«Dai, mandami una tua foto nuda». La scoperta choc della madre
ANCONA «Ho controllato il cellulare di mia figlia, quello che ho visto mi ha sconvolto». Pensieri e parole di una mamma residente a Macerata, salita ieri mattina sul banco degli imputati nell’ambito del processo che vede sotto accusa un 60enne della provincia modenese. Gli viene contestato il reato di adescamento di minore, una contestazione per cui è titolare la procura distrettuale.
All’epoca dei fatti, nel 2023, la figlia della donna aveva 12 anni. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, l’imputato avrebbe indotto la ragazzina a mandargli foto osé. In un primo momento, i due si erano conosciuti su TikTok, poi le conversazioni era continuate con lo scambio dei numeri di cellulare su Whatsapp. Il rapporto virtuale sarebbe andato avanti per un paio di mesi, fino all’intervento della mamma di lei.
Lo choc
«Per precauzione, ogni tanto controllavo il cellulare di mia figlia» ha detto la donna davanti al giudice Maria Elena Cola e parte civile con l’avvocato Roberta Boccardo. «Ho trovato la chat che aveva con un certo Tony, all’inizio pensavo fosse un suo compagno di scuola».
E invece era tutt’altro. «Quando ho scorso la conversazione, sono rimasta sconvolta, ero spaventata. Ho visto una foto di mia figlia nuda».
La donna aveva subito chiamato il marito per andare a sporgere denuncia ai carabinieri. «Siamo andati in caserma perchè non volevamo che capitasse ad altri bambini quello che era accaduto alla mia. Le ho tolto il cellulare per un anno. Quando mia figlia ha saputo che aveva chattato con un uomo adulto, è rimasta sconvolta anche lei». La pm le ha chiesto se la figlia conoscesse l’età dell’utente conosciuto sui social: «Assolutamente no». I genitori della 12enne avevano portato le chat ai carabinieri. «Ma ho cancellato le foto, provavo vergogna» ha ribadito la donna, che ha però sostenuto di aver fatto un video delle conversazioni, poi finite nel fascicolo dl pm Marco Pucilli.
Il rapporto
Ad essere ascoltata in aula, anche la 12enne. Ha sostenuto di aver inviato all’imputato («pensavo fosse un mio coetaneo») più di una foto intima, dopo essere stata sollecitata. Lui avrebbe corrisposto con una foto in cui si vedeva il volto, che non faceva risalire alla sua vera età. Anzi, parrebbe che il file non corrisponda proprio all’identità del 60enne, difeso d’ufficio dall’avvocato Marco Proietti Mosca. Stando alla versione difensiva, non ci sarebbero tracce delle foto hot della ragazzina, né sul telefono di lei, né in quello di lui. Il processo è stato aggiornato al primo aprile. Va sciolto un nodo: se aggravare il capo d’imputazione oppure no.




