personalmente a visitare spiagge e resti romani. A Brioni arrivarono negli anni i protagonisti dei Paesi non allineati, Nehru, Nasser, lo scià di Persia, Che Guevara, Hailé Selassié. Alcuni portarono in dono a Tito animali che composero uno zoo “politico”, come l’elefantessa Lanka, che era solo una cucciola quando arrivò a Brioni con Sonia Gandhi. Richard Burton e Liz Taylor sono immortalati in diversi scatti con Tito, che li portava a spasso per l’isola a bordo della sua Cadillac ottanio e che convinse l’attore gallese a interpretarlo nel film La quinta offensiva, nell’ambito della sua politica di promozione del cinema jugoslavo.
Dal 1983, tre anni dopo la morte di Tito, le isole Brioni sono diventate un parco nazionale, oggi uno dei più visitati della Croazia, con 200mila persone ogni anno che ne scoprono le storie più note e quelle più nascoste, le rovine del castrum bizantino e le impronte di dinosauri sulle rocce, provano i tavoli da ping pong anni Cinquanta sotto i pini marittimi e ordinano aperitivi guardando l’Adriatico dai bar degli storici hotel. Sono gli unici in cui si può soggiornare e se il confort è d’epoca, lo è anche il loro bizzarro fascino (chi non può rinunciare a comodità contemporanee e alla Spa ha l’opzione, a Pula, del Grand Hotel Brioni).
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